Napoli torna a essere protagonista della sperimentazione artistica contemporanea con Zêlos, l’installazione sonora multicanale dell’artista Pier Alfeo che sarà inaugurata sabato 24 ottobre 2026 nella Chiesa di Santa Caterina da Siena. Un progetto che intreccia musica antica, intelligenza artificiale, architettura e memoria storica, trasformando uno dei luoghi più suggestivi del patrimonio culturale napoletano in uno spazio di ricerca e ascolto. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Pietà de’ Turchini, inaugura Timeless, un ambizioso percorso triennale dedicato alla Sound Art e alle nuove possibilità espressive offerte dall’incontro tra tradizione musicale e tecnologie contemporanee.
L’installazione sarà visitabile dal 24 al 31 ottobre 2026 e, al termine dell’esposizione temporanea, entrerà a far parte in maniera permanente del complesso monumentale di Santa Caterina da Siena. Non si tratta, dunque, soltanto di una mostra, ma dell’avvio di un progetto culturale destinato a lasciare un segno duraturo nel panorama artistico della città, attraverso un’opera capace di modificare la percezione dello spazio e di coinvolgere direttamente chi lo attraversa.
Al centro di Zêlos si trova una riflessione sulla memoria musicale dimenticata e sulle storie rimaste ai margini delle narrazioni ufficiali. Pier Alfeo ha concepito la sua scultura sonora come un organismo reattivo, in grado di dialogare continuamente con l’ambiente circostante e di restituire una nuova dimensione espressiva a testimonianze del passato che rischiavano di scomparire. L’opera prende ispirazione dal repertorio, oggi in gran parte irreperibile, del compositore Francesco Provenzale, figura significativa della tradizione musicale napoletana, e richiama il talento delle giovani orfane cresciute all’interno del Real Conservatorio della Solitaria.
Quelle ragazze, pur avendo ricevuto una formazione musicale, sono rimaste sostanzialmente escluse dai cataloghi artistici del passato in quanto donne. Le loro vicende si intrecciano idealmente con la storia monastica di Santa Caterina da Siena, creando un collegamento tra esperienze femminili, educazione musicale, vita religiosa e patrimonio culturale della città. L’installazione nasce proprio dal desiderio di riportare alla luce queste presenze e di dare una forma contemporanea a un’eredità che non ha trovato pieno riconoscimento nella memoria collettiva.
A rendere particolarmente innovativo il lavoro è l’impiego dell’intelligenza artificiale come strumento di ricerca e creazione musicale. Pier Alfeo ha utilizzato un agente di IA capace di analizzare materiali d’archivio e caratteristiche del linguaggio compositivo di Francesco Provenzale, generando una nuova partitura a partire da Care Selve, Amati Orrori. Attraverso modelli probabilistici, il materiale musicale è stato successivamente trasformato in un codice generativo che governa il funzionamento fisico e acustico dell’installazione. La tecnologia, in questo caso, non viene utilizzata per sostituire il patrimonio artistico del passato, ma per esplorarlo attraverso strumenti nuovi, rendendo possibile un dialogo tra epoche e linguaggi apparentemente distanti.
Anche la struttura materiale di Zêlos contribuisce a raccontare questa relazione tra storia e contemporaneità. La scultura si presenta come un elemento circolare di due metri di diametro, realizzato in alluminio, ottone e PETG trasparente. Al suo interno trovano posto nove nodi sferici dotati di altoparlanti, le cui superfici riproducono motivi ornamentali ispirati alle antiche gelosie della Chiesa di Santa Caterina da Siena. Questi elementi architettonici, utilizzati negli ambienti conventuali per separare e proteggere, diventano parte integrante del linguaggio visivo e sonoro dell’opera.
La scelta delle gelosie assume un valore simbolico particolarmente intenso. Le grate, tradizionalmente associate alla separazione tra lo spazio religioso e quello esterno, vengono reinterpretate come strumenti di comunicazione e diffusione del suono. Il titolo Zêlos, richiamando un termine greco dalla duplice valenza, suggerisce proprio questa tensione tra devozione e possesso, cura e sorveglianza, protezione e controllo. La scultura diventa così anche una riflessione sulla condizione femminile e sulle forme di visibilità e invisibilità che hanno attraversato la storia.
