di Alessandra Desideri
L’intelligenza artificiale è entrata ormai con decisione anche nel settore bancario. Automazione dei processi, analisi dei dati, assistenza alla clientela sono alcune delle attività che evidenziano che il cambiamento è profondo e strutturale. La trasformazione digitale si inserisce in un contesto già segnato da tempo da profonde riorganizzazioni che hanno portato a riduzione degli sportelli bancari, accorpamenti o fusioni, nuovi modelli di servizio, progressiva riduzione del personale.
Quali sono le implicazioni per chi lavora nelle banche? Ne parliamo con Valerio Fabi, Segretario Generale Aggiunto di UNISIN/CONFSAL con delega alla Formazione.
Segretario Fabi, l’intelligenza artificiale non rappresenta più una prospettiva futura ma è una realtà. Che fase stiamo vivendo oggi nel settore bancario?
Siamo ormai in una fase di transizione concreta, non più solo teorica. Le banche stanno sempre più introducendo strumenti di intelligenza artificiale soprattutto per aumentare l’efficienza operativa e la velocità dei processi. Questo però va ad incidere direttamente sull’organizzazione del lavoro, sulle competenze richieste e sui carichi professionali, proprio quegli ambiti in cui il sindacato deve esercitare il proprio ruolo di tutela e di proposta.
Quali rischi per le lavoratrici e i lavoratori?
Come in tutti i momenti in cui si introducono innovazioni, anche in questo c’è il rischio concreto che le lavoratrici e i lavoratori vedano l’intelligenza artificiale come una vera e propria minaccia perché potrebbe sostituire alcuni “lavori”, specialmente quelli che richiedono compiti ripetitivi o che possono essere facilmente automatizzati. Potrebbero, quindi, temere di perdere il loro lavoro a causa di questa innovazione in grado di cambiare il modo in cui svolgono la loro attività lavorativa, richiedendo loro di acquisire sempre nuove competenze per operare con le macchine e interagire con l’IA. Questa percezione potrebbe rappresentare un problema soprattutto per chi non è abituato alla tecnologia, chi non è ha le competenze necessarie per adattarsi ai cambiamenti, per chi si trova a fine percorso lavorativo. Di conseguenza, l’intelligenza artificiale potrebbe essere percepita quasi come un nemico da coloro che non si sentono preparati per affrontare questo nuovo futuro del mondo del lavoro temendo di non essere in grado di tenere il passo con i cambiamenti e quindi di perdere il lavoro a causa dell’automatizzazione. La paura di non essere all’altezza delle esigenze della tecnologia può diventare un vero e proprio peso psicofisico accentuando la percezione di un futuro professionale incerto.
Il rischio è reale ed è presente quando le cose cambiano senza che le persone siano davvero coinvolte e il cambiamento viene calato dall’alto. Se l’innovazione non è accompagnata da trasparenza e confronto, può generare incertezza.
Cosa può fare il sindacato?
Il nostro obiettivo come sindacato è quello di cercare di evitare che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento di compressione del lavoro o di svalutazione delle professionalità. La tecnologia deve supportare le persone, non sostituirle senza una visione sociale.
Qual è, in questo contesto, il ruolo della contrattazione collettiva?
Il CCNL del credito è un punto di riferimento importante. Il contratto già include aspetti come la formazione continua, la riqualificazione professionale e l’importanza delle persone che lavorano. L’introduzione dell’intelligenza artificiale rende questi temi ancora più importanti oggi. E’ necessario, tuttavia, avere la possibilità di un’interpretazione del contratto in modo flessibile per poter gestire con maggiore velocità i cambiamenti nell’organizzazione dovuti alle nuove tecnologie. Il CCNL del credito, che prevede l’attivazione concreta di una cabina di regia sull’innovazione, deve essere visto come uno strumento che può adattarsi alle esigenze del momento. La formazione continua e la riqualificazione professionale sono fondamentali per aiutare le persone che lavorano a stare al passo con le nuove tecnologie. In questo modo, il contratto può continuare a essere un presidio fondamentale per le lavoratrici e i lavoratori del credito.
Anche nella nuova piattaforma di rinnovo che è in fase di ultimazione, ci saranno molti aspetti dedicati alla tutela diretta ed indiretta delle lavoratrici e lavoratori circa le evoluzioni correlate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Formazione e competenze: siamo pronti?
La formazione deve essere una parte fondamentale e continua del nostro percorso lavorativo.
L’intelligenza artificiale sta cambiando i profili professionali e richiede nuove competenze, non solo tecniche, ma anche la capacità di interpretare e di relazionarsi con gli altri.
Il contratto collettivo nazionale di lavoro del nostro settore sottolinea che la formazione è un diritto che può essere esercitato: questo principio deve essere tradotto in percorsi formativi reali, accessibili e di alta qualità.
Investire sulle persone è l’unico modo per rendere l’innovazione veramente sostenibile nel tempo.
C’è anche un tema di responsabilità e controllo degli strumenti di IA?
Certo. Quando un sistema automatizzato influenza decisioni che riguardano clienti e lavoratori, non è possibile affidare la responsabilità solo ad un algoritmo. È sempre necessario avere un controllo umano. Questo è un aspetto che noi, come UNISIN, consideriamo fondamentale: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve essere trasparente, controllabile e coerente con i principi etici e professionali che guidano il settore bancario.
Quale messaggio UNISIN vuole mandare alle lavoratrici e ai lavoratori del credito?
Il cambiamento non va subito, va governato. L’intelligenza artificiale non è neutra: dipende da come viene utilizzata. Il sindacato continuerà a lavorare affinché l’innovazione sia compatibile con la dignità del lavoro, con la qualità dell’occupazione e con i diritti sanciti dal contratto nazionale.
