Napoli si prepara a un nuovo appuntamento con il teatro e la memoria storica. Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, le suggestive sale dell’Archivio di Stato di Napoli ospiteranno “Il fuoco”, lo spettacolo diretto da Mario Gelardi che conclude la rassegna “Le voci dell’Archivio – Incursioni teatrali tra le carte”. Un’esperienza teatrale immersiva che trasforma documenti, lettere e testimonianze del passato in racconti capaci di emozionare, interrogare il presente e restituire voce a storie rimaste a lungo custodite tra gli scaffali della storia.
Dopo il primo appuntamento con “Le carte”, andato in scena il 17 e 18 ottobre, il progetto torna a coinvolgere il pubblico con una nuova rappresentazione che mette al centro la memoria collettiva, le vicende familiari, le contraddizioni della storia italiana e l’identità di Napoli. “Il fuoco” sarà in scena il 24 ottobre con due repliche, alle ore 11:00 e alle 12:30, e il 25 ottobre alle ore 19:00 e alle 20:30, offrendo agli spettatori l’opportunità di attraversare gli ambienti dell’Archivio in un percorso nel quale lo spazio storico diventa parte integrante della narrazione.
Lo spettacolo vede protagonisti Federica Aiello, Carlo Geltrude, Mattia D’Angelo e Marcello Manzella, con la regia di Mario Gelardi, l’aiuto regia di Macky Montella e i costumi di Rachele Nuzzo. L’iniziativa è organizzata dal Nuovo Teatro Sanità ETS in collaborazione con l’Archivio di Stato di Napoli, ed è promossa e co-finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027.
Il progetto nasce da un’idea precisa: trasformare il patrimonio documentale custodito nell’Archivio in materia viva, capace di generare nuove storie e nuove occasioni di confronto. A dare forma a questo percorso sono stati giovani drammaturghi che, durante i laboratori realizzati a settembre, hanno potuto entrare in contatto diretto con lettere, contratti, telegrammi, testimonianze e documenti originali. Non soltanto una ricerca storica, dunque, ma un vero laboratorio creativo nel quale la scrittura teatrale ha incontrato le tracce lasciate da uomini e donne del passato.
Il percorso di formazione ha coinvolto anche gli allievi del DrammaLab del Nuovo Teatro Sanità e si è sviluppato attraverso incontri dedicati alla narrazione storica, al lavoro archivistico e alla drammaturgia, con il contributo della scrittrice Antonella Ossorio, dell’archivista Giuseppina Medugno e dello stesso Mario Gelardi. Da questa esperienza sono nati otto monologhi originali e due epiloghi, distribuiti nei due spettacoli della rassegna.
A caratterizzare “Il fuoco” sono quattro monologhi, ciascuno costruito attorno a una vicenda differente, ma unito agli altri dalla necessità di fare i conti con il passato. Storie nelle quali i documenti non rappresentano soltanto una testimonianza, ma diventano strumenti di rivelazione, capaci di mettere in discussione convinzioni, ricostruire identità e riportare alla luce verità dimenticate.
Il primo racconto, “Ciaramella”, segue il percorso di un uomo che parte per New York portando con sé un rancore familiare. Quello che inizialmente appare come un viaggio segnato da questioni personali si trasforma progressivamente in una ricerca delle proprie radici. Attraverso le carte dell’Archivio, il protagonista scopre infatti la vera storia del bisnonno, un sindacalista antifascista, e si confronta con una memoria familiare diversa da quella che aveva immaginato. Il documento diventa così uno strumento di riconciliazione con la propria storia e, al tempo stesso, un’occasione per riflettere sul peso delle scelte individuali nei momenti più difficili del Novecento.
Di tutt’altra intensità è “In quindici minuti prende fuoco la paglia”, monologo che riporta il pubblico agli anni della guerra e alla drammatica vicenda di ottocento casse di documenti coinvolte in operazioni di salvataggio e distruzione. A raccontarla è un contadino, testimone di un momento nel quale la sopravvivenza delle carte assume un significato che va ben oltre il loro valore materiale. La minaccia del fuoco diventa il simbolo della fragilità della memoria e della possibilità che interi frammenti di storia scompaiano per sempre. Attraverso questa testimonianza emerge quanto la conservazione dei documenti sia fondamentale per proteggere non soltanto la storia delle istituzioni, ma anche quella delle persone comuni.
Uno dei momenti più strettamente legati all’identità cittadina è rappresentato dal monologo “Giorgio Ascarelli”, che assume un significato particolare nell’anno del centenario della fondazione del Napoli, celebrato nel 2026. Al centro della narrazione c’è Giorgio Ascarelli, l’industriale protagonista di una pagina importante della storia sportiva partenopea. Attraverso documenti, contratti e lettere autentiche, il racconto restituisce il sogno di una città capace di riconoscersi in una sola squadra e in un unico colore.