Il rapporto con l’architettura rappresenta un altro aspetto fondamentale dell’installazione. Grazie a un sistema di microfoni, Zêlos proietta il suono verso la cantoria della chiesa e ne intercetta le risonanze, adattandosi continuamente alle caratteristiche acustiche dell’ambiente. Il risultato è un paesaggio sonoro in costante trasformazione, che non si ripete mai nello stesso modo. La presenza dei visitatori contribuisce a modificare questo equilibrio, rendendo il pubblico parte attiva dell’esperienza artistica. Lo spettatore non si limita ad ascoltare un’esecuzione prestabilita, ma entra in relazione con un sistema capace di reagire allo spazio e alle sue variazioni.
L’inaugurazione di Zêlos rappresenta il primo appuntamento di Timeless, il progetto triennale attraverso cui la Fondazione Pietà de’ Turchini intende sviluppare a Napoli un centro stabile di ricerca, produzione e formazione dedicato alla Sound Art. L’obiettivo è rafforzare il dialogo tra musica, acustica, informatica, programmazione e arti visive, valorizzando allo stesso tempo la straordinaria eredità musicale della città.
A illustrare la visione culturale dell’iniziativa è Federica Castaldo, presidente e direttrice artistica della Fondazione, che sottolinea la necessità di ricostruire una memoria collettiva attraverso la sensibilità contemporanea. Una prospettiva che guarda alla Napoli del Cinquecento e dei secoli successivi, quando il sistema dei Conservatori contribuì a rendere la città uno dei principali centri europei della composizione e della formazione musicale. Recuperare quella vocazione innovativa significa oggi non soltanto custodire un patrimonio di eccezionale valore, ma rimetterlo in circolazione attraverso esperienze capaci di parlare al presente.
La stessa impostazione guida il lavoro di Roberto Pugliese, docente e curatore artistico-scientifico dell’iniziativa, che individua in Timeless la possibilità di costruire uno spazio condiviso di sperimentazione, nel quale artisti, studenti, ricercatori e professionisti possano confrontarsi e sviluppare nuovi percorsi creativi. Il progetto vuole così superare il modello della semplice programmazione espositiva, dando vita a una realtà capace di produrre conoscenza, formazione e collaborazioni interdisciplinari.
Nel corso del triennio sono infatti previsti laboratori e workshop gratuiti, affidati a docenti e artisti italiani e internazionali, con attività dedicate all’acustica, all’informatica musicale e alla programmazione. Il calendario comprenderà inoltre inaugurazioni annuali e performance dal vivo aperte alla città, per favorire la partecipazione del pubblico e avvicinare nuove generazioni ai linguaggi dell’arte sonora.
Particolarmente significativa è anche la dimensione internazionale del percorso, che prevede collaborazioni con importanti istituzioni delle arti tecnologiche, tra cui lo ZKM – Zentrum für Kunst und Medien Karlsruhe, Ars Electronica di Linz e il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli. Una rete che punta a rafforzare il ruolo del capoluogo campano come luogo di produzione culturale, formazione e scambio tra competenze differenti.
Timeless si inserisce inoltre nel programma Neapolis 2500 – Napoli Città Mondo, essendo stato selezionato dal Comitato Neapolis 2500 e cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’iniziativa è sostenuta anche da Art Mentor Foundation Lucerne, dal Ministero della Cultura e dalla Regione Campania, mentre il Comune di Napoli ne promuove e cofinanzia lo sviluppo nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027.
La valorizzazione della tradizione musicale napoletana assume quindi una dimensione che supera i confini cittadini, inserendosi in una strategia più ampia di promozione internazionale del patrimonio culturale. La storia di Napoli diventa il punto di partenza per nuove sperimentazioni, in un dialogo continuo tra ricerca artistica, tecnologia e identità dei luoghi.
Con Zêlos, la Chiesa di Santa Caterina da Siena si trasforma così in un ambiente nel quale il passato non viene semplicemente raccontato, ma reinterpretato e reso percepibile attraverso il suono. L’opera di Pier Alfeo invita a riflettere sul valore della memoria, sulle voci dimenticate della storia musicale e sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale quando viene messa al servizio della ricerca culturale.
L’appuntamento inaugurale è fissato per sabato 24 ottobre 2026, a partire dalle ore 18, con ingresso gratuito. La mostra proseguirà fino al 31 ottobre, prima che l’installazione diventi parte permanente del complesso monumentale. Un’occasione per scoprire una forma di arte contemporanea che mette in relazione suono, spazio e partecipazione, confermando Napoli come laboratorio creativo nel quale la tradizione continua a generare nuove possibilità espressive.
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(foto di Alessia Della Ragione e di Annamaria La Mastra fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



