Nel cuore del centro storico, tra pietra antica e silenzio ritrovato, domenica 21 dicembre alle ore 18:30 il chiostro del complesso teatino della Basilica di San Paolo Maggiore ospiterà “FUOCO”, l’incontro dedicato al Solstizio d’Inverno 2025, concepito come esperienza collettiva di ascolto, spiritualità e partecipazione.
Il luogo, recentemente restituito alla città dopo un lungo e complesso restauro, diventa cornice simbolica di un appuntamento che intende interrogare il presente a partire da uno degli archetipi più antichi dell’umanità. Il Fuoco, inteso non come elemento scenografico ma come principio trasformativo, viene posto al centro di una riflessione che attraversa tradizioni sapienziali, pratiche contemporanee e vissuto comunitario.
«Abbiamo sentito l’urgenza di tornare intorno al Fuoco non per rievocare il passato, ma per ascoltare ciò che questo tempo ci chiede», afferma Gianluigi Masucci, tra i promotori dell’iniziativa. «Il Solstizio d’Inverno è un momento di soglia, di arresto e rinascita. In un’epoca dominata dalla logica della sopravvivenza, ritrovarsi in un luogo sacro significa riattivare una coscienza più profonda, individuale e collettiva».

L’evento si inserisce nel percorso di ricerca P-E-A-C-E (Parola, Ecologia, Arte, Comunità, Esistenza), sviluppato in dialogo con la Basilica e con diverse realtà culturali e spirituali attive sul territorio. Attorno al Fuoco si alterneranno guide spirituali di differenti tradizioni religiose e studiosi, chiamati a offrire chiavi di lettura sul valore simbolico, antropologico e sociale di questo elemento primordiale.
«Il Fuoco non è mai solitario», prosegue Gianluigi Masucci. «È relazione, ascolto reciproco, possibilità di trasformazione condivisa. Non proponiamo un evento da consumare, ma un’esperienza da attraversare, in cui ciascuno è chiamato a portare la propria presenza e la propria parola».
Accanto ai contributi teorici, ampio spazio sarà riservato alle testimonianze dei cittadini, invitati a raccontare cosa rappresenti oggi il Fuoco nella vita quotidiana, nei rituali urbani, nelle pratiche artistiche e sociali che attraversano Napoli. Un’indagine aperta su come simboli antichi continuino ad attivare processi partecipativi e forme di devozione radicate nel genius loci, nella natura e nella trasmissione popolare, lontane dalle logiche di mercato e competizione.
C’è anche uno sguardo attento e sensibile a documentare l’esperienza. Le fotografie di Fabio Donato accompagneranno il racconto visivo dell’incontro, restituendo la densità del luogo, i volti, i gesti e le atmosfere del rito, mentre il video di Elia Misesti ne seguirà il fluire, catturando il movimento, i silenzi, le parole e la dimensione corale dell’evento. Un lavoro di testimonianza che non si limita alla cronaca, ma diventa parte integrante del processo di memoria e condivisione che “Fuoco” intende attivare.
L’incontro si concluderà con un convivio aperto, momento centrale dell’esperienza: cibo, bevande, musica, canti e danza condivisi. «È nel condividere che il rito si completa», sottolinea Masucci, «perché il nutrimento non è solo materiale, ma profondamente spirituale e relazionale».
Un ringraziamento particolare viene rivolto a Padre Carmine Mazza, rettore della Basilica, per l’apertura e la continuità di un percorso pastorale che da decenni rende possibile immaginare nuovi scenari in cui i luoghi di culto, spesso chiusi o inespressi, tornano a essere spazi vivi, attraversabili, capaci di accogliere ricerca, dialogo e comunità.
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