La figura di Ascarelli permette così di intrecciare la memoria sportiva con quella sociale e culturale di Napoli, mostrando come il calcio possa diventare un elemento di appartenenza collettiva. In questa prospettiva, la nascita del Napoli non rappresenta soltanto un episodio sportivo, ma anche un tassello della costruzione dell’identità cittadina, capace ancora oggi di suscitare emozioni e un forte senso di comunità.
Il quarto monologo, “Emilia Giannelli”, affronta invece il rapporto complesso tra memoria privata e storia politica. Una donna, attraverso una ricerca nell’Archivio, scopre la verità sul nonno fascista e sul padre mai conosciuto, espulso con disonore perché considerato sovversivo. È una vicenda nella quale il passato irrompe nel presente, costringendo la protagonista a confrontarsi con le contraddizioni della propria famiglia e con un’eredità storica difficile da accettare. Le carte diventano testimoni di scelte, ingiustizie e silenzi, restituendo dignità a esistenze che rischiavano di rimanere sommerse.
A chiudere il percorso torna l’epilogo “La polvere delle cose”, che riallaccia le vicende raccontate al tema centrale dell’intera rassegna: il rapporto tra il tempo, gli oggetti, i documenti e le persone chiamate a conservarne il significato. La polvere, simbolo del trascorrere degli anni, diventa anche l’immagine di una memoria che può essere riscoperta e riportata alla luce attraverso la ricerca e il racconto.
L’elemento distintivo di “Il fuoco” è rappresentato dalla scelta dell’environmental theatre, una forma di teatro nella quale lo spazio della rappresentazione non costituisce una semplice scenografia, ma partecipa direttamente alla costruzione dell’esperienza artistica. Non esiste una separazione rigida tra palcoscenico e platea: il pubblico è invitato a muoversi negli ambienti storici dell’Archivio, seguendo gli interpreti e attraversando luoghi che custodiscono realmente le tracce delle vicende narrate.
È proprio questa relazione tra attori, spettatori e ambiente a rendere il progetto particolarmente interessante. L’abbattimento della quarta parete consente di vivere il teatro in modo ravvicinato, creando una dimensione nella quale la parola pronunciata dagli interpreti sembra dialogare con le pareti, gli scaffali e i documenti conservati nelle sale.
L’Archivio di Stato di Napoli, diretto da Ferdinando Salemme, diventa così molto più di una sede prestigiosa. Si trasforma in un luogo di incontro tra epoche differenti, nel quale le esperienze individuali possono essere riconosciute come parte di una storia più ampia. Il lavoro degli archivisti, spesso poco visibile al grande pubblico, assume un valore centrale: custodire le carte significa infatti preservare le possibilità di conoscere, interpretare e raccontare il passato.
Il progetto “Le voci dell’Archivio – Incursioni teatrali tra le carte” si inserisce in una visione della cultura che punta a rendere accessibile il patrimonio storico attraverso linguaggi contemporanei. La collaborazione tra il Nuovo Teatro Sanità ETS e l’Archivio di Stato di Napoli mostra come il teatro possa diventare uno strumento di valorizzazione culturale, capace di coinvolgere nuove generazioni di autori e spettatori.
Dalle vicende dell’antifascismo alle ferite della Seconda guerra mondiale, dalla nascita del Napoli alle storie familiari attraversate dalle tensioni politiche del Novecento, “Il fuoco” costruisce un mosaico di esperienze che raccontano una città e, più in generale, il rapporto degli italiani con la propria memoria.
La forza di questa iniziativa risiede nella capacità di mettere in dialogo la Napoli di ieri con quella di oggi. Ogni documento custodisce nomi, decisioni, speranze, sconfitte e percorsi umani. Attraverso la drammaturgia, quelle testimonianze escono idealmente dalle cartelle per diventare parole, gesti ed emozioni condivise.
L’ingresso agli spettacoli è gratuito, con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere all’indirizzo info@nuovoteatrosanita.it. Le rappresentazioni si svolgeranno negli spazi dell’Archivio di Stato di Napoli, nel complesso monumentale di Piazzetta del Grande Archivio.
Con “Il fuoco”, Napoli conferma la possibilità di valorizzare il proprio patrimonio storico attraverso esperienze culturali capaci di unire ricerca, creatività e partecipazione. Non si tratta semplicemente di assistere a uno spettacolo, ma di entrare in contatto con quelle vite che continuano a esistere attraverso le carte. Perché un archivio non è soltanto il luogo nel quale la storia viene conservata: è anche lo spazio nel quale la memoria può tornare a parlare, a interrogare il presente e a trovare nuovi ascoltatori.
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- Archivio di Stato di Napoli – Le voci dell’Archivio
- Ministero della Cultura – Direzione generale Archivi

