C’è un filo sottile ma potentissimo che lega la scrittura e il cinema di Cristina Comencini: è quello della memoria, dei rapporti familiari, delle ferite che restano sotto traccia e che, prima o poi, chiedono di essere ascoltate. È proprio dentro questa traiettoria narrativa che si inserisce L’epoca felice, il nuovo romanzo pubblicato da Feltrinelli, che la scrittrice e regista presenta sabato 7 marzo alle ore 18 alla Feltrinelli di Napoli, in piazza dei Martiri, dialogando con Ippolita Di Majo in un incontro aperto al pubblico fino a esaurimento posti. Un appuntamento che si annuncia di forte richiamo non solo per i lettori affezionati dell’autrice, ma anche per chi segue da anni il suo percorso artistico tra letteratura, cinema e teatro.

Al centro di L’epoca felice c’è la storia di Rosa, una donna che porta dentro di sé un vuoto, una frattura nella memoria che coincide con il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. La protagonista sa di aver perso mesi cruciali della propria vita, un tempo cancellato proprio quando la sua vitalità inquieta e fantasiosa sembrava preoccupare gli adulti che la circondavano. È un’assenza che pesa, che non si lascia neutralizzare dagli anni e che torna improvvisamente a farsi presenza attraverso una vecchia fotografia, capace di riaprire domande rimaste sospese troppo a lungo. Da quel momento, il romanzo si muove come un viaggio a ritroso nell’identità, nella famiglia, nei silenzi domestici, nella parte più autentica e ribelle di sé.
La forza del libro sta proprio nella capacità di Cristina Comencini di trasformare una vicenda privata in una riflessione più ampia e condivisibile. La memoria, in queste pagine, non è soltanto un archivio del passato, ma un territorio instabile, doloroso, a volte perfino ingannevole, nel quale si annidano omissioni, protezioni, rimozioni e desideri di verità. Rosa torna a interrogarsi su chi fosse davvero a quindici anni, su ciò che le è stato sottratto, su quel sentimento rimasto in sospeso, evocato dalla presenza di un ragazzo legato a una fotografia e a una stagione che sembrava perduta per sempre. Per ricomporre la propria storia ha bisogno delle sorelle, Margherita e Viola, figure complementari che diventano essenziali in un percorso di ricostruzione familiare e interiore.
In questo senso, L’epoca felice si inserisce perfettamente nella poetica di un’autrice che ha sempre osservato con attenzione il mondo delle relazioni, delle donne, dei legami affettivi e delle crepe che attraversano le esistenze. Cristina Comencini, nata a Roma nel 1956, ha costruito negli anni un profilo culturale di rara completezza, attraversando linguaggi diversi senza mai rinunciare alla profondità dello sguardo. Figlia del grande regista Luigi Comencini, ha esordito giovanissima come attrice e, dopo una laurea in Economia e Commercio con Federico Caffè e un’esperienza come giornalista economica e ricercatrice, ha sviluppato un percorso originale come sceneggiatrice, regista e scrittrice.
Nel cinema, il nome di Cristina Comencini è legato a titoli che hanno lasciato un segno preciso nel panorama italiano, da Zoo a I divertimenti della vita privata, da Matrimoni a Va’ dove ti porta il cuore, fino a La bestia nel cuore, film che ottenne la candidatura all’Oscar come miglior film straniero, e poi ancora Bianco e nero, Quando la notte, Latin Lover, Qualcosa di nuovo e Tornare. Anche nella scrittura narrativa il suo percorso è ricco e coerente, con romanzi che hanno saputo coniugare sensibilità psicologica e capacità di leggere le trasformazioni intime e sociali del nostro tempo. L’epoca felice prosegue questa linea, riportando al centro il rapporto tra passato e presente, tra ciò che crediamo di aver dimenticato e ciò che invece continua a lavorarci dentro.
L’incontro napoletano assume perciò un valore che va oltre la semplice presentazione editoriale. Sarà un’occasione per ascoltare la voce di un’autrice che da decenni attraversa la cultura italiana con intelligenza e rigore, ma anche per entrare nel cuore di un romanzo che parla a chiunque abbia sperimentato il peso delle cose non dette, delle verità taciute in famiglia, dei momenti della vita che sembrano dissolversi e che invece tornano a chiedere riconoscimento. Il dialogo con Ippolita Di Majo promette inoltre di aggiungere spessore e intensità a un confronto che toccherà temi universali come la crescita, il dolore, il ricordo e la possibilità di ritrovare se stessi.
Per Napoli, città da sempre attenta alla vitalità letteraria e agli incontri con gli autori, la presenza di Cristina Comencini rappresenta un appuntamento di particolare rilievo. L’epoca felice si presenta infatti come un romanzo capace di intercettare un pubblico ampio, grazie a una scrittura che unisce intensità emotiva, chiarezza narrativa e profondità psicologica. È il racconto di una donna che cerca nel passato la chiave per ricomporre il presente, ma è anche un libro che interroga il lettore sul significato stesso della memoria: non solo ciò che ricordiamo, ma anche ciò che abbiamo dovuto dimenticare per sopravvivere. Ed è proprio in questa tensione, così umana e così contemporanea, che si riconosce tutta la cifra autoriale di Cristina Comencini.
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