La stretta sulle auto con targa estera prova a cambiare passo, ma potrebbe non colpire il cuore del problema. Nel testo-base del nuovo Codice della strada inviato alle associazioni di settore, secondo quanto riportato nel documento all’origine della notizia, compare l’ipotesi di obbligare i veicoli stranieri che circolano stabilmente in Italia a dotarsi di una copertura assicurativa rilasciata da una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel nostro Paese. L’obiettivo è ricondurre premi, imposte e controlli nell’ordinamento nazionale, contrastando quella che viene comunemente definita esterovestizione dei veicoli: mezzi utilizzati di fatto in Italia, ma immatricolati all’estero per sfruttare condizioni economiche o amministrative più favorevoli.
Il fenomeno è diventato particolarmente visibile a Napoli e in Campania, dove l’espressione “targhe polacche” è ormai entrata nel linguaggio quotidiano. Dietro quella formula, però, non c’è soltanto una targa diversa da quella italiana. Molti casi riguardano veicoli formalmente intestati a società estere e concessi a residenti italiani attraverso contratti di noleggio, leasing o comodato. Il vantaggio percepito nasce soprattutto dal divario tra i costi della Rc auto applicati in alcune aree italiane e quelli praticati in altri Paesi europei, oltre che dalla diversa incidenza di tasse, revisioni e adempimenti.
La proposta arriva dopo una serie di interventi già messi in campo. Dal 2022 è operativo il REVE, il Registro dei veicoli esteri gestito dall’ACI, nel quale devono essere annotate determinate situazioni di disponibilità prolungata in Italia di automobili, motocicli e rimorchi immatricolati fuori dal Paese. Le regole distinguono la proprietà del mezzo, la residenza dell’utilizzatore e la durata dell’impiego: per esempio, il residente in Italia che usa per più di trenta giorni nell’anno un veicolo intestato a un soggetto estero deve poter dimostrare il titolo e la durata dell’utilizzo. Nel maggio 2026 sono inoltre entrate nel perimetro applicativo nuove disposizioni sull’Imposta provinciale di trascrizione per le formalità REVE. A questo si aggiunge la circolare del Ministero dell’Interno del 13 agosto 2026, che ha messo a disposizione delle forze di polizia i portali polacchi utili a verificare veicoli, coperture assicurative e patenti.
Secondo i dati richiamati nel testo fornito, i veicoli con targa straniera presenti sul territorio nazionale sarebbero circa 53 mila e ben 35 mila risulterebbero concentrati nell’area napoletana. Numeri che spiegano perché il tema non sia più considerato marginale. La questione coinvolge la sicurezza stradale, la corretta identificazione dei responsabili in caso di incidente, l’effettiva validità delle polizze, la possibilità di riscuotere sanzioni e tributi e, più in generale, l’equità tra chi sostiene tutti i costi connessi a un veicolo immatricolato in Italia e chi riesce a utilizzare stabilmente un mezzo straniero.
È su questo punto che interviene Angelo Coviello, amministratore delegato di IGB Broker. Il broker napoletano ritiene che l’obbligo di rivolgersi a un’impresa autorizzata a operare in Italia rischi di produrre un risultato inferiore alle attese. La Polonia appartiene all’Unione europea e una compagnia stabilita in uno Stato membro può operare nel mercato unico secondo le regole europee, anche attraverso la libertà di prestazione dei servizi o il diritto di stabilimento. Per Coviello, quindi, concentrare l’intervento sul luogo in cui ha sede l’assicuratore non elimina automaticamente la convenienza economica che alimenta il fenomeno.
Il nodo vero sarebbe piuttosto la qualificazione della circolazione. Un’auto straniera che entra in Italia per turismo, lavoro o un soggiorno limitato non può essere trattata allo stesso modo di un veicolo che resta per anni sul territorio nazionale, viene guidato quotidianamente da un residente e non torna nel Paese di immatricolazione neppure per gli adempimenti periodici. Da qui la proposta di distinguere in modo netto la presenza temporanea dall’uso permanente e di assoggettare quest’ultimo alla disciplina fiscale, assicurativa e amministrativa italiana.
Nella lettura di Coviello, servirebbe una sorta di principio di equipollenza: quando l’utilizzo continuativo rende il veicolo sostanzialmente italiano, anche gli obblighi dovrebbero diventare italiani. Un sistema di autorizzazione a tempo, con limiti chiari e senza rinnovi automatici, potrebbe impedire che un contratto estero venga usato indefinitamente per aggirare le regole. In questo modo il controllo non si fermerebbe alla presenza formale di una polizza valida, ma verificherebbe la reale natura del rapporto tra proprietario, società di noleggio e utilizzatore.
Resta poi il tema delle revisioni e della documentazione. Coviello richiama l’attenzione sui mezzi che, pur risultando immatricolati in Polonia, non avrebbero mai lasciato l’Italia e non sarebbero mai stati sottoposti a revisione nel Paese d’origine. Se gli accertamenti dimostrassero che il contratto, l’intestazione o gli altri documenti sono simulati, non si sarebbe più davanti a una semplice irregolarità amministrativa. In presenza di ipotesi di reato spetterebbe alla magistratura valutare le singole posizioni e, nei casi previsti dalla legge, potrebbe scattare anche il sequestro del veicolo. È importante, tuttavia, evitare automatismi: ogni provvedimento deve poggiare su verifiche concrete e sul rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
Il dibattito sul nuovo Codice della strada si gioca dunque sulla capacità di trasformare un divieto facilmente eludibile in una disciplina fondata su durata, residenza, disponibilità effettiva del mezzo e tracciabilità del contratto. Il REVE e i nuovi strumenti digitali di controllo rappresentano una base importante, ma da soli non bastano se i dati non dialogano tra loro o se la permanenza reale del veicolo non viene ricostruita con precisione. Controlli coordinati tra forze dell’ordine, ACI, autorità assicurative e amministrazioni estere potrebbero rendere più difficile nascondere dietro una targa europea un utilizzo interamente italiano.
La sfida, in definitiva, è trovare un equilibrio tra la libertà di circolazione garantita nell’Unione europea e la necessità di impedire abusi. Nessuno può presumere che un’auto con targa polacca sia irregolare solo per la sua provenienza; allo stesso tempo, la libertà europea non può diventare uno schermo per sottrarsi stabilmente a imposte, revisioni, tariffe e responsabilità del Paese in cui il mezzo viene davvero utilizzato. È questa la linea indicata da Coviello: spostare l’attenzione dalla nazionalità della compagnia assicurativa alla sostanza della circolazione. Se il testo definitivo non chiarirà questo passaggio, la stretta sulle targhe polacche rischierà di restare un annuncio più forte dei suoi effetti reali.
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