di Manuela Ragucci
Suonno: nella lingua napoletana con una sola parola si indicano due cose diverse ma strettamente collegate, il sonno e il sogno. Quante poesie, quante canzoni e quanta letteratura intorno a questo mondo, quella terra di mezzo, sospesa tra il conscio e l’inconscio.

Ne siamo affascinati perché è in quella dimensione, per certi versi così simile alla morte, che l’uomo si ritrova immerso nella parte più intima del sé, indifeso, in quello stato di coscienza alterata in cui è possibile vedere e sentire solo ciò che è presente nella nostra mente, terreno fertile per la psicoanalisi e le neuroscienze. È risaputo, infatti, che il sonno è di vitale importanza per l’organismo, la cui deprivazione altera gli stati di coscienza, comportando problematiche che vanno dalla mancanza di concentrazione fino, nei casi estremi, alla morte. Un mondo complesso e affascinante in cui è “caduto” Ferdinando Quaranta, programmatore ed informatico, che ha scelto questa dimensione per aprire le danze della sua attività di scrittore. Il suo primo romanzo si chiama Sleep Gate, edito da LFA Publisher. L’autore ci racconta un po’ il dietro le quinte della sua prima fatica editoriale.
Come nasce l’idea di Sleep Gate? L’esigenza di scrivere un romanzo è nata da una situazione precisa o è stato un caso?
L’idea di Sleep Gate ha origini lontane, risale agli anni ’80, quando inizialmente doveva essere un cortometraggio da girare con alcuni amici. Purtroppo, all’epoca non avevamo i mezzi necessari – quelli che oggi sono alla portata di tutti – e il progetto venne accantonato.
Negli anni ho continuato a scrivere racconti, sonetti e aforismi, ma sempre per me stesso, senza mai pubblicare nulla. Il sogno di scrivere un romanzo, però, non mi ha mai abbandonato.
La vera scintilla è scattata qualche anno fa, dopo aver letto Il signore delle mosche di William Golding. Quel libro mi ha colpito profondamente per la sua capacità di affrontare un tema complesso con una narrazione essenziale ma potente. È stato in quel momento che ho capito che potevo provarci anch’io. Avevo già una storia in mente, anche se con il tempo è maturata e si è trasformata, diventando qualcosa di nuovo e più profondo rispetto all’idea originale. Quella spinta mi ha portato a scrivere Sleep Gate, e da lì è iniziato tutto.
C’è una particolare esperienza o ricerca che ti ha ispirato nel raccontare i temi come sonno e sogno nel tuo romanzo?
L’idea centrale del romanzo nasce dal mio rapporto conflittuale con il sonno. Ho sempre avuto difficoltà ad addormentarmi e ho sempre invidiato chi riesce a farlo con naturalezza, senza sforzo.
Quando finalmente prendo sonno, però, sogno in modo vivido e dettagliato, tanto che spesso riesco a ricordare ogni particolare al risveglio.
Sembrerà strano, ma nel tempo il mio subconscio ha creato un mondo ricorrente nei miei sogni: un luogo che non ho mai visto nella realtà, popolato da persone che non conosco. Questa esperienza mi ha spinto ad approfondire il tema del sonno e dei sogni, inizialmente per cercare una soluzione ai miei problemi di insonnia, poi per pura curiosità. Durante le mie ricerche ho scoperto teorie affascinanti, molte delle quali sono diventate la base del romanzo.
Ci tengo a sottolineare che la maggior parte degli elementi trattati nel libro ha un fondamento reale, anche se romanzato. Per me è essenziale mantenere un legame con la realtà, portando la storia ai confini dell’assurdo senza mai spezzare quel tacito accordo con il lettore: tutto ciò che leggerà, per quanto sorprendente, ha una radice vera o plausibile.
Non amo le storie di pura fantasia e, da lettore, mi piace pensare che ogni libro mi lasci qualcosa di concreto su cui riflettere. Questo è ciò che ho cercato di fare con Sleep Gate: creare un’avventura che intrattenga, ma che al tempo stesso stimoli la mente e la curiosità di chi legge.
Come descriveresti il protagonista del libro? Quali sono le sue difficoltà legate al sonno e come queste influenzano la sua vita quotidiana?
Alan Rem è l’emblema dell’uomo che, almeno all’apparenza, ha tutto: una moglie e una figlia splendide, un lavoro gratificante, una casa da sogno. Eppure, dentro di lui c’è un’inquietudine sottile, un tormento che non gli dà pace e che si manifesta proprio nel sonno.
Ogni notte si sveglia di soprassalto a causa di un incubo ricorrente, incapace di riaddormentarsi. La privazione del sonno lo trasforma: diventa irritabile, costantemente esausto, con una stanchezza cronica che si insinua in ogni aspetto della sua vita. I colpi di sonno improvvisi non solo compromettono il suo equilibrio mentale, ma mettono in pericolo anche la sicurezza della sua famiglia.
Determinato a trovare una soluzione, Alan si immerge nella ricerca di un rimedio che possa restituirgli il controllo della sua vita. Ma quello che inizia come un tentativo di guarigione si trasforma presto in un viaggio oltre ogni limite, trascinandolo in un vortice di eventi inaspettati che lo porteranno ai confini della realtà…
Quanto c’è di autobiografico nel libro? Come è il tuo rapporto con il sonno?
Come spesso accade con le opere prime, in Sleep Gate c’è molto di me. Non solo nel protagonista, ma anche negli altri personaggi: ognuno porta con sé un frammento della mia essenza. Credo sia inevitabile: quando si scrive, si attinge dal proprio subconscio, da quella parte più autentica e nascosta di noi stessi.
Ho sempre avuto la convinzione che dentro di noi convivano due vite: quella della realtà e quella dei sogni che non ricordiamo.
Il mio rapporto con il sonno è sempre stato complicato. Dormo poco, ma sogno tanto. Ho provato di tutto: meditazione, integratori naturali, smart band, app per monitorare il sonno. Ma il risultato era sempre più ansia.
Poi ho scoperto che Leonardo da Vinci aveva un suo modo di riposare: veglie di quattro ore alternate a brevi sonnellini. Questa scoperta mi ha rincuorato. Mi ha fatto capire che non esiste un “modo giusto” di dormire, ma che ognuno ha i propri ritmi e deve assecondare il proprio corpo senza ossessionarsi.
Sono passati diversi mesi dalla pubblicazione di Sleep Gate. Hai già raccolto il feedback dei lettori? Hai in mente un secondo romanzo?
Non avrei mai immaginato di poter diventare uno scrittore e, pur avendo pubblicato un libro, ancora oggi faccio fatica a definirmi tale. Per ora so di aver creato un romanzo e, con mio grande stupore, è stato accolto con entusiasmo anche da persone che non pensavo potessero appassionarsi a una storia del genere.
Il feedback dei lettori è una delle parti più affascinanti e complesse della scrittura. Scoprire le interpretazioni di chi legge, capire cosa ha colpito… ti fa capire se sei riuscito a trasmettere qualcosa.
La cosa più strana della scrittura è il tempo: quando Sleep Gate è stato pubblicato, io ero già proiettato su un nuovo progetto. L’idea è quella di realizzare una trilogia incentrata su tempo e memoria.
Sleep Gate rappresenta il presente. Il secondo libro sarà ambientato negli anni ’80, con atmosfere dark e un forte elemento paranormale. Il terzo sarà ambientato nel futuro.
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