Napoli torna a essere crocevia simbolico di fede, arte e innovazione con Oculus-Spei, l’opera multimediale interattiva di Annalaura di Luggo, inaugurata al Museo del Tesoro di San Gennaro. Non una semplice mostra, ma un’esperienza immersiva che trasforma il percorso museale in uno spazio di rivelazione collettiva, dove lo sguardo diventa atto di coscienza e la tecnologia si fa linguaggio spirituale.
L’evento, curato da Ivan D’Alberto, ha richiamato oltre cinquecento visitatori e un parterre istituzionale di primo piano, confermando il valore culturale e simbolico del progetto nel contesto del Giubileo 2025 e delle celebrazioni di Neapolis 2500. Alla presenza dell’artista sono intervenuti, tra gli altri, Francesca Ummarino, direttrice del Museo, Carlo Sersale, deputato della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, Davide Vincent Mambriani, incaricato per gli affari culturali del Giubileo, e Marilù Faraone Mennella, membro del Comitato Nazionale Neapolis 2500.
Dopo le tappe al Pantheon di Roma, al Museo de’ Medici di Firenze e alla Cappella della Sindone dei Musei Reali di Torino, Oculus-Spei ritorna nel luogo dove il suo seme creativo ha preso forma. Napoli non è solo sfondo, ma parte integrante dell’opera: città-limite e città-ponte, capace di trasformare la fragilità in visione universale. Come sottolinea Annalaura di Luggo, qui la speranza trova una voce che attraversa culture, disabilità e confini interiori.
Il cuore dell’esperienza ruota attorno a cinque Porte simboliche. Quattro sono ispirate alle Porte Sante papali e reinterpretate digitalmente attraverso i volti di persone con disabilità provenienti da diversi continenti ma residenti a Napoli. I protagonisti appaiono con un grande occhio luminoso al posto del cuore: segno di interiorità, consapevolezza e visione oltre il limite. La quinta porta, dedicata al carcere di Rebibbia, aperta da Papa Francesco, conduce invece in un ambiente di gabbie reali e digitali, metafora delle prigionie interiori che ciascuno porta con sé.
In questa versione napoletana, l’installazione si arricchisce di un avanzato sistema di gesture recognition che invita il visitatore a confrontarsi con il proprio riflesso. L’atto dell’osservare diventa così rito personale, esperienza di liberazione e presa di coscienza. La luce, elemento centrale dell’opera, assume una duplice valenza umana e divina: non elimina il limite, ma lo attraversa, trasformando la costrizione in possibilità Rivista Sud e Nord Annalaura.
La forza simbolica di Oculus-Spei è amplificata dal dialogo con il Museo del Tesoro di San Gennaro, uno dei luoghi più densi di significato della città. L’opera non si sovrappone al patrimonio storico, ma lo intercetta con una grammatica contemporanea capace di essere insieme rispettosa e rivelatrice. In questo spazio, da secoli dedicato al rapporto tra Napoli e il suo Santo Patrono, l’arte diventa dispositivo di relazione tra fede e tecnologia, individuo e comunità, memoria e futuro.
Il progetto vive anche oltre lo spazio espositivo. Il documentario Oculus-Spei, diretto dalla stessa Annalaura di Luggo, è attualmente in consideration per gli Oscar 2026 come Best Documentary Short, ha già ottenuto il Silver Award agli Hollywood Gold Awards e si distingue per la fotografia di Cesare Accetta e la colonna sonora composta da Ricky Borselli, interpretata dal soprano Ekaterina Shelehova Rivista Sud e Nord Annalaura. Il 3 dicembre sarà presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona in occasione della Giornata internazionale della disabilità, confermando la vocazione internazionale del progetto.
Oculus-Spei resterà aperta al pubblico fino all’11 febbraio 2026, proseguendo un cammino che unisce Napoli al mondo attraverso una spiritualità inclusiva, accessibile e profondamente contemporanea. Un’opera che non chiede solo di essere vista, ma attraversata, perché — come ricorda l’artista — la speranza non è un’idea astratta: è una presenza che si accende ogni volta che scegliamo di guardare l’altro come una possibilità.
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