Si sono spenti i riflettori sulla seconda edizione del SàFF – Social Action Film Festival, ma nel Rione Sanità di Napoli resta accesa la scintilla di un processo culturale, economico e sociale che va ben oltre i cinque giorni di programmazione. L’evento, interamente gratuito e dedicato al cinema sociale, ha portato nel cuore della città oltre 2000 persone, con 600 opere candidate da tutto il mondo, la partecipazione attiva di 70 enti del Terzo Settore e il coinvolgimento diretto dei giganti dell’entertainment globale come Netflix, Sky Italia, Prime Video, Paramount+ e Fandango. Numeri e nomi che sanciscono un posizionamento chiaro: il SàFF vuole diventare il più importante film festival europeo dedicato al sociale, e ha tutte le carte per riuscirci.
L’evento nasce all’interno della visione di Audiovisual Napoli Hub, il polo formativo promosso da Apogeo ETS e Altra Napoli EF, attivo presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, che in due anni ha formato oltre 100 giovani NEET, con un placement dell’80% al primo ciclo. Il SàFF ne è la proiezione pubblica e concreta: una piattaforma di sperimentazione culturale che connette industria audiovisiva e Terzo Settore, trasformando il cinema da dispositivo di rappresentazione a agente di rigenerazione urbana e civile. Non a caso, il festival prende forma proprio nel Rione Sanità, riconosciuto in Europa come modello di welfare comunitario e innovazione sociale.
La seconda edizione ha ampliato la rete e rafforzato la visione: si sono svolte masterclass su economia sociale e audiovisivo, come “Social Economy” a cura di UniCredit, con la partecipazione di realtà come AICCON, Vertis SGR, Terzjus, CSV Napoli, ELIS, Consorzio Meridia e le principali Università napoletane. La sezione “Audiovisual Industry” ha visto invece alternarsi professionisti delle piattaforme streaming e delle major internazionali. Le 75 proiezioni pubbliche, le tavole rotonde, le azioni di co-progettazione transnazionale nei “Terzo Spazio” e le sezioni come “Cinema di Comunità” e il Premio Social Storytelling hanno disegnato una nuova mappa del cinema etico europeo. Progetti come DONK per il diritto alla salute, la Casa Paese per persone con demenze a Cicala, la Fondazione Don Calabria, Save the Children e tante altre esperienze si sono intrecciate in una narrazione collettiva che supera il linguaggio documentaristico per entrare in quello simbolico e trasformativo.
La forza del SàFF sta anche nella sua capacità di reinventare gli spazi: le chiese e le case di quartiere si trasformano in sale cinematografiche condivise, i Gradoni Cristallini diventano Blu Carpet e luoghi d’incontro con ospiti come Edoardo De Angelis, Luca Miniero, Ivan Donadio, Francesco Di Leva, Tony Esposito, Raffaele Del Giudice. La strada si fa teatro e festa: il SàFF Closing Party, realizzato con il contributo di Kimbo, ha trasformato Via dei Cristallini in una pista da ballo tra villanelle, tammurriate, Vesuwave e suoni elettronici contemporanei grazie alla selezione musicale di DJ Cerchietto. Un rito collettivo di riappropriazione dello spazio pubblico come bene comune, come avrebbe voluto Antonio Genovesi, riferimento concettuale del festival e dell’idea di “economia felice”.
Come spiegano i direttori Andrea De Rosa e Mirella Paolillo, il festival ha cercato di aprire una “lacerazione emotiva nello sguardo, trasformandola in feritoia culturale”, dove finzione e realtà dialogano per stimolare cittadinanza attiva, creatività sociale e responsabilità civile. In un’epoca in cui l’industria dell’audiovisivo è in crisi, il Terzo Settore dimostra che è possibile un altro modo di fare cinema: generativo, non replicativo; visivo, più che spettacolare; capace di narrare la vita, non solo di simularla.
Il SàFF 2025 ha confermato Napoli come laboratorio di innovazione culturale, dove il cinema non è solo arte o mercato, ma strumento politico e sociale, in grado di cambiare il territorio. L’orizzonte è già aperto verso il 2026, con una terza edizione che si annuncia ancora più internazionale, partecipata e incisiva. Il SàFF non è solo un festival, ma un manifesto in divenire per una nuova industria visiva europea.
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(immagini fornite dall’Ufficio stampa)






