Un terremoto di magnitudo 5.1 nei Campi Flegrei è “un caso improbabilissimo in cui si rompono contemporaneamente tutte le faglie su un’area molto estesa. È un evento che in questa fase sembra vicino all’impossibilità”. Lo ha dichiarato Edoardo Cosenza, assessore alle Infrastrutture e mobilità del Comune di Napoli, durante la seduta del Consiglio comunale di Napoli, dove ha fornito un’informativa sulla situazione attuale dello sciame sismico in corso nell’area.
Cause e dinamiche del bradisismo nei Campi Flegrei
“La natura del problema è la degassificazione della massa di magma, che rimane ferma, ma il gas sale e spinge, dando origine al bradisismo, fenomeno che esiste da migliaia di anni”, ha spiegato Cosenza. Negli ultimi giorni si sono verificati due terremoti in poche ore in punti diversi, con un conseguente incremento delle repliche sismiche, aumentando la percezione del rischio tra la popolazione. Tuttavia, i danni continuano a essere limitati.
Secondo Cosenza, “il peggior scenario plausibile attualmente è la rottura della faglia più grande, un evento altamente improbabile, che al massimo potrebbe generare una scossa di magnitudo 4.4. L’ipotesi di un sisma di magnitudo 5.1, molto discussa nei giorni scorsi e fonte di preoccupazione tra i cittadini, si verificherebbe solo nel caso in cui tutte le faglie si rompessero contemporaneamente, un’eventualità estremamente rara”.
Monitoraggio e prevenzione
Durante il Consiglio Comunale, la presidente Enza Amato ha annunciato una seduta monotematica con le Municipalità coinvolte, su richiesta del consigliere Nino Simeone (Napoli Libera), per migliorare la comunicazione istituzionale con i cittadini. Cosenza ha inoltre chiarito che l’attività in corso non è legata alla risalita di lava, ma alla risalita di gas attraverso il sistema idrotermale. Questo processo naturale provoca sollecitazioni nel sottosuolo che possono generare scosse di terremoto, senza però indicare un’eruzione imminente.
Dal punto di vista scientifico, i dati evidenziano che l’ultima eruzione, avvenuta nel 1538 con la formazione del Monte Nuovo, si verificò dopo un innalzamento del suolo di 14 metri in due secoli. Oggi, lo sciame sismico ha prodotto un innalzamento di 1,4 metri e, considerando tutti gli episodi recenti, il totale non supera i 4 metri, ben lontani dai valori storici associati a eventi eruttivi.
Anche la composizione dei gas emessi è stata analizzata, confermando la prevalenza di anidride carbonica, un dato che non suggerisce imminenti fenomeni vulcanici.
Infrastrutture e sicurezza
Cosenza ha illustrato le misure di prevenzione attualmente attive, tra cui le stazioni accelerometriche presenti negli “edifici sentinella” della città, che permettono di rilevare eventuali rischi strutturali in tempo reale. Inoltre, ha ribadito che la città di Napoli si trova lontana dalle principali faglie sismiche, con una attenuazione delle onde sismiche già a 3 km di distanza.
Parallelamente, sono stati avviati lavori infrastrutturali finanziati dal Governo, come il collettore di Agnano, mentre si sta procedendo alla schedatura degli edifici nelle zone più vulnerabili. Le valutazioni preliminari saranno seguite da un’analisi dettagliata gratuita per gli edifici considerati a rischio medio o elevato.
Infine, tutti i piani di Protezione Civile sono stati aggiornati e resi accessibili ai cittadini attraverso il sito istituzionale del Comune di Napoli, garantendo informazioni chiare e strumenti adeguati per affrontare eventuali emergenze.
- Comune di Napoli – Protezione Civile: www.comune.napoli.it/protezionecivile
- Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): www.ingv.it
- Osservatorio Vesuviano: www.ov.ingv.it
(foto e video da Ufficio stampa comune di Napoli)
