Palazzo Gravina, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ospitato la tredicesima edizione del Premio per la Responsabilità Sociale “Amato Lamberti”, promosso dall’Associazione Jonathan e dal gruppo di imprese sociali Gesco. Un appuntamento che negli anni ha consolidato il proprio ruolo nel panorama cittadino, mettendo al centro diritti umani, solidarietà, inclusione, cultura e cittadinanza attiva.
L’edizione 2026 ha confermato la vocazione del Premio a valorizzare personalità, associazioni, professionisti e istituzioni capaci di trasformare il proprio ruolo in un’occasione concreta di cambiamento sociale. Nel corso della serata sono stati assegnati riconoscimenti a esperienze diverse, accomunate dall’attenzione alle persone più fragili, alla tutela dei diritti e alla costruzione di una comunità più consapevole e solidale. Lo stesso invito ufficiale definisce il Premio come uno strumento di promozione della responsabilità sociale, della partecipazione e della cittadinanza attiva.
A sottolineare il valore ormai acquisito dalla manifestazione è Vincenzo Morgera dell’Associazione Jonathan, che al termine dell’evento ha tracciato un bilancio dell’edizione appena conclusa, evidenziando soprattutto la partecipazione del pubblico e la presenza delle istituzioni.

«Il Premio Responsabilità Sociale Amato Lamberti in questi anni è diventato un appuntamento atteso dalla città, come dimostra la presenza delle tante persone che ci sono vicine e condividono l’evento», ha dichiarato Morgera. «Quest’anno abbiamo visto la presenza del nuovo rettore della Federico II, dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli, del presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli e del dirigente della Giustizia Minorile della Campania».
Una partecipazione istituzionale che, nelle parole dell’esponente dell’Associazione Jonathan, testimonia la capacità del Premio di costruire nel tempo un proprio spazio riconoscibile nel dibattito pubblico napoletano, non limitandosi alla celebrazione dei singoli vincitori ma proponendosi come luogo di confronto sul significato della responsabilità sociale.
«È un premio che negli anni è riuscito a ritagliarsi un suo spazio specifico di denuncia e di promozione delle buone pratiche sociali», ha aggiunto Morgera, «per partecipare ed esercitare un ruolo di cittadini attivi e responsabili».
È proprio questo il filo conduttore che ha legato le numerose storie protagoniste della tredicesima edizione. Il Premio Edizione 2026 è stato assegnato a Tomaso Montanari, storico dell’arte, saggista e rettore dell’Università per Stranieri di Siena, mentre il Premio Speciale è andato all’attrice, scrittrice e attivista Chiara Francini, impegnata da tempo sui temi della fragilità, dell’inclusione e dei diritti.
Per la categoria Diritti Umani è stato premiato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, protagonista da anni delle battaglie sui diritti civili, sull’autodeterminazione e sull’assistenza alle persone malate e con disabilità.
La cultura ha avuto uno spazio centrale con Antonio Fresa, pianista e compositore, insignito del Premio alla Cultura e protagonista anche di un momento musicale nel corso della serata. Il riconoscimento ha voluto valorizzare una sensibilità artistica capace di dialogare con l’impegno sociale, riaffermando il ruolo della cultura come strumento di crescita collettiva.
Particolarmente intenso il ricordo di Riccardo Siano, fotoreporter de la Repubblica, scomparso nel maggio 2026, al quale è stato dedicato il Premio per il Fotogiornalismo. Un omaggio alla sua attività professionale e al valore della fotografia come strumento di documentazione, testimonianza e racconto della realtà.
Il Premio Impresa è andato a Vincenzo Cordella, imprenditore nel settore della ristorazione che ha riproposto a Roma un modello di inserimento lavorativo ispirato all’opportunità che lui stesso aveva ricevuto in passato nelle comunità dell’Associazione Jonathan. Una storia che rappresenta in modo concreto uno dei significati più profondi del Premio Amato Lamberti: trasformare un percorso personale di riscatto in un’occasione da mettere a disposizione di altri.
Per la categoria Napoli Città Solidale il riconoscimento è stato attribuito all’Associazione Africaintesta, rappresentata dalla presidente Adele Gigante, per il lavoro realizzato in Tanzania a sostegno dei bambini e delle comunità più povere. Alla solidarietà internazionale si è collegata anche la Menzione speciale “Paolo Giannino”, assegnata al Liceo Scientifico Galileo Galilei di Napoli per le attività sviluppate in Africa, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni ai valori della cooperazione e della cittadinanza responsabile.
Il Premio per il Lavoro Sociale è stato invece conferito ad Antonio Procentese, per l’attività di reinserimento lavorativo rivolta a persone con sofferenza psichica. Un ambito nel quale il lavoro viene interpretato non soltanto come fonte di reddito, ma anche come strumento di autonomia, inclusione e recupero di relazioni sociali.
Anche l’arte ha avuto un ruolo importante nella cerimonia. Come da tradizione, ai premiati sono state destinate opere realizzate dalle artiste legate al progetto Donne ad Arte. Nel programma ufficiale sono indicate Maria Cristina Antonini, Agnese Brusca, Rita Casdia, Adriana de Manes, Agnese Fornito, Marika Grimaldi, Daniela Pergreffi, Ilaria Sagaria ed Eva Santos, con il coordinamento di Maria Cristina Antonini e Daniela Pergreffi.
Il Premio Amato Lamberti 2026 ha così chiuso la sua tredicesima edizione ribadendo una scelta precisa: dare visibilità alle esperienze capaci di produrre cambiamento e, allo stesso tempo, mantenere aperto uno spazio pubblico nel quale denunciare le fragilità del presente e promuovere modelli positivi di intervento sociale. Una funzione che, come ha ricordato Vincenzo Morgera, si traduce nella volontà di far crescere cittadini non soltanto consapevoli, ma protagonisti della vita della comunità.
La forte partecipazione registrata a Palazzo Gravina e la presenza di rappresentanti del mondo universitario, istituzionale, della giustizia e del terzo settore confermano dunque la dimensione ormai cittadina del Premio promosso da Jonathan e Gesco. Un percorso iniziato tredici edizioni fa e che continua a tenere insieme denuncia, testimonianza, solidarietà e promozione delle buone pratiche sociali.
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