C’è un teatro che non si limita a raccontare una storia, ma prova a scoperchiare il reale, a portare in superficie ciò che la città, la società e spesso anche lo sguardo collettivo preferiscono lasciare nel buio. È in questa direzione che si muove Alice nelle fogne delle Meraviglie, lo spettacolo in scena alla Sala Assoli/Moscato di Napoli dal 12 al 15 marzo 2026, scritto e interpretato da Angela Dionisia Severino e diretto da Lauraluna Fanina. Al centro non c’è soltanto la rilettura di un classico, ma la scelta precisa di usare la scena come luogo di attraversamento del presente, delle sue contraddizioni, delle sue esclusioni, delle sue ferite più vive. Lo spettacolo è presentato ufficialmente come una fiaba urbana e intersezionale che unisce il “cunto” napoletano ai linguaggi della performance contemporanea, in un impianto artistico che mette insieme parola, corpo e drammaturgia musicale.
Il valore dell’opera passa anzitutto dalla forza della sua protagonista creativa, Angela Dionisia Severino, artista che porta nel progetto una formazione ampia e stratificata, costruita tra teatro di narrazione, mimo, acrobatica, arti aeree, danza classica e Commedia dell’Arte. Questa ricchezza di linguaggi non è un semplice dato biografico, ma diventa la sostanza stessa dello spettacolo: una presenza scenica capace di tenere insieme racconto, visione, fisicità e tensione politica. Il suo percorso, che comprende anche la fondazione di Officina Commedia e collaborazioni con realtà come Teatri Associati di Napoli, Casa del Contemporaneo e Teatro del Drago, rende ancora più chiaro il senso di un lavoro che nasce da una pratica viva, artigianale e insieme radicale del teatro. Anche la regia di Lauraluna Fanina, formatasi all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli sotto la direzione artistica di Danio Manfredini, contribuisce a dare allo spettacolo una cifra precisa: un equilibrio fra immersione corporea, consapevolezza del gesto e attenzione alla voce come strumento narrativo e politico.
L’idea drammaturgica prende ispirazione da Alice nel Paese delle Meraviglie, ma qui la caduta non conduce in un altrove favolistico rassicurante. Al contrario, si trasforma in una discesa nel rimosso collettivo, in una fogna dove si accumula tutto ciò che il “mondo di sopra” decide di espellere, ignorare, marginalizzare. È una metafora potente, che fa della città contemporanea il vero paesaggio drammatico dell’opera: una città segnata da gentrificazione, turistificazione, nuove diaspore, diseguaglianze e perdita di appartenenza. In questo scenario, Alice diventa una giovane donna che cerca il proprio posto in un presente troppo rapido e troppo crudele, e proprio per questo la sua discesa assume il valore di una catabasi necessaria, di un attraversamento che non riguarda solo lei ma anche tutti coloro che restano ai bordi. La nota di regia sottolinea infatti come i topi, insieme magici ed esclusi, diventino metafora dei cacciati della terra, trasformando la fiaba in una lente feroce e poetica sulla contemporaneità.
È proprio qui che lo spettacolo acquista il suo messaggio più profondo. Alice nelle fogne delle Meraviglie non chiede allo spettatore di rifugiarsi nell’immaginario, ma di usarlo come strumento critico. Il fantastico non è evasione: è una via per leggere meglio il reale. La scena diventa allora un luogo in cui gli invisibili riprendono voce, in cui ciò che è stato nascosto riemerge, in cui la marginalità smette di essere sfondo e diventa centro del discorso. In questo senso il lavoro di Severino e Fanina ha un valore che supera l’evento teatrale in sé: parla di esclusione urbana, di fragilità sociale, di identità inquiete, ma parla anche della possibilità di una coscienza diversa, più attenta, più scomoda, più umana. È uno spettacolo da vedere non soltanto per la qualità artistica della proposta, ma per la sua capacità di costringerci a riflettere sulla nostra contemporaneità, sulle città che stiamo costruendo e sulle vite che rischiamo di non vedere più.
Alice nelle fogne delle Meraviglie ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Serra Campi Flegrei 2023 e il Premio Eco-scena 2024, due segnali importanti per un’opera che ha saputo imporsi come scrittura scenica originale, urgente e perfettamente inserita nelle tensioni del teatro contemporaneo. La durata di 50 minuti contribuisce inoltre a rendere la proposta compatta, intensa, priva di dispersioni, sostenuta anche dal lavoro di Teresa Di Monaco alla drammaturgia musicale, da Dario Biancullo ai costumi, da Sebastiano Cautiero al disegno luci e dal contributo delle altre figure artistiche e organizzative coinvolte.
Lo spettacolo è in programma alla Sala Assoli di Napoli giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 marzo alle 20.30, e domenica 15 marzo alle 18.00. Il posto unico è proposto a 18 euro, con ridotto a 15 euro per under 30, over 65, possessori di CartaEffe ed enti convenzionati. La programmazione e i canali ufficiali di acquisto e approfondimento sono già disponibili sui siti di Casa del Contemporaneo e dei circuiti di biglietteria collegati.
In un tempo in cui molte narrazioni culturali inseguono la superficie, Alice nelle fogne delle Meraviglie sceglie invece di scendere sotto, nel punto in cui il presente diventa più scomodo ma anche più vero. E forse è proprio questa la sua necessità più forte: ricordarci che il teatro può ancora essere un atto poetico e politico insieme, un gesto capace di dare forma all’invisibile e di restituire dignità a ciò che il rumore del mondo prova a cancellare.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



