Dall’11 al 16 novembre 2025, il Trianon Viviani – Teatro della Canzone Napoletana accende le luci su una delle opere più sorprendenti e meno rappresentate di Eduardo Scarpetta, Il Testamento di Parasacco, in occasione del centenario della morte del grande commediografo partenopeo. La regia, la drammaturgia e lo spazio scenico portano la firma di Francesco Saponaro, mentre le musiche, scritte dal figlio Vincenzo Scarpetta, sono rielaborate e dirette da Mariano Bellopede. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Trianon Viviani in coproduzione con il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, si annuncia come un omaggio vitale e contemporaneo alla tradizione comica napoletana, reinterpretata con un linguaggio teatrale innovativo e contaminato.
Scritta nel 1878 per risollevare le sorti del leggendario teatro San Carlino, Il Testamento di Parasacco nasce come “commedia comico-fantastica-spettacolosa” e si svolge nella Sorrento seicentesca, tra usurai, nobili arroganti e prodigi infernali. Scarpetta intreccia qui la maschera di Pulcinella a quella di Felice, prefigurando il suo futuro alter ego Felice Sciosciammocca e costruendo un irresistibile meccanismo comico che unisce satira sociale, magia popolare e riscatto morale. La trama ruota intorno alla leggenda del vecchio Parasacco, che lascia a Pulcinella tre pillole magiche capaci di evocare il diavolo Fulmine, pronto a esaudire desideri e capovolgere destini. Tra inganni, amori e apparizioni diaboliche, la commedia culmina in un finale pirotecnico dove l’astuzia popolare trionfa sulla prepotenza dei potenti.
Per Saponaro, questo testo “poco rappresentato e pieno di spiriti” è un terreno di ricerca sulla memoria teatrale: «Abbiamo percorso la via della contaminatio dei registri, pensando alla tradizione non come reliquia, ma come campo aperto di tensioni e possibilità». La messinscena è un viaggio tra linguaggi, epoche e generi, un mosaico di stili che fonde villanelle, tarantelle, blues e canti liturgici in un’inedita partitura musicale dal vivo. Visivamente, il regista evoca un Seicento oscuro, quasi tenebrista, ispirato alle atmosfere di Jusepe de Ribera, dove il grottesco si mescola al sacro e la comicità diventa atto di resistenza.
Il cast riunisce interpreti di spicco del teatro napoletano contemporaneo: Biagio Musella nei panni di Pulcinella, Mario Autore (Felice), Luca Saccoia (Parasacco/Fulmine), Antonella Stefanucci, Federica Totaro, Rosario Giglio, Tony Laudadio, Mario Cangiano, Francesca Colapietro, Laura Pagliara, Anna De Stefano, Raffaele Ausiello e Luca Saltarelli. La direzione musicale è affidata a Mariano Bellopede (pianoforte), con Arcangelo Michele Caso (violoncello e plettri), Carmine Marigliano (fiati) e Marco Fazzari (batteria e percussioni). I costumi sono di Anna Giordano, le luci di Gianluca Sacco e il suono di Daniele Chessa.
Parallelamente allo spettacolo, dal 11 al 26 novembre, il Trianon ospita la mostra iconografica Il sorriso e l’attore, dedicata a Mario Scarpetta, nipote di Vincenzo, scomparso nel 2004. L’esposizione, curata da Gianni Pinto e Pino Miraglia, è stata arricchita per l’occasione con contributi multimediali e testimonianze di grandi protagonisti del teatro italiano come Marisa Laurito, Roberto Andò, Mario Martone, Nello Mascia, Eduardo Scarpetta (figlio di Mario), Toni Servillo, Geppy Gleijeses, Luigi De Filippo, Isa Danieli e Lina Wertmüller. Una memoria viva che dialoga con il presente e restituisce l’eredità di una dinastia artistica che ha plasmato la scena italiana.
Il Testamento di Parasacco diventa così, nelle parole di Saponaro, «un atto di possessione teatrale, un convivio di fantasmi dove le gerarchie degli stili si dissolvono e i padri-morti vengono richiamati e poi cantati, tra il visibile e l’invisibile». In questa dimensione sospesa tra riso e malinconia, Pulcinella si fa eroe e idiota, profeta e burattino, attraversando un viaggio iniziatico che richiama il mito di Amleto, ma rovesciato in chiave comico-grottesca: non cerca di vendicare un regno, ma di salvare la sorella e la dignità dei poveri, armato solo di battute e astuzia.
Un evento che rinnova il legame tra Napoli e la sua tradizione teatrale, celebrando Eduardo Scarpetta non come reliquia, ma come autore ancora capace di parlare al presente.
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(foto di Pino Miraglia, fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)










