Bologna si è fermata ancora una volta davanti all’orologio della stazione, immobile sulle 10.25, l’ora in cui il 2 agosto 1980 una bomba devastò la sala d’aspetto di seconda classe, provocando 85 morti e oltre 200 feriti. A quarantasei anni dalla strage di Bologna, la città è tornata a riunirsi per ricordare le vittime, sostenere i loro familiari e ribadire che quella ferita appartiene non soltanto alla storia bolognese, ma alla coscienza dell’intero Paese.
La commemorazione del 2 agosto 2026 ha riportato migliaia di persone lungo le strade del centro. Il corteo, partito da Palazzo d’Accursio, ha attraversato via Indipendenza seguendo nuovamente il percorso tradizionale fino alla stazione ferroviaria. Insieme ai cittadini hanno sfilato rappresentanti delle istituzioni, amministratori provenienti da diverse città italiane, associazioni e familiari delle vittime, uniti dallo striscione e dal messaggio che accompagna ogni anniversario: Bologna non dimentica.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato come il segno lasciato dalla strage sia inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani. Il capo dello Stato ha richiamato il dolore per le vittime inermi, la sofferenza dei familiari e lo sgomento provocato dalla distruzione portata nel cuore della vita civile della città e della nazione. Un ricordo che, secondo Mattarella, deve riguardare soprattutto le nuove generazioni e trasformarsi in un impegno concreto per difendere libertà, giustizia e democrazia, i valori che la strategia neofascista del terrore intendeva colpire.
A rappresentare il Governo durante le cerimonie è stato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, che ha definito l’esplosione delle 10.25 un attentato terroristico di matrice neofascista capace di sconvolgere la vita delle persone, di Bologna e dell’intera nazione. Molteni ha sottolineato che il 2 agosto è una data appartenente a tutta l’Italia e ha ricordato la straordinaria reazione della comunità bolognese, capace di soccorrere i feriti, scavare tra le macerie e rispondere al terrorismo con solidarietà, unità e difesa delle istituzioni democratiche.
Il sottosegretario ha inoltre rivolto un messaggio ai familiari delle vittime, sostenendo la necessità di portare avanti il lavoro parlamentare per dare concreta attuazione alle loro richieste e individuare le coperture economiche necessarie. Ha poi invitato le istituzioni a collaborare con rigore e trasparenza per chiarire i passaggi ancora oscuri della storia italiana recente e tutelare i valori sanciti dalla Costituzione.
Dal cortile di Palazzo d’Accursio, il sindaco Matteo Lepore ha definito il 2 agosto 1980 il giorno più importante e doloroso della storia di Bologna. In quella giornata, ha ricordato, la città perse 85 persone, ma proprio tra la morte e le macerie iniziò anche una storia di speranza, solidarietà e resistenza civile. Secondo Lepore, chi collocò la bomba voleva indebolire la democrazia, mentre la risposta della popolazione e la lunga marcia per la verità l’hanno resa più forte.
Il presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, Paolo Lambertini, ha ricordato il ruolo decisivo dell’associazione e della magistratura nel raggiungimento di importanti verità giudiziarie. Le sentenze hanno ricostruito la matrice neofascista dell’attentato, le responsabilità degli esecutori, il sistema dei depistaggi e la catena di comando che progettò, finanziò e realizzò la strage.
Alla commemorazione ha partecipato anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha ribadito la volontà di impedire qualsiasi riscrittura della storia. Schlein ha richiamato il contenuto delle sentenze definitive, nelle quali la strage viene ricondotta alla matrice neofascista e a un progetto eversivo sostenuto anche attraverso depistaggi e apparati deviati dello Stato. La verità, ha affermato, costituisce un diritto dei familiari delle vittime e di tutti i cittadini. (Il Resto del Carlino)
Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha sottolineato il valore della mobilitazione portata avanti per decenni dalla città e dall’associazione dei familiari. Senza questa battaglia civile, ha spiegato, la strage avrebbe potuto essere archiviata come l’azione isolata di un gruppo di terroristi. La determinazione di chi ha continuato a cercare verità e giustizia ha invece consentito di far emergere responsabilità, mandanti e depistaggi e di consegnare alla Repubblica un patrimonio fondamentale di conoscenza e memoria.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato l’orologio fermo alle 10.25 come simbolo del disegno eversivo di matrice fascista che tentò di colpire il cuore della democrazia italiana. Il ministro ha evidenziato come il terrorismo si sia trovato di fronte alla risposta unita della società e dello Stato, che non si piegarono alla violenza. Onorare le vittime, ha aggiunto, significa assumere una posizione netta contro l’odio, il terrorismo e ogni forma di violenza politica.
Nel corteo hanno sfilato anche Yossra Fakir e Khadija Fakir, nipote e sorella di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne morto il 19 luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. La loro presenza in testa alla manifestazione ha collegato il ricordo storico della strage alle richieste di verità e giustizia che attraversano il presente della città. Durante il percorso, numerosi cittadini hanno inoltre applaudito Matteo Lepore, manifestando solidarietà al sindaco dopo le minacce ricevute nei giorni precedenti.
La memoria del 2 agosto conserva un significato che supera la celebrazione istituzionale. Ricordare le vittime significa ricostruire quanto accaduto, trasmettere alle generazioni più giovani il valore delle verità giudiziarie e impedire che la complessità della vicenda venga trasformata in ambiguità o dimenticanza. La stazione di Bologna rimane il luogo concreto di una tragedia, ma anche il simbolo della reazione di una comunità che scelse immediatamente di aiutare, accogliere e difendere la convivenza civile.
Nelle ore successive all’esplosione, cittadini, volontari, medici, infermieri, forze dell’ordine e soccorritori lavorarono insieme tra le macerie. Le ambulanze fecero incessantemente la spola tra la stazione e gli ospedali, mentre centinaia di persone si misero in fila per donare il sangue. Quella mobilitazione spontanea è rimasta una delle immagini più forti della storia di Bologna e continua a rappresentare la risposta collettiva della città alla violenza terroristica.
Quarantasei anni dopo, il dolore non è scomparso e la richiesta di giustizia non può essere considerata conclusa soltanto perché i principali percorsi processuali sono arrivati alle sentenze definitive. Restano la necessità di custodire i risultati raggiunti, approfondire gli aspetti ancora oscuri e contrastare ogni tentativo di ridimensionare la natura politica ed eversiva dell’attentato.
Il corteo del 2 agosto 2026 ha confermato che la memoria della strage di Bologna è ancora viva. Ogni passo compiuto lungo via Indipendenza, ogni nome pronunciato e ogni fiore deposto davanti alla stazione hanno rinnovato un impegno civile che dura da quasi mezzo secolo. La città continua a ricordare le sue 85 vittime non soltanto per guardare al passato, ma per difendere nel presente la verità, la libertà e la democrazia.
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