di Anthea Fusco
L’estate è finita.
L’ENPA non ha ancora diffuso i numeri ufficiali sugli abbandoni, ma oggi non voglio parlarvi di numeri.
Voglio parlarvi di Macchia. Aprile 2022.
Da settimane, Luisa ed Elisa, due volontarie, provano a prendere un Pointer Inglese segnalato già da mezzo paese.
È solo, spaventato, affamato. Ha smesso di credere nell’essere umano. Non è stato facile. Ci sono volute scatolette lasciate a terra, ore di attesa, parole sussurrate per conquistare la fiducia perduta.
E alla fine, si è lasciato prendere. Lo hanno chiamato Macchia, per quel manto bianco macchiato di nero.
Macchia arriva in stallo. Non in un canile, in una casa.
Trova persone con un cuore enorme, che si rimboccano le maniche senza pensarci un secondo. La prima tappa è dal veterinario.
Niente microchip. Come immaginavamo.
Poi la bilancia: 16 chili. Un Pointer di due anni dovrebbe pesarne quasi il doppio.
Macchia non era magro. Era ossa ricoperte di pelle. Aveva due occhi enormi, pieni di terrore.
Le analisi hanno confermato quello che temevamo: il suo corpo portava i segni di mesi passati a sopravvivere. Eppure, nonostante fosse un cane da caccia, aveva paura persino dello schiocco delle dita. Giorno dopo giorno, in mezzo ad altri umani e ad altri cani, Macchia ha iniziato a tornare alla vita.
Si è lasciato curare. Si è lasciato coccolare.
Ha scoperto cosa sono una pallina, un peluche, una cuccia calda.
Ha imparato a fare le feste quando si tornava dal lavoro. Ha imparato a sedersi, felice, appena sentiva la parola “biscotto”. Era diventato di famiglia. Ma chi fa stallo lo sa: a volte non puoi tenerli per sempre, anche se vorresti.
Con l’aiuto di una volontaria che non ci ha mai lasciato soli, abbiamo cercato per lui il posto giusto. Dallo stallo, Macchia è arrivato in un rifugio a Varazze, dove è stato accolto e chiamato Aron. È lì che aspetta, ancora una volta dietro delle sbarre, che qualcuno lo scelga per sempre. E quel qualcuno arriva da Poggibonsi, in provincia di Siena.
Paola che lo ha adottato ci racconta : “Io e mio marito abbiamo visto per caso l’appello di Aron su facebook, la volontaria, una persona Speciale ci ha raccontato di Lui. Ci ha colpito la sua espressione triste, la sua magrezza, ci ha fatto una tenerezza infinita. Siamo andati a conoscerlo, la sua dolcezza ci ha conquistati. Al rifugio dove era stato portato, veniva descritto come difficile, nervoso, rosicchiava il legno della cuccia, cercava di scappare. Abbiamo deciso di adottarlo e siamo andati a prenderlo, messo il guinzaglio lui si è affidato a noi, e ci ha seguiti. In casa gli avevamo preparato una brandina imbottita, ci si è accomodato subito, dal primo giorno ogni volta che lo chiamavamo si metteva a scodinzolare felice e si girava a pancia in sù con la gambina larga in senso di fiducia, abbandono, riconoscenza”.
In casa con noi – continua – c’era Luna una pointerina gentile ed equilibrata proveniente da un Rifugio di Perugia con noi da 4 anni e già operata di un tumore, con tanto Affetto ancora da dare. Lei era la Mammina di Tutti, si è subito avvicinata ad Aron e dopo qualche giorno che Aron aveva scoperto il divano, dormivano già insieme e Lei aveva già iniziato a leccarlo come se fosse suo figlio. Lui a volte si scansava come fanno i bambini quando le mamme esagerano, ma poi gli si poggiava con la testa sopra la sua schiena. Lei era la sua sicurezza. In passeggiata, lui avanti lei dietro come a proteggerla, negli sgambamenti me li ricordo rincorrere felici qualche povera lucertola, guardare immobili qualche piccione in volo e annusare il vento a naso in sù. È diventato parte di qualcosa di grande. È arrivato da noi magrissimo, terrorizzato da tutto, non conosceva niente del mondo fuori da una gabbia. Ci sono voluti mesi di pazienza, di lavoro quotidiano, di piccole conquiste. Piano piano ha imparato a fidarsi, a camminare al guinzaglio, a dormire tranquillo, a giocare. In casa era la nostra ombra, discreto e scodinzolante veniva dietro ogni passo in camera, al bagno, sul divano, in braccio come un cucciolo. Se non lo consideravi richiamava la tua attenzione con la zampina o infilava la testa sotto al braccio alla ricerca di carezze. Lo chiamavamo scherzando Essenziale, ma lo era diventato veramente.” Con loro ha viaggiato. Ha visto il mare per la prima volta. Ha guardato i temporali da dietro una finestra, al sicuro. Ha conosciuto la neve, con il suo giubbottino caldo addosso”.
