Il Comune di Monteverde, piccolo centro dell’Alta Irpinia al confine con la Puglia, torna al centro del dibattito nazionale sulla revisione dell’elenco dei Comuni montani previsto dal DPCM attuativo della legge n. 131/2025. Un provvedimento che, se applicato senza correttivi, rischia di cancellare con un colpo di penna il riconoscimento di una condizione di oggettivo disagio territoriale, sociale ed economico.
Monteverde si trova a 740 metri di altitudine, con un abitato compatto e una distanza di circa 19 chilometri dal Comune più vicino, ed è considerato da sempre uno dei territori più difficili da raggiungere della provincia di Avellino. Eppure, sulla base dei criteri fissati dal decreto – fondati prevalentemente su parametri geomorfologici – il Comune non risulterebbe più classificato come montano. La ragione è tecnica: l’altitudine media dell’intero territorio comunale non supera i 500 metri sul livello del mare, una parte significativa della superficie si estende verso le aree più basse della valle dell’Ofanto e non viene raggiunta la percentuale di pendenza superiore al 20% richiesta dal DPCM.
Una lettura che ignora la realtà vissuta quotidianamente dalla comunità. «Monteverde vive una condizione di forte isolamento geografico e infrastrutturale che nulla ha a che vedere con una semplice media altimetrica», sottolinea il sindaco Tonino Vella. «Il nostro abitato è a 740 metri, i servizi essenziali sono lontani, la fragilità demografica è evidente. Applicare criteri uniformi su scala nazionale significa non conoscere i territori e penalizzare le aree interne».
Il rischio non è solo simbolico. La perdita dello status di Comune montano comporterebbe conseguenze concrete: meno risorse per scuole, trasporti, sanità e servizi sociali, ma anche un duro colpo all’agricoltura, che a Monteverde rappresenta ancora oggi un presidio economico e ambientale fondamentale. «Sarebbe una penalizzazione ingiusta per una comunità che già combatte ogni giorno contro spopolamento e marginalità», aggiunge Vella. «Non chiediamo privilegi, ma il riconoscimento di una condizione reale di disagio».
La questione ha assunto rapidamente una dimensione nazionale, tanto da portare alla sospensione temporanea del DPCM grazie alla posizione assunta da alcune Regioni e all’attenzione del Ministro Roberto Calderoli. Un segnale importante, ma non definitivo. Sul tema è intervenuta anche UNCEM, che attraverso il presidente nazionale Marco Bussone ha indicato due possibili vie d’uscita: l’allargamento dei criteri nazionali, rivedendo soglie di altitudine e percentuali territoriali, oppure una revisione regionale degli elenchi entro trenta giorni, nel rispetto delle competenze attribuite alle Regioni da diverse sentenze della Corte costituzionale.
Una proposta che trova piena sintonia con la posizione dell’amministrazione comunale di Monteverde. «La montagna non è un dato astratto, ma una condizione sociale, economica e umana», ribadisce il sindaco Tonino Vella. «Se si ignorano l’isolamento, la distanza dai servizi, la debolezza demografica, si rischia di trasformare una classificazione tecnica in un’ingiustizia istituzionale».
Il caso Monteverde diventa così emblematico di un problema più ampio: la difficoltà di raccontare e governare le aree interne solo attraverso numeri e percentuali. In gioco non c’è soltanto una definizione amministrativa, ma il futuro stesso di comunità che continuano a presidiare territori fragili, garantendo equilibrio ambientale, identità culturale e coesione sociale. Per questo la battaglia non è solo locale, ma riguarda l’idea di Paese e di sviluppo che si intende perseguire.
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(foto dal profilo istituzionale Facebook del sindaco di Monteverde Tonino Vella)



