La Biennale di Venezia sceglie Napoli per presentare il numero 1/2026 della sua Rivista, Alfabeti / Alphabets, in un appuntamento che si annuncia come uno dei momenti culturali più significativi di questa primavera. L’incontro è in programma lunedì 13 aprile 2026, alle ore 19, al Teatro Mercadante, con ingresso libero, e porterà al centro della scena un tema tanto essenziale quanto attuale: la parola, intesa non solo come strumento di comunicazione, ma come origine del pensiero, gesto creativo, spazio critico e dispositivo capace di attraversare tutte le arti.

A dialogare attorno al volume saranno Roberto Andò, direttore artistico del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, e Debora Rossi, direttore editoriale della Rivista e responsabile dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia. La loro conversazione accompagnerà il pubblico dentro il senso profondo di una pubblicazione che non si limita a rilanciare un marchio editoriale prestigioso, ma restituisce voce a una tradizione culturale rimasta silente per oltre mezzo secolo. Il nuovo numero, infatti, si colloca in continuità ideale con la storica Rivista della Biennale, richiamando il numero pubblicato nell’ottobre del 1951 e segnando la rinascita di un progetto editoriale fermo da più di cinquant’anni.
Il cuore di Alfabeti / Alphabets è il linguaggio, affrontato come fondamento dell’esperienza umana e artistica. La parola, nella visione proposta dalla Rivista, non è semplice mezzo espressivo, ma luogo in cui si costruisce il senso, si organizza il pensiero e si apre una relazione con il mondo. Non è casuale che il volume si apra con una citazione di Martin Heidegger tratta da Parmenide, evocata come chiave interpretativa per leggere la scrittura come pratica originaria, punto di incontro tra gesto e pensiero, tra voce e costruzione del significato. In questo quadro, la Rivista si presenta come un laboratorio culturale che rimette al centro la riflessione critica in un tempo dominato dalla velocità, dalla frammentazione digitale e dalla continua trasformazione dei codici comunicativi.
Il numero raccoglie contributi di studiosi, artisti e protagonisti della scena culturale internazionale, offrendo uno sguardo ampio e plurale sul tema del linguaggio. Tra gli assi di riflessione emergono il rapporto tra linguaggio e potere, le mutazioni della parola nell’epoca digitale, il dialogo tra testo e immagine nel cinema, il valore della traduzione come pratica interpretativa e il ruolo della lingua come forma di resistenza nei contesti totalitari. È una mappa intellettuale vasta, che mette in connessione discipline e sensibilità diverse, confermando la vocazione interdisciplinare della Biennale e la volontà di fare della Rivista uno spazio vivo, non celebrativo, capace di interrogare il presente e di misurarsi con le grandi questioni della contemporaneità.
A rendere ancora più ricca questa pubblicazione è anche il forte dialogo tra parola e immagine. Saggi e conversazioni sono infatti accompagnati da un apparato iconografico costruito con materiali provenienti dall’Archivio Storico della Biennale, da istituzioni internazionali e da contributi di artisti e autori. La copertina ospita un’opera di Raymond Hains e Camille Bryen, mentre sull’aletta compare un progetto di Joan Miró, segni concreti di una linea editoriale che non separa i linguaggi ma li mette in tensione reciproca. La rivista, pensata esclusivamente in formato cartaceo e con cadenza trimestrale, si propone così come un oggetto editoriale curato, colto e aperto alla sperimentazione grafica, destinato a mettere in relazione arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema, ma anche moda, scienze e letteratura.
La scelta di Napoli per questa presentazione ha un valore che va oltre il calendario degli eventi. Portare Alfabeti / Alphabets al Teatro Mercadante significa inscrivere la rinascita della Rivista in una città dalla forte identità culturale, teatrale e letteraria, capace di accogliere e rilanciare riflessioni sui linguaggi dell’arte e della contemporaneità. L’appuntamento napoletano diventa così anche un gesto simbolico: la Biennale di Venezia, istituzione centrale della cultura europea, incontra il pubblico del Sud in uno spazio emblematico, aprendo un dialogo diretto con una comunità di spettatori, studiosi, artisti e lettori.
C’è poi una dimensione storica che rende questa rinascita ancora più significativa. La Rivista della Biennale di Venezia nasce nel 1950, sull’onda del successo della XXIV Esposizione Internazionale d’Arte del 1948, come organo ufficiale di promozione delle attività dell’Ente. Fin dall’inizio si distingue per qualità editoriale, grande formato, cura grafica e ricchezza iconografica. Il primo numero esce nel luglio 1950 sotto la direzione responsabile di Elio Zorzi, con un comitato editoriale guidato da Giovanni Ponti e Rodolfo Pallucchini. In una seconda fase, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, la direzione viene affidata a Umbro Apollonio, che imprime alla testata un orientamento meno accademico e più vicino alle nuove generazioni artistiche e al dibattito critico contemporaneo. Questa traiettoria si interrompe negli anni Settanta, quando la pubblicazione viene sostituita dagli Annuari diretti, a partire dal 1975, da Wladimiro Dorigo. Oggi, la ripresa della Rivista non appare dunque come un semplice omaggio al passato, ma come il recupero di una funzione culturale precisa: creare uno spazio autorevole di pensiero, confronto e interpretazione.
Nel panorama culturale italiano del 2026, il ritorno della Rivista della Biennale assume quindi un significato particolare. In un momento in cui la riflessione pubblica è spesso compressa dentro formati rapidi e semplificati, Alfabeti / Alphabets rivendica il valore della lentezza, della complessità e della profondità critica. La presentazione di Napoli non è soltanto il lancio di un volume, ma la riaffermazione di un’idea di editoria culturale capace di tenere insieme memoria e futuro, archivio e sperimentazione, autorevolezza e apertura. Per questo l’evento del Teatro Mercadante non interessa soltanto gli addetti ai lavori, ma tutti coloro che vedono nella parola e nei linguaggi artistici uno strumento per comprendere meglio il nostro tempo.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
