di Luca Sorbo
“L’operazione di Cito è invece ben più complessa ed impegnativa, poiché anche in questo suo ultimo progetto il maestro napoletano dimostra di riuscire ad attribuire all’immagine di un luogo come di un volto, di una pietra come di una balla di fieno, un potere di rappresentazione che partecipa del significato autentico di un paesaggio, come lo sono i lieux haut di Debarbieux o gli icononemi di Turri. Quel significato che si annida nell’intricata rete di relazioni tra cose presenti e resti di cose perdute, tracce di res gestae e frammenti di historia rerum gestarum, fatti e memorie di fatti. Tutti residui: taluni sopravvissuti ai ritmi differenziali dei tempi della storia e altri, al contrario, che persistono nella sola forma del ricordo, del rimpianto, dell’ombra labile di un’assenza”

Queste parole di Giovanni Menna, ideatore e curatore della personale di Francesco Cito, Terra dell’osso. Indagine sull’Irpinia, inaugurata venerdì 28 febbraio alla Pit Gallery, sono rivelatrici di questo progetto di confronto con il territorio di notevole interesse.
Francesco Cito è considerato tra i maggiori fotogiornalisti italiani a livello internazionale. Celebri sono i suoi reportages sulla camorra, sull’ Afghanistan, sul Palio di Siena e sui matrimoni a Napoli. Vincitore di due edizioni del World Press Photo è sempre stato un fotografo indipendente con uno stile inconfondibile. l suo fotografare è sempre una costruzione di una relazione con il soggetto ritratto finalizzato alla realizzazione di una storia. L’uso del 18 mm è uno degli espedienti tecnici che utilizza per immergersi nelle realtà a cui è interessato.

La curiosità innata, l’empatia naturale sono state le doti che gli hanno consentito di realizzare immagini straordinarie. Le sue inquadrature, pur utilizzando un obiettivo con un ampio angolo di campo, sono sempre pulite ed essenziali, sempre capaci di attirare la retina dello spettatore sul centro di interesse prescelto. Robert Capa ammoniva dicendo che se la foto non era bella era perché non si era abbastanza vicino, Francesco è sempre dentro l’evento con la mente con il cuore e con il suo occhio infallibile. Confrontarsi con un territorio come l’Irpinia è stata una conferma della sua capacità di dare una visione originale dei luoghi. Giovanni Menna ha scelto i tre fotografi del progetto con un criterio ben preciso, dovevano essere autori, ma non specializzati in architettura, per evitare di avere immagini documentarie stereotipate. Cito non ha deluso le attese. La sua Irpinia si presenta nella sua complessità, che vive di grandi spazi, di un’umanità ancora legata alle tradizioni, ma anche di realtà imprenditoriali molto innovative.

La mostra, visitabile fino al 14 marzo, apre il ciclo di iniziative “Paesaggi in Transizione”, un progetto di lettura iconografica del paesaggio finanziato dalla Regione Campania con la Legge regionale per la Promozione della Qualità dell’Architettura, che attraverso la lente della fotografia d’autore guarda agli effetti dei mutamenti in atto nel quadro delle relazioni complesse che legano la terra alla vita delle donne e degli uomini che abitano quei territori e lavorano per la loro difesa e valorizzazione.
Il progetto intende offrire una visione nitida e disincantata sui processi in essere che possa offrire materiali utili per le scelte che dovranno essere fatte per la tutela e lo sviluppo sostenibile del territorio, e si attuerà in tre anni. Per l’anno in corso è stata prescelta l’Irpinia, terra di antiche radici e nuovi problemi, al centro dell’attenzione di molteplici settori della cultura contemporanea nelle sue più varie articolazioni, dalla letteratura alla musica, dalla architettura alla fotografia.

