La storia dei pompieri dell’Ottocento e delle grandi innovazioni che hanno trasformato il soccorso antincendio moderno torna al centro dell’attenzione a Napoli con un appuntamento dedicato a Francesco Del Giudice, ingegnere, scienziato e protagonista di una stagione decisiva per l’evoluzione dei Vigili del Fuoco. Venerdì 18 settembre alle ore 17.30, negli spazi di Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli in via dei Tribunali 213, sarà presentato il volume di Michele Maria La Veglia Francesco del Giudice. Ingegnere e pioniere di moderni corpi di Pompieri nell’Ottocento, pubblicato da Massa nel 2025. L’incontro rientra nella rassegna “Libri in Fondazione” e rappresenta un’occasione per riscoprire una figura profondamente legata alla storia di Napoli, ma anche alla nascita di una concezione moderna della prevenzione e del soccorso antincendio.
Il libro di Michele Maria La Veglia ricostruisce infatti la vicenda umana, scientifica e professionale di Francesco Del Giudice, nato a Capua nel 1815 e morto a Napoli nel 1880, considerato uno dei grandi innovatori dell’organizzazione dei pompieri napoletani nell’Ottocento. La sua attività contribuì a trasformare progressivamente il lavoro dei pompieri da una risposta essenzialmente pratica all’incendio in un sistema fondato anche sulla preparazione tecnica, sulla prevenzione, sulla formazione del personale e sulla progettazione di strumenti capaci di rendere più sicuri ed efficaci gli interventi.
Un percorso che il volume mette in luce attraverso documenti, studi e opere dello stesso Del Giudice, restituendo l’immagine di un tecnico capace di anticipare soluzioni che sarebbero diventate centrali nel moderno soccorso. Il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ricorda infatti Francesco Del Giudice come storico direttore dei pompieri di Napoli e autore di importanti innovazioni, tra cui dispositivi per la respirazione durante gli interventi e sistemi elettrici di segnalazione degli incendi.
La presentazione alla Fondazione Banco di Napoli vedrà la partecipazione, insieme all’autore, di Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, Gabriele Capone, Soprintendente archivistico e bibliografico della Campania, Michele Mazzaro, direttore regionale dei Vigili del Fuoco della Campania, Clemente Esposito, ingegnere e speleologo urbano, Gaetano Bonelli, direttore del Museo di Napoli – Collezione Bonelli, Michele Miraglia del Giudice, discendente del comandante Del Giudice, e Antonella Venezia, docente di Archivistica all’Università degli Studi di Napoli Federico II. La prefazione del libro è firmata da Eros Mannino, già Capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
La scelta di Palazzo Ricca assume un significato particolare. L’edificio di via dei Tribunali 213 è infatti la sede della Fondazione Banco di Napoli e del suo Archivio Storico, nel cuore più antico della città, e custodisce una parte straordinaria della memoria documentaria napoletana. In questo scenario la vicenda di Del Giudice si inserisce idealmente in un dialogo tra memoria e innovazione, tra le carte del passato e una cultura della sicurezza che continua a evolversi.
“La presentazione in Fondazione Banco Napoli – sottolinea Orazio Abbamonte – assume il valore di un ideale dialogo tra passato e presente: da un lato la storia di un protagonista dell’Ottocento napoletano, dall’altro l’attualità di una cultura del soccorso fondata su ricerca, preparazione e innovazione”.
Ed è proprio questo uno dei nuclei più interessanti del lavoro di Michele Maria La Veglia. Attraverso la figura di Francesco Del Giudice emerge infatti una pagina non sempre sufficientemente conosciuta della storia di Napoli: quella della graduale trasformazione dei pompieri in un’organizzazione strutturata secondo criteri sempre più moderni. Una trasformazione che coinvolgeva non soltanto le tecniche di spegnimento degli incendi, ma anche la formazione degli uomini, la conoscenza scientifica, la prevenzione dei rischi, l’organizzazione operativa e lo sviluppo delle attrezzature.
La storia stessa dei pompieri napoletani ha radici profonde. Il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ricorda che già nel 1806, durante l’età napoleonica, a Napoli furono emanate disposizioni specifiche per prevenire e combattere gli incendi e venne istituito un Corpo di Pompieri. Dopo successive trasformazioni, nel 1833 Ferdinando II ripristinò la Compagnia dei Pompieri, mentre nel 1853 venne approvato un regolamento dedicato al servizio degli ingegneri. Proprio in questa fase storica emerge con forza la figura di Francesco Del Giudice, ricordato come autore di pubblicazioni specialistiche e promotore di innovazioni maturate anche attraverso lo studio delle organizzazioni antincendio straniere.
“Come ingegnere e appassionato storico dei Vigili del Fuoco – spiega Michele Maria La Veglia – ho voluto recuperare le opere e la voce di Francesco Del Giudice, perché la nostra storia è la bussola del futuro: riscoprire le sue intuizioni significa capire quanto valore abbia la competenza unita al coraggio nel nostro Corpo Nazionale”.
Tra gli aspetti più affascinanti della sua attività figurano proprio gli studi dedicati alla possibilità di intervenire in ambienti invasi da fumo e gas, un problema che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più delicati del soccorso antincendio. Le fonti del Corpo nazionale attribuiscono a Del Giudice lo sviluppo di strumenti considerati precursori degli autorespiratori e di sistemi di allerta elettrica contro gli incendi, testimonianza di un approccio nel quale esperienza sul campo e ricerca tecnica procedevano insieme.
Altrettanto significativo fu il suo interesse per la disponibilità dell’acqua necessaria allo spegnimento. Clemente Esposito, soffermandosi su questo aspetto, evidenzia il valore delle ricerche dedicate a sistemi di riserva idrica sotterranea pensati per la difesa antincendio di Napoli: un tema che mostra quanto Del Giudice avesse compreso l’importanza di non limitarsi alla singola attrezzatura, ma di ragionare sull’intera infrastruttura urbana necessaria a rendere efficace l’intervento dei pompieri.
La sua visione andava però oltre il soccorso. Francesco Del Giudice fu attivo anche nel campo dell’istruzione tecnica, partecipando alla crescita di un modello formativo destinato ad avere un ruolo importante nell’Italia dell’Ottocento. Fu promotore dell’Istituto Tecnico Giambattista Della Porta di Napoli e nel 1863 ne assunse la guida, affiancando così alla propria attività nel mondo dei pompieri un forte impegno nella formazione e nella diffusione delle competenze scientifiche e professionali.
È proprio l’intreccio tra formazione, tecnica e servizio pubblico a rendere la sua figura particolarmente moderna. Nella storia di Francesco Del Giudice non c’è soltanto il racconto di un uomo dell’Ottocento, ma quello di un metodo: studiare i problemi, osservare ciò che accadeva anche fuori dai confini del proprio territorio, sperimentare soluzioni e trasformare l’esperienza in conoscenza condivisa.
Non sorprende, dunque, che la sua memoria sia ancora oggi considerata significativa all’interno dei Vigili del Fuoco. Nel 2025 il Dipartimento ha istituito anche un Premio “Francesco Del Giudice”, dedicato ai progetti innovativi sviluppati nell’ambito del Corpo nazionale, riconoscendo nell’ingegnere ottocentesco un modello di competenza tecnica, ricerca e capacità di innovazione.
Il volume di Michele Maria La Veglia, di 66 pagine e pubblicato da Massa nel 2025, si inserisce quindi non soltanto nel filone della ricerca storica, ma in una più ampia riflessione sul rapporto tra memoria, innovazione e sicurezza. Raccontare oggi Francesco Del Giudice significa riportare alla luce uno dei protagonisti della Napoli scientifica e tecnica dell’Ottocento e, nello stesso tempo, comprendere come molte conquiste che oggi sembrano parte naturale dell’organizzazione del soccorso siano nate dalla capacità di uomini che seppero immaginare strumenti, regole e procedure prima ancora che diventassero patrimonio comune.
L’appuntamento di venerdì 18 settembre a Palazzo Ricca diventa così qualcosa di più della presentazione di un libro: è un viaggio nella storia dei pompieri di Napoli, nella cultura tecnica dell’Ottocento e nella vita di un uomo che seppe trasformare lo studio scientifico in strumenti concreti per la tutela delle persone. Una storia napoletana che parla ancora al presente e che mostra come innovazione, preparazione e coraggio siano da quasi due secoli elementi inseparabili della cultura del soccorso.
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