di Alessia Assediato
L’Università Suor Orsola Benincasa è stata il primo ateneo in Campania a far partire gli eventi de “Le Università per Giulio”, l’iniziativa promossa dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto di Giulio Regeni. Un’iniziativa che ha coinvolto in Italia 76 università e 15mila persone in due mesi di incontri e proiezioni sulla libertà di ricerca. Al Suor Orsola la proiezione del docufilm sulla storia di Regeni,
“Tutto il male del mondo” è stata preceduta da una mattinata di riflessione intensa e partecipata che ha riportato al centro il valore della libertà di ricerca e della tutela dei diritti umani ed è stata aperta dagli interventi della Prorettrice, Paola Giordano, e del direttore del Dipartimento di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione, Enricomaria Corbi. “Non abituatevi alle stragi e al disprezzo della vita umana”, ha spiegato Corbi agli studenti, mettendoli in guardia dal rischio di normalizzare la brutalità e dal rischio della progressiva assuefazione alla violenza.
Un richiamo forte, accompagnato dalla citazione di Francesco Guccini: «Ancora non è contento di sangue la belva umana». Nel suo intervento Paola Giordano ha ricordato come Giulio Regeni sia diventato simbolo della lotta per la verità e per la libertà della ricerca, soffermandosi sul coraggio dei genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, impegnati da anni nella battaglia per la giustizia e per mantenere viva la memoria del figlio.
Prima della proiezione, il consigliere di Stato Sergio Zeuli ha approfondito il quadro geopolitico e giudiziario del caso Regeni, ricostruendo il clima dell’Egitto post-Primavera araba, tra la caduta di Hosni Mubarak, l’ascesa di Mohamed Morsi e il consolidamento del potere di Abdel Fattah al-Sisi. Zeuli ha evidenziato come il ricercatore si sia trovato nel mezzo di tensioni tra apparati di sicurezza mentre conduceva la sua ricerca sui sindacati indipendenti egiziani, sottolineando inoltre le difficoltà investigative dovute alla mancata cooperazione delle autorità del Cairo nel procedimento ancora in corso a Roma contro quattro alti ufficiali dei servizi segreti egiziani.
La proiezione del docufilm ha ripercorso le ultime settimane di Regeni al Cairo, già attenzionato dai servizi di sicurezza egiziani. Giulio era rientrato temporaneamente in Italia prima di tornare in Egitto nel gennaio 2016 per completare la sua ricerca. Un ritorno che si sarebbe dovuto concludere a marzo, ma che è stato spezzato dalla sua scomparsa il 25 gennaio, anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir. Il documentario ha ricostruito le indagini italiane, il processo a Roma e le numerose zone d’ombra ancora irrisolte sulla vicenda.
“La memoria di Giulio non si onora con la retorica, ma restando vigili e continuando a cercare la verità”, ha concluso Zeuli alla fine del documentario, lasciando nell’aula un silenzio denso e sospeso. Un silenzio attraversato dalle parole della madre di Giulio: «Perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui?». Una domanda che attraversa il documentario e che, ancora oggi, continua a interrogare coscienze, istituzioni e il senso stesso della libertà di ricerca.
Brevissimo riassunto SEO: Al Suor Orsola Benincasa di Napoli l’iniziativa “Le Università per Giulio” ricorda Giulio Regeni con il documentario “Tutto il male del mondo”, rilanciando il valore della libertà di ricerca, dei diritti umani e della ricerca della verità.
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