La nuova sfida dell’Ente Idrico Campano passa dal completamento degli affidamenti del servizio idrico integrato e dalla necessità di evitare che la Campania proceda a velocità diverse nella gestione di una risorsa essenziale come l’acqua. Dopo il lavoro avviato sul risanamento ambientale del fiume Sarno con il programma Energie per il Sarno, nato dalla sinergia tra Regione Campania, Ente Idrico Campano e soggetto gestore Gori, l’attenzione si sposta ora sulla solidità dei gestori, sulla capacità di investimento e sulla costruzione di un modello unitario, efficiente e moderno per tutto il territorio regionale.
Il tema è stato al centro della seconda giornata del Green Med Expo & Symposium di Napoli, dove l’Ente Idrico Campano ha promosso il congresso “Gestione della risorsa idrica, dalla norma all’attuazione”, ospitato nella sala convegni allestita all’interno del proprio stand. Un confronto tra alcune delle principali figure del settore idrico, chiamate a discutere non solo di norme e procedure, ma soprattutto della capacità concreta di trasformare la governance dell’acqua in servizi migliori per cittadini, imprese e territori.
Il punto centrale riguarda il rischio di un vero e proprio “digital divide dell’acqua”. L’espressione, utilizzata dal direttore generale Giovanni Marcello, fotografa una possibile frattura interna alla Campania: da un lato territori nei quali l’iter di affidamento si è concluso con successo e che possono beneficiare di una gestione più stabile, programmata e capace di attrarre investimenti; dall’altro aree ancora costrette a inseguire, con il pericolo di accumulare ritardi infrastrutturali, gestionali e tecnologici sempre più difficili da colmare.
La questione non è soltanto amministrativa. Completare gli affidamenti significa mettere i gestori nelle condizioni di pianificare interventi, migliorare reti e impianti, ridurre dispersioni, rafforzare il controllo della qualità del servizio e garantire una visione finanziaria sostenibile. Senza questo passaggio, il servizio idrico integrato rischia di restare frammentato, con differenze territoriali che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità e sulla competitività dei sistemi locali.
Il percorso intrapreso dall’Ente Idrico Campano si inserisce in una fase più ampia di riorganizzazione della gestione dell’acqua in Campania. Il modello richiede collaborazione istituzionale, capacità tecnica, programmazione degli investimenti e una governance in grado di accompagnare i territori più fragili verso standard più elevati. L’obiettivo è evitare che la qualità del servizio dipenda dalla posizione geografica o dalla velocità con cui singole aree riescono a completare i propri iter amministrativi.
In questo quadro, il programma Energie per il Sarno rappresenta un riferimento importante. Il risanamento ambientale del fiume Sarno è infatti uno degli interventi più significativi per la tutela delle acque, la riqualificazione ambientale e il recupero della balneabilità delle coste. Il progetto dimostra come la collaborazione tra enti, istituzioni e gestori possa produrre risultati concreti quando è sostenuta da una visione comune e da una programmazione coerente.
Durante il convegno “Il nuovo Mare”, svoltosi mercoledì 27, è emerso con forza il ruolo strategico degli enti di governo d’ambito nel recupero ambientale e nella valorizzazione delle coste. Il presidente di ANEA, Luca Mascolo, ha rilanciato la proposta dell’istituzione di un Ministero dell’Acqua, sottolineando la necessità di dare al tema una centralità politica, amministrativa e strategica nazionale. L’esperienza del Sarno, secondo questa impostazione, può diventare un metodo replicabile in altri territori segnati da criticità ambientali e infrastrutturali.
Dopo Castellammare di Stabia, il nuovo orizzonte indicato è quello del Litorale Domitio, un’area dal grande valore ambientale, turistico e sociale, ma ancora bisognosa di interventi strutturali per essere pienamente tutelata e resa fruibile. Il prossimo progetto, Energie per Lago Patria, conferma la volontà di estendere il metodo già sperimentato sul Sarno ad altre aree strategiche della Campania, collegando il tema della depurazione, della qualità delle acque e della valorizzazione costiera.
La gestione dell’acqua, dunque, non riguarda soltanto tubature, reti e impianti. È una questione di equità territoriale, sostenibilità ambientale, salute pubblica, sviluppo economico e qualità della vita. Superare il digital divide dell’acqua significa garantire a tutti i territori campani le stesse opportunità di accesso a un servizio moderno, efficiente e controllato. Significa anche impedire che i ritardi amministrativi si trasformino in disuguaglianze permanenti.
La sfida dell’Ente Idrico Campano è ora quella di completare il percorso degli affidamenti, rafforzare la capacità di investimento dei gestori e consolidare una governance capace di tenere insieme tutela ambientale, innovazione, programmazione e servizio ai cittadini. In una regione complessa come la Campania, l’acqua diventa così una delle grandi prove di maturità istituzionale: dalla sua gestione dipende non solo l’efficienza di un servizio pubblico essenziale, ma anche la possibilità di costruire un modello di sviluppo più giusto, sostenibile e omogeneo.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



