Il viaggio di Donald Trump verso il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ha registrato un primo colpo di scena: il suo Air Force One è stato costretto a rientrare alla Joint Base Andrews, vicino a Washington, a causa di un “problema elettrico minore” poco dopo il decollo, con luci lampeggianti nella cabina. Per ragioni di sicurezza il presidente ha abbandonato quel velivolo ed è ripartito su un altro aereo, un Air Force C-32, con inevitabile ritardo sull’arrivo previsto a Davos. L’episodio ha nuovamente attirato l’attenzione sull’età della flotta presidenziale americana e proprio questo “ritardo tecnico” ha finito per aggiungere tensione a un viaggio già sotto pressione per i temi geopolitici in campo.
A Davos Trump metterà al centro del suo intervento la sua ambiziosa e controversa proposta sulla Groenlandia — l’isola artica di sovranità danese ricca di risorse strategiche — definendola “essenziale per la sicurezza nazionale e mondiale”, e invitando a discutere la sua nuova agenda durante gli incontri previsti al Forum. Ha annunciato tariffe aggiuntive iniziali del 10 % sulle importazioni europee, che potrebbero salire al 25 % entro giugno se non verrà raggiunto un accordo sul controllo della Groenlandia, e ha usato i suoi canali social per pubblicare immagini generate con intelligenza artificiale che lo ritraggono piantare una bandiera statunitense sull’isola, evocando simbolicamente la sua richiesta.
La reazione di Emmanuel Macron è netta e diretta: dal palco del Forum il presidente francese ha respinto l’idea che gli Stati Uniti possano imporre un nuovo ordine basato sulla legge del più forte, definendo “inaccettabili” sia le ambizioni geopolitiche americane che l’uso delle tariffe come leva coercitiva tra alleati storici. Macron ha sottolineato l’importanza del rispetto del diritto internazionale e ha invitato l’Unione Europea a usare strumenti come lo Strumento Anti-Coercizione per difendere l’economia europea da pressioni esterne. Inoltre ha rifiutato di incontrare Trump personalmente a Davos, mentre ha proposto un incontro del G7 a Parigi per affrontare il tema della Groenlandia con altri leader chiave e discutere vie d’uscita diplomatiche.
Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, insieme a Macron e ad altri leader Ue, ha espresso preoccupazione per l’uso dei dazi come strumento di pressione. Pur dichiarando la volontà di mantenere cooperazione e dialogo con gli Stati Uniti, la Commissione ha ribadito il fermo sostegno alla sovranità danese sull’isola artica e ha confermato l’intenzione di valutare contromisure proporzionate nel quadro dei vincoli multilaterali.
Anche il messaggio dell’Italia riflette una posizione più di dialogo che di contrapposizione diretta. Il governo guidato da Giorgia Meloni mantiene un approccio atlantista e favorevole alla cooperazione transatlantica, pur esprimendo cautela sulle minacce tariffarie di Trump e sottolineando l’importanza di una soluzione negoziata. Il vicepremier italiano ha parlato di “linea prudente” evitando escalation, e il ministro della Difesa ha invitato alla calma ricordando l’importanza dell’alleanza e della cooperazione tra Stati Uniti e Europa dopo decenni di relazioni consolidate.
Altri leader internazionali hanno criticato Trump duramente, invitando i Paesi europei a non cedere alle pressioni e a difendere con fermezza principi come multilateralismo, sovranità e regole condivise nell’ordine internazionale.
I prossimi giorni si annunciano cruciali. Oltre alla discussione formale di Trump prevista al Forum, è attesa una riunione straordinaria dell’Unione Europea a Bruxelles sulle relazioni con gli Stati Uniti e le possibili misure commerciali di risposta. I principali scenari a breve termine includono:
- Mediazione diplomatica Ue-Usa: tentativi di disinnescare la polemica sulla Groenlandia attraverso tavoli negoziali multilaterali o bilaterali post-Davos.
- Contromisure economiche europee: possibile attivazione di tariffe di ritorsione per un valore stimato in decine di miliardi, nel caso in cui la pressione commerciale americana dovesse concretizzarsi.
- Tensioni prolungate nei rapporti transatlantici: se non si troverà un terreno condiviso, le relazioni Usa-Europa potrebbero restare segnate per mesi da attriti su commercio, sicurezza artica e governance globale.
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