Ha avuto, finalmente, una vita bella, piena, sana. “Aron ha insegnato Amore, gratitudine, gioia, dolcezza, presenza, coraggio, ha aperto il cuore. Il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere era contagiosa, ha insegnato a gioire delle piccole cose, correre, sdraiarsi al sole, rotolarsi tra i fiori, annusare ogni traccia. Ci ha fatto sentire uniti, un essere unico, una parte della natura, dell’universo.” Ma non sempre è oro quel che luccica”.
Perché l’abbandono lascia cicatrici che non si vedono. Ferite che nemmeno tutto l’amore del mondo possono curare.
“Purtroppo dopo tanti problemi di salute che si era portato dietro dal suo passato infelice e sfortunato. Problemi gastrointestinali e infezioni urinarie e tante difficoltà, nonostante cure, dedizione e impegno, ha sempre combattuto insieme a noi. Poi, le terapie ripetute e i viaggi dai veterinari e specialisti, l’ultima infezione ha aggredito i reni e non c’è stato più niente da fare e, senza soffrire, fra le nostre braccia è volato via. Un dolore immenso.”
Dopo un anno vissuto nell’amore più puro, Aron ci ha lasciato. “Se potessi, gli vorrei chiedere scusa perché purtroppo non siamo riusciti a salvarlo. Ha lasciato un grande senso di impotenza, un grande vuoto, un angelo ritornato in cielo troppo presto. Gli vorrei anche dire Grazie per aver condiviso con noi il suo mondo, le sue esperienze, la gioia di vivere, la sua spensieratezza. Per aver fatto parte della nostra vita. Aron, i tuoi occhi dolci, il tuo naso all’insù, le tue gambe lunghe. Ti abbiamo amato tanto, scricciolino nostro, la tua sorellina è volata in cielo anche Lei ormai diversi mesi fa, cercala caro Aron ti aiuterà. Se n’è andato portandosi via un pezzo di cuore di ognuno di noi e lasciandoci una lezione che fa male: a volte salvare un animale non significa salvarlo per sempre. A volte significa solo regalargli gli ultimi mesi di pace. Gli unici che abbia mai avuto”.
“Aron non ha mai chiesto di essere comprato. Non ha mai chiesto di fare cucciolate. Non ha mai chiesto di essere buttato in strada come spazzatura. Chiedeva solo amore. E forse poi veramente, niente avviene per caso. Lo stesso giorno in cui sono stata contattata per parlare di Aron, stavamo prendendo accordi per adottare un cagnolino. Forse lui da lassù me lo ha raccomandato, c’è un senso di colpa forte quando la vita va avanti. Ma sicuro, un filo unico ci lega. Lui si chiama Flash e ha bisogno, è l’ennesima creatura sfortunata, un’altra anima indifesa, sospesa tra le sbarre di un canile. Merita di vivere. Negli ultimi 20 anni con mio marito abbiamo fatto volontariato, adottato e accolto diversi cagnolini spesso pointer o simili che sono la nostra passione, alcuni già malati, alcuni anziani ogni volta tanto Amore e tanta sofferenza ma tante lezioni di vita”.
“Questo è un Mondo che ci ha reso più vulnerabili ma incredibilmente più consapevoli e ricchi dentro. Chi abbandona gli animali? Non riesco a concepire un tradimento più grosso, è una cattiveria assoluta frutto della miseria umana, un egoismo da codardi. Gli animali hanno una forma diversa ma sentono come noi umani e a volte anche di più. L’abbandono è una ferita nella carne viva. E se non siamo in grado di darglielo, allora è meglio girarsi dall’altra parte e non prenderlo proprio. Niente al mondo potrà mai ripagare una vita. Ma sappiamo una cosa, e questa ci consola: Aron ha attraversato il Ponte dell’Arcobaleno sereno.”
E l’ultimo sentimento che ha provato per noi esseri umani, nonostante tutto, è stato uno solo: amore. La vita non è quantità, è qualità. E per capirlo non c’è miglior maestro di un cane. “Noi continueremo ad aiutare qualcuno che ha bisogno, ad aprire ancora una gabbia. Adottate, non comprate. Entrate nei canili, fate volontariato, cercate qualcuno che vi risuoni dentro. Ogni conquista sarà un successo di tutti. Proprio come ci ha insegnato a fare Tu, Amato Aron.”
“Ogni adozione mi ha aperto un mondo diverso. Ognuno un carattere un essere Unico. Ma con una cosa in comune, un passato alle spalle. Chi esce dal canile non si arrende. Tendono tutti ad imparare, ad andare avanti. Imparano a fidarsi di nuovo, ricominciano a vivere una vita degna di essere vissuta. Se a volte il recupero psicofisico di un cane vi sembra difficile, non mollate. Lasciatevi aiutare da un educatore o un addestratore, credetemi, vi cambierà la vita, e loro vi saranno grati per sempre.”
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