Dal 7 novembre 2026 al 15 gennaio 2027, il Complesso della SS. Trinità e Paradiso di Vico Equense ospita la mostra Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso, un percorso espositivo attraverso 35 fotografie che raccontano Palermo, la lotta alla mafia, l’infanzia, le donne e le contraddizioni della società italiana. Curata da Chiara Arturo, l’esposizione restituisce tutta la forza umana, artistica e politica di una delle protagoniste più importanti della fotografia contemporanea.
Ci sono fotografie che non si limitano a fermare il tempo, ma continuano a interrogare il presente, a scuotere le coscienze e a raccontare storie che nessuna distanza cronologica riesce a cancellare. Le immagini di Letizia Battaglia appartengono a questa categoria. Sono testimonianze di un’epoca, ma soprattutto frammenti di umanità, strumenti di denuncia e atti di libertà. A questa straordinaria figura della cultura italiana è dedicata la mostra “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso”, ospitata dal 7 novembre 2026 al 15 gennaio 2027 negli spazi del Complesso di SS. Trinità e Paradiso a Vico Equense, nella Città Metropolitana di Napoli.
Curata da Chiara Arturo, l’esposizione propone trentacinque fotografie realizzate tra gli anni Settanta e Novanta, costruendo un viaggio nella vita e nell’opera della fotografa palermitana, scomparsa nel 2022. Non una semplice raccolta di scatti celebri, ma un racconto articolato nel quale storia, memoria, cronaca, bellezza, dolore e partecipazione civile si intrecciano, restituendo l’identità di una donna che ha scelto di vivere e fotografare senza piegarsi alle convenzioni.
Per comprendere la portata del lavoro di Letizia Battaglia bisogna andare oltre la definizione di fotografa della mafia, un’etichetta che lei stessa considerava riduttiva. Sebbene abbia documentato alcuni degli anni più sanguinosi della storia di Palermo, il suo sguardo non si è mai fermato alla violenza. Ha cercato la vita che continuava a esistere accanto alla morte, la dolcezza nascosta nelle periferie, la dignità delle persone comuni, la forza delle donne e l’innocenza dell’infanzia.
«Sono un po’ stufa di essere chiamata “la fotografa della mafia”», dichiarava in un’intervista. «È impropria: io sono una fotografa “contro” la mafia. E prima ancora sono una donna che, tra i problemi della sua terra, cerca la bellezza e la dolcezza».
È proprio questa complessità a costituire il cuore della mostra di Vico Equense, che invita il pubblico a superare le interpretazioni più consolidate della sua produzione fotografica per scoprire un archivio ricco di storie e relazioni. Un patrimonio visivo nel quale la fotografia diventa strumento di conoscenza, responsabilità e partecipazione.
La vicenda personale di Letizia Battaglia, nata a Palermo nel 1935, è inseparabile dal suo percorso artistico. Sposatasi a soli sedici anni e diventata madre di tre figlie, affrontò un lungo cammino di emancipazione personale, trovando nella scrittura e successivamente nella fotografia gli strumenti per affermare la propria indipendenza. Alla fine degli anni Sessanta iniziò a fotografare per accompagnare gli articoli giornalistici che scriveva. Nel 1971 si trasferì a Milano e nel 1974 tornò a Palermo, dove assunse la responsabilità del settore fotografico del quotidiano L’Ora.
Fu un passaggio decisivo. Il giornale la portò a confrontarsi quotidianamente con la realtà di una città attraversata da profonde disuguaglianze sociali, tensioni politiche e violenze mafiose. Battaglia fotografò manifestazioni, funerali, arresti e scene di vita quotidiana, muovendosi in un ambiente professionale prevalentemente maschile, nel quale seppe imporre la propria sensibilità e autonomia.
La sua macchina fotografica divenne un mezzo per prendere posizione, non soltanto per osservare. Ogni immagine nasceva da una relazione diretta con ciò che accadeva, da una vicinanza fisica ed emotiva che la fotografa considerava parte essenziale del proprio lavoro.
«Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, alla distanza di un cazzotto o di una carezza», amava ricordare. Una frase che sintetizza un’intera concezione della fotografia, nella quale l’obiettivo non crea distanza ma avvicina alle persone, ai loro sentimenti e alle contraddizioni della realtà.
Tra le immagini più significative presentate nell’esposizione figurano quelle dedicate ad alcuni passaggi drammatici della storia italiana. Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, colpito a morte dalla mafia, il magistrato Cesare Terranova dopo l’agguato, l’arresto di Leoluca Bagarella, il giudice Giovanni Falcone al funerale del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: sono fotografie che restituiscono la tensione di anni segnati da un feroce scontro tra criminalità organizzata, istituzioni e società civile.
Particolarmente significativa è anche l’immagine che ritrae Giulio Andreotti insieme a Nino Salvo, realizzata nel 1978 all’Hotel Zagarella. Il negativo, conservato nell’archivio della fotografa, sarebbe entrato quindici anni più tardi nelle indagini giudiziarie. Un esempio di come uno scatto nato come documento di cronaca possa acquistare ulteriori significati nel corso del tempo.
Accanto a questi protagonisti della storia politica e giudiziaria, il percorso espositivo presenta immagini e riferimenti a Pier Paolo Pasolini, Rosaria Schifani, Giuseppe Impastato e sua madre Felicia. Presenze che ampliano il racconto verso una riflessione sulla memoria, sulla giustizia, sulla perdita e sulla capacità individuale di opporsi alla violenza.
Ma la forza della mostra Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso emerge soprattutto nel dialogo tra queste immagini e quelle dedicate alla vita quotidiana. Sul lato opposto dello spazio espositivo trovano posto bambine e bambini, feste religiose, rituali popolari, quartieri, paesaggi e momenti di intimità. Il quartiere Albergheria, Segesta, la festa della Madonna Assunta, gli uomini che contano le offerte dopo la Processione dei Misteri e i bambini che giocano con le pistole ricevute in dono il 2 novembre diventano parte di un unico racconto.
Non esistono, nello sguardo di Letizia Battaglia, due Palermo contrapposte, una dominata dalla violenza e l’altra dalla bellezza. Esiste una sola realtà, complessa e spesso contraddittoria, nella quale la quotidianità continua a scorrere anche nei momenti più difficili. La fotografa non ha mai cercato di semplificarla, ma di attraversarla e raccontarla nella sua interezza.
Una delle vicende più emozionanti riguarda Caterina Malizia, protagonista della celebre fotografia La bambina con il pallone. Letizia Battaglia la incontrò nel 1980 alla Cala, a Palermo, e la fotografò con un pallone sotto il braccio. Quell’incontro, apparentemente fugