Un protagonista della medicina e della cultura europea del Seicento torna al centro dell’attenzione a Napoli. Marco Aurelio Severino, chirurgo, anatomista, filosofo e scienziato capace di attraversare alcune delle più profonde trasformazioni culturali della sua epoca, è il protagonista del volume di Aurelio Musi, Il «medico a rovescio». Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento, presentato oggi, lunedì 21 settembre 2026, alle 17:30 a Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli.
L’appuntamento rientra nella rassegna “Libri in Fondazione” e propone al pubblico un viaggio nella vita e nell’opera di uno degli intellettuali più originali del XVII secolo. Accanto all’autore intervengono Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, e gli scrittori Antonella Cilento e Vladimiro Bottone. A moderare l’incontro è Bianca Stranieri, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. L’ingresso a Palazzo Ricca è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Pubblicato nel 2026 da Rubbettino nella collana “Storie”, il volume di Aurelio Musi ricostruisce una biografia che va ben oltre i confini della storia della medicina. Marco Aurelio Severino, nato a Tarsia, in Calabria, nel 1580 e morto a Napoli nel 1656, emerge infatti come una figura pienamente inserita nella cultura europea del suo tempo: uno studioso capace di mettere in relazione pratica medica, osservazione della natura, filosofia, sperimentazione e confronto con le grandi correnti intellettuali del Seicento.
La definizione di “medico a rovescio” sintetizza proprio il carattere anticonvenzionale del personaggio ricostruito da Musi. Severino si muove in un mondo nel quale il sapere medico è ancora fortemente condizionato dall’autorità della tradizione, ma sceglie di attribuire un ruolo decisivo all’esperienza, all’osservazione diretta e alla pratica chirurgica. Una tensione tra sapere ricevuto e verifica concreta che contribuisce a renderlo una figura particolarmente significativa nel percorso verso la modernità scientifica.
Il legame con Napoli rappresenta uno dei punti centrali della sua esperienza umana e professionale. All’Ospedale degli Incurabili, una delle istituzioni sanitarie più importanti della città, Severino sviluppò la propria attività di chirurgo e studioso, sperimentando metodi che contribuirono a conferirgli una notevole reputazione anche al di fuori del Regno di Napoli. Intorno alla sua figura si costruì una rete di relazioni capace di raggiungere studiosi e ambienti culturali europei, trasformando Napoli in uno dei nodi di un circuito scientifico molto più ampio.
Alla formazione di Marco Aurelio Severino contribuirono anche le grandi esperienze della filosofia naturalistica meridionale. Nel suo percorso intellettuale assumono particolare rilievo Bernardino Telesio, Tommaso Campanella e Giordano Bruno, espressione di una cultura che cercava di interrogare la natura con strumenti nuovi e con una crescente attenzione all’esperienza. Severino riuscì così a collocare il mestiere del medico e del chirurgo all’interno di una riflessione più vasta sull’uomo, sul corpo e sui fenomeni naturali.
Il libro di Aurelio Musi segue Severino dalla formazione calabrese al trasferimento a Napoli, dalla pratica ospedaliera alle relazioni con l’ambiente culturale della capitale, fino ai rapporti con una vera e propria élite intellettuale transnazionale. Non mancano le pagine dedicate alle difficoltà incontrate con l’Inquisizione, alla corrispondenza con studiosi europei e al rapporto spesso complesso tra libertà della ricerca e autorità.
È proprio questa dimensione europea a rendere particolarmente interessante la figura di Severino. La sua esperienza dimostra quanto il Mezzogiorno e Napoli fossero inseriti nei grandi circuiti della cultura scientifica del Seicento. Idee, libri e persone attraversavano confini politici e geografici, costruendo reti di conoscenza nelle quali il medico calabrese seppe conquistarsi una posizione riconosciuta. La sua notorietà internazionale, peraltro, ha spesso superato quella conservata nella memoria culturale italiana.
L’ultima fase della sua vita coincide con uno degli eventi più drammatici della storia di Napoli: la peste del 1656. Severino morì in quell’anno nella città alla quale aveva legato gran parte della propria attività professionale e scientifica. La sua biografia viene così attraversata da alcuni dei grandi temi del Seicento: epidemie, trasformazioni della medicina, conflitti religiosi e culturali, nascita di nuovi metodi di indagine e progressivo superamento di un sapere fondato esclusivamente sull’autorità dei testi.
Attraverso Il «medico a rovescio». Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento, Aurelio Musi restituisce dunque non soltanto il profilo di un medico, ma il ritratto di un intellettuale complesso, sospeso tra tradizione e innovazione. La medicina diventa una chiave attraverso la quale osservare un’intera epoca e comprendere il difficile passaggio verso un sapere fondato sempre più sull’esperienza, sull’indagine e sul confronto critico.
La scelta della Fondazione Banco di Napoli di dedicare a questo volume un appuntamento della rassegna “Libri in Fondazione” si inserisce in una più ampia attività di valorizzazione della memoria storica e culturale di Napoli e del Mezzogiorno. Palazzo Ricca diventa così non soltanto luogo di conservazione della memoria, ma spazio di discussione nel quale il passato può essere riletto alla luce delle domande del presente.
Per Orazio Abbamonte, ospitare autori, studiosi e lettori nelle sale della Fondazione significa dare nuova vita a luoghi che custodiscono una parte essenziale della memoria civile del territorio. Il libro dedicato a Marco Aurelio Severino appare particolarmente coerente con questa impostazione, perché riporta alla luce una personalità meridionale capace di costruire legami culturali ben oltre i confini geografici della propria terra.
Anche la presenza di Antonella Cilento assume un significato particolare: la scrittrice si è già confrontata con la figura di Severino e con l’universo culturale del Seicento napoletano, contribuendo a riportare il personaggio all’attenzione di un pubblico più vasto. La presentazione diventa quindi occasione per incrociare storia, letteratura, medicina e divulgazione, mostrando come la vita di uno scienziato vissuto quattro secoli fa possa ancora offrire prospettive sorprendenti per comprendere Napoli e l’Europa.
A distanza di oltre tre secoli e mezzo dalla morte, Marco Aurelio Severino continua così a interrogare studiosi e lettori. La sua vicenda dimostra come innovazione scientifica, pensiero critico e circolazione internazionale delle idee non siano caratteristiche esclusivamente contemporanee. Nel cuore del Seicento, tra Calabria e Napoli, un “medico a rovescio” aveva già scelto di mettere esperienza e osservazione al centro della propria ricerca.
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