Il Mezzogiorno continua a crescere, ma lo fa grazie a una spinta ben precisa: gli investimenti del PNRR. È questo il messaggio centrale emerso dal convegno di presentazione dell’ultimo Rapporto SVIMEZ 2025 sull’economia del Sud, svoltosi oggi a Napoli, che ha visto un ampio confronto tra istituzioni, mondo accademico e rappresentanti della politica nazionale.
A ribadirlo con chiarezza è stato Luca Bianchi, direttore generale della SVIMEZ, intervenendo nel dibattito sui dati macroeconomici più recenti. Secondo Bianchi, la dinamica positiva del Mezzogiorno non è frutto di un ciclo spontaneo di sviluppo, ma è legata in larga parte – “se non quasi esclusivamente” – agli investimenti attivati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Un dato che, da un lato, dimostra la capacità dei territori meridionali di utilizzare in modo efficace le risorse disponibili, ma che dall’altro apre un interrogativo cruciale sul futuro prossimo. Il vero nodo, ha spiegato Bianchi, è ciò che accadrà dopo il 2026, quando il ciclo del PNRR giungerà a conclusione. Senza una strategia di continuità, il rischio è quello di un brusco rallentamento della crescita e dell’occupazione, con effetti potenzialmente destabilizzanti per l’intero sistema economico del Sud.
Il confronto si è arricchito degli interventi istituzionali del Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, e del presidente della Regione Campania Roberto Fico, che hanno sottolineato come il PNRR rappresenti una straordinaria occasione di riequilibrio territoriale, ma anche una sfida complessa sul piano della governance, della capacità amministrativa e della programmazione futura.
Manfredi ha evidenziato il ruolo delle città metropolitane come snodi strategici per l’attuazione degli investimenti, ribadendo la necessità di rafforzare il coordinamento tra livelli istituzionali e di garantire stabilità alle politiche pubbliche, affinché gli effetti del PNRR non si esauriscano con la fine delle risorse straordinarie. Un richiamo alla responsabilità nazionale, affinché lo sviluppo del Sud non resti legato a interventi emergenziali.
Sulla stessa linea Fico, che ha insistito sull’urgenza di trasformare l’esperienza del PNRR in un modello permanente di politica industriale e territoriale, capace di ridurre i divari storici e di sostenere occupazione di qualità. Secondo Fico, il Mezzogiorno ha dimostrato di poter crescere quando dispone di strumenti adeguati, ma ora serve una visione politica di lungo periodo, in grado di accompagnare i territori oltre la scadenza del 2026.
I numeri del Rapporto SVIMEZ 2025 confermano un quadro in chiaroscuro. Nel 2024 il PIL della Campania è cresciuto dell’1,3%, una delle migliori performance tra le regioni del Mezzogiorno, che nel complesso si attestano su un +1%, comunque superiore alla media nazionale ferma allo 0,7%. A trainare la crescita regionale sono soprattutto le costruzioni, con un incremento del 5,9%, direttamente legato al ciclo degli investimenti infrastrutturali finanziati dal PNRR.
Segnali incoraggianti arrivano anche dal mercato del lavoro. Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione in Campania è aumentata dell’8,2%, un dato nettamente superiore al +5,8% registrato nel Centro-Nord. Un risultato che rafforza la tesi secondo cui gli investimenti pubblici, se ben indirizzati, possono produrre effetti concreti e duraturi sull’economia reale.
Sul fronte dell’export, la Campania si conferma prima regione del Mezzogiorno per esportazioni verso gli Stati Uniti, con un valore di 1,93 miliardi di euro, pari al 3,1% del totale nazionale e all’1,4% del PIL regionale. Un primato importante, che tuttavia nasconde una criticità strutturale: l’elevata esposizione ai dazi americani, in particolare nei settori farmaceutico e agroalimentare, che rappresentano pilastri dell’internazionalizzazione regionale.
In questo contesto, il messaggio emerso dal dibattito è chiaro: il Mezzogiorno ha dimostrato di saper crescere quando dispone di risorse e strumenti adeguati. Ora la sfida è trasformare l’eccezione del PNRR in una politica strutturale, capace di garantire sviluppo, occupazione e coesione anche oltre il 2026.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
