La sanità campana entra in una fase decisiva e, secondo gli internisti, non può permettersi di rallentare. Dopo l’uscita della Campania dal Piano di rientro sanitario, avvenuta con il via libera del Ministero della Salute e del MEF, si apre infatti una stagione nuova per l’organizzazione dell’assistenza pubblica regionale. Una stagione che dovrà misurarsi con nodi strutturali ancora irrisolti: il sovraccarico dei Pronto Soccorso, la difficoltà nel turn over dei posti letto, la gestione dei pazienti cronici e fragili, la mobilità sanitaria passiva e la necessità di rafforzare davvero il collegamento tra ospedale e territorio.

È questo il messaggio emerso dal Congresso Regionale della SIMI Campania, la Società Italiana di Medicina Interna, che si è svolto all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Al centro del confronto scientifico annuale non solo le urgenze organizzative della sanità regionale, ma anche le grandi sfide cliniche che stanno trasformando il lavoro quotidiano degli internisti: le patologie cardio-nefro-metaboliche, la medicina d’urgenza, la presa in carico dei pazienti oncologici, l’obesità, l’invecchiamento della popolazione e la crescente complessità dei malati ricoverati nei reparti di medicina interna.
A indicare la priorità è stato Agostino Buonauro, presidente di SIMI Campania, che ha richiamato la necessità di tradurre la nuova autonomia di spesa in investimenti concreti sulla sanità pubblica. L’uscita dal commissariamento, ha spiegato, deve consentire di sbloccare fondi per l’edilizia ospedaliera, favorire nuove assunzioni e migliorare i Livelli Essenziali di Assistenza. La Campania, infatti, continua a scontare criticità pesanti, tra cui uno dei saldi negativi più elevati in Italia per mobilità sanitaria interregionale passiva, con molti cittadini costretti ancora a cercare cure fuori regione.
Il punto centrale, secondo gli internisti, è il rafforzamento della continuità assistenziale. La gestione frammentata del paziente cronico complesso produce ricoveri impropri, degenze prolungate e difficoltà nelle dimissioni. Per questo la riforma del rapporto tra ospedale e territorio deve diventare operativa, assegnando alla medicina interna un ruolo di filtro, coordinamento e presa in carico nei nuovi modelli organizzativi, a partire dalle Case di Comunità e dagli Ospedali di Comunità. L’internista, in questa prospettiva, può diventare la figura clinica capace di leggere la complessità del paziente fragile, spesso affetto da più patologie contemporaneamente, evitando accessi inutili in ospedale e migliorando la qualità del percorso assistenziale.
Il tema dei Pronto Soccorso resta tra i più delicati. La SIMI Campania invita a non affidarsi a soluzioni semplicistiche, come il ticket da 25 euro per i codici bianchi introdotto dal primo gennaio 2026. Secondo Buonauro, non sarà il pagamento per i casi non gravi a decongestionare realmente i reparti di emergenza. Le cause del sovraccarico sono molto più profonde e riguardano la carenza di alternative territoriali, la difficoltà dei cittadini a trovare risposte rapide fuori dall’ospedale e l’insufficiente integrazione tra medicina generale, specialistica, strutture intermedie e reparti ospedalieri.
I dati discussi al congresso confermano la pressione sul sistema. In Campania circa il 70% degli accessi totali nei Pronto Soccorso è costituito da codici bianchi e verdi, quindi da situazioni non urgenti o a bassa priorità. Tra il 22% e il 25% degli accessi complessivi viene considerato improprio, perché relativo a prestazioni che potrebbero trovare risposta sul territorio. A questo si aggiunge un’altra criticità: la Campania è al primo posto in Italia per deficit di medici nei Pronto Soccorso, con una carenza stimata di circa 800 professionisti di medicina d’emergenza-urgenza.
In questo scenario, la medicina interna può svolgere una funzione strategica. Gli ambulatori di complessità, la telemedicina e gli ambulatori post-dimissione rappresentano strumenti essenziali per evitare che l’ospedale diventi l’unico punto di riferimento per ogni bisogno di salute. Il vero imbuto, ha sottolineato Buonauro, si crea spesso dopo la dimissione: molti pazienti anziani e fragili restano in reparto più del necessario perché mancano percorsi territoriali chiari, posti disponibili nelle strutture a bassa intensità o risposte adeguate per famiglie e caregiver. Questo blocca letti destinati agli acuti, rallenta il ricambio nei reparti e aumenta anche il rischio di infezioni ospedaliere per i pazienti più vulnerabili.
La trasformazione demografica rende il problema ancora più urgente. L’invecchiamento della popolazione campana sta modificando la domanda di salute e nei reparti di medicina interna l’indice medio di saturazione dei posti letto è già intorno al 90%, pur con una degenza media efficiente, inferiore ai sette giorni. Il problema, dunque, non è soltanto la permanenza in ospedale, ma la possibilità di costruire un dopo-ricovero sicuro, organizzato e realmente accessibile.
Ampio spazio, durante il Congresso Regionale SIMI Campania, è stato dedicato anche alle patologie cardio-nefro-metaboliche, indicate come una vera epidemia silenziosa. Queste malattie, che coinvolgono cuore, reni e sistema metabolico, rappresentano oltre il 65% delle patologie internistiche e in Campania interessano più di un milione di cittadini. Il loro impatto non è soltanto clinico, ma anche economico e organizzativo, perché richiedono percorsi integrati, controlli continuativi e una forte capacità di prevenzione.
Strettamente collegato a questo quadro è il tema dell’eccesso ponderale. La Campania conserva un primato particolarmente critico: il 50,6% degli adulti è in sovrappeso o obeso e oltre il 43% dei bambini presenta problemi di peso. Per gli internisti, affrontare obesità e malattie metaboliche significa agire su una delle principali emergenze sanitarie del presente, favorendo l’accesso alle terapie farmacologiche innovative, alla chirurgia bariatrica quando indicata e a percorsi multidisciplinari capaci di intervenire prima che le complicanze diventino irreversibili.
Il congresso ha inoltre affrontato le sfide della medicina d’urgenza, la gestione del paziente oncologico e il trattamento di patologie come enfisema, delirium e anemia sideropenica. Temi diversi, ma uniti da un elemento comune: la necessità di un approccio clinico globale, capace di guardare al paziente nella sua interezza e non come somma di singole malattie. È proprio questa, secondo la SIMI, la vocazione della medicina interna: formare professionisti in grado di orientarsi nella complessità, dialogare con più specialità e garantire continuità alle cure.
Per Agostino Buonauro, l’obiettivo resta diffondere la cultura della medicina interna, soprattutto tra i colleghi più giovani, attraverso formazione, aggiornamento scientifico e confronto con esperti nazionali. Una missione che oggi assume un valore ancora più ampio, perché la qualità della sanità campana dipenderà anche dalla capacità di costruire un sistema meno frammentato, più vicino ai cittadini e più attento ai pazienti fragili.
La sfida, in definitiva, è trasformare l’uscita dal Piano di rientro in una reale occasione di rilancio. Senza una riforma concreta del continuum ospedale-territorio, i Pronto Soccorso continueranno a essere il punto di approdo di bisogni che potrebbero essere intercettati prima e meglio. Con un territorio più forte, una medicina interna valorizzata e percorsi post-dimissione realmente funzionanti, la Campania può invece ridurre la pressione sugli ospedali, migliorare l’assistenza ai pazienti cronici e fragili e rafforzare la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica regionale.
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