Oscar Farinetti è tornato alle origini, nel cuore del mondo del caffè, per raccontare una storia che è molto più di una bevanda: è un racconto di cultura, fatica, eccellenza e identità. A Napoli, ospite della storica torrefazione Kimbo, il fondatore di Eataly ha preso parte a un incontro ufficiale ma dal tono calorosamente informale sul tema della qualità del caffè e del suo giusto prezzo. Al centro del confronto, l’idea forte che “una tazzina di caffè oggi non dovrebbe costare meno di 2,50 euro”, come ha dichiarato lo stesso Farinetti, chiamato da Mario Rubino, presidente di Kimbo, a offrire al pubblico un punto di vista autorevole, esterno e schietto sulla filiera e il consumo consapevole.
L’evento si è svolto all’interno del Kimbo Training Center, alla presenza di Alessandra, Mario e Paola Rubino, con Luca Amabile e Gerardo Evangelista, rappresentanti della seconda e terza generazione dell’azienda fondata nel 1963. Farinetti ha condiviso la sua esperienza personale: “Mio padre fondò nel 1967 una torrefazione chiamata UniEuro. Lì ho iniziato a lavorare nel 1978. È lì che ho imparato le differenze tra i caffè crudi del mondo e l’importanza della qualità in ogni passaggio, dalla materia prima alla trasformazione”.
Nel contesto attuale, segnato da crisi internazionali e da un aumento senza precedenti dei costi del caffè verde (oltre il 300% in due anni), Mario Rubino ha sottolineato quanto sia urgente raccontare la complessità della filiera: “Abbiamo scelto di non scendere a compromessi, perché la qualità si difende, non si svende. Il barista è il cuoco del caffè e va valorizzato”. Il confronto con Farinetti è stato diretto e illuminante: “L’Italia è l’unico paese occidentale dove la tazzina è sottopagata. Solo Grecia e Portogallo hanno prezzi simili. Eppure il caffè va cucinato ogni volta. Versiamo due euro per un’acqua frizzante già imbottigliata, ma pretendiamo il caffè a un euro? Non è sostenibile, né giusto”.
Proprio per rafforzare la cultura del caffè, Kimbo ha aperto la formazione non solo ai professionisti del settore ma anche agli appassionati, per aiutare il consumatore a diventare più consapevole, come è avvenuto con il vino in Italia. “Solo un cliente informato sarà disposto a riconoscere il valore reale di ciò che beve”, ha osservato ancora Rubino. Dopo l’incontro, Oscar Farinetti ha visitato i reparti industriali e i laboratori di ricerca, guidato da Francesco Cavallo, Direttore Industriale, e da Maria Cristina Tricarico, Quality Manager dell’azienda. Ha potuto toccare con mano l’approccio napoletano alla tostatura scura, “quella capacità di spingere il punto di cottura al limite per esaltare ogni sfumatura del chicco”. “Non avevo mai visitato una torrefazione napoletana – ha detto – e non vedevo l’ora di conoscere da vicino questa realtà, perché qui il caffè è molto più di una bevanda: è un rito, un atto culturale, un incontro tra esseri umani. Il caffè sospeso? È una delle più alte forme di solidarietà sociale inventate da un popolo”.
L’incontro si è chiuso con un messaggio di impegno. “Noi di Kimbo – ha assicurato Rubino – ci batteremo sempre per tenere alto il valore della qualità. Se e quando il mercato del caffè verde ce lo consentirà, faremo di tutto per offrire il nostro caffè al miglior prezzo possibile, senza rinunciare mai all’eccellenza”. Un’infografica diffusa per l’occasione mostra come si suddivide il prezzo reale di una tazzina da 2 euro, tra costi di produzione, lavorazione, tasse, trasporti, filiera e valore umano. Un piccolo gesto di trasparenza per rispondere con concretezza a una domanda fondamentale: quanto vale davvero una tazzina di caffè? A Napoli, oggi più che mai, questa risposta ha il profumo intenso della consapevolezza.
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