di Serena Cirillo
“Quella notte a Pererotta” è il titolo che Maurizio Ponticello, scrittore di romanzi storici con una passione per il thriller, ha scelto per il monologo da inserire nella rassegna “Il sogno Reale. I Borbone di Napoli” nell’ambito del Campania Teatro Festival 2025. La rassegna nasce da un progetto di Ruggero Cappuccio, attore, regista, scrittore e direttore artistico del festival, finalizzato a uno studio approfondito e imparziale sul periodo storico più importante per l’Italia meridionale: il Regno Borbonico, che va dall’ascesa al trono di Carlo III (1734) fino alla deposizione dell’ultimo re dei Borbone Francesco II (1860), con la conquista di Garibaldi e l’Unità d’Italia.
Il progetto è stato realizzato con cinque monologhi scritti ad hoc da altrettanti scrittori del calibro di Maurizio De Giovanni, Valeria Parrella, Anna Marchitelli, Giuseppe Rocca e Maurizio Ponticello, e messi in scena da altrettanti attori, rispettivamente: Anna Buonaiuto, Claudio De Palma, Antonella Stefanucci, Milena Vukotic e Anna Foglietta. Ognuno ha dato una propria visione e una personale interpretazione concentrandosi su un aspetto particolare di quel momento storico.
Maurizio Ponticello, prendendo spunto da un suo saggio dal titolo “I misteri di Piedigrotta” (2009) che gli valse il premio Domenico Rea, ha raccontato una “storia nella storia” che ha avuto luogo la notte del 7 settembre 1860, durante la famosa festa di Piedigrotta. Quell’anno però la festa assume un significato tutto diverso, in generale per il Regno e per il popolo, in particolare per Assunta Migliaccio, la popolana del quartiere della Sanità protagonista del racconto che per la prima volta vive la ricorrenza senza il marito, recentemente morto in guerra, cioè nel disperato tentativo da parte delle truppe Borboniche di resistere ai soldati di Garibaldi.
Alla tragedia universale si mescola quella personale di Assunta, che quella notte vive l’esperienza più drammatica della propria vita; al racconto, che è una testimonianza resa a un giudice, si intreccia il monologo interiore della protagonista che parla tra sé e sé.
A dare voce ad Assunta Migliaccio è Anna Foglietta, che si rivela attrice superlativa in questo lavoro complesso e impegnativo. L’attrice si sdoppia tra l’io intimo e l’io narrante su due binari paralleli, in un’atmosfera da thriller in cui la tensione cresce man mano che affiorano tematiche storiche, sociali e antropologiche, oltre a quelle personali.
Capillare e ricca di dettagli è la descrizione della festa di Piedigrotta, anch’essa oggetto di sdoppiamento. Da una parte la ricorrenza nel 1860, oggetto della testimonianza in tempo reale, cruda e spietata; dall’altra quella dei tempi del fidanzamento di Assunta col marito defunto, piena di romanticismo e nostalgia. Continua è l’introspezione psicologica e la conseguente esternazione dei sentimenti della donna, che racconta con estrema lucidità violenze e crimini efferati, visti e subiti. Struggente e a tratti commovente l’interpretazione di Anna Foglietta, che rappresenta Assunta in maniera talmente credibile da trasfigurarsi. Lascia il pubblico col fiato sospeso per un’ora intera, rapito e coinvolto in un crescendo di pathos.
Un’esperienza unica quella della rassegna al Campania Teatro Festival, una tematica estremamente rilevante per comprendere la storia del Mezzogiorno trattata in modo originale e accattivante. L’enorme successo di critica e di pubblico che ha avuto il progetto, fa sperare in un suo sviluppo futuro nell’ambito della letteratura teatrale.
(foto di Luca Longobardo, per gentile concessione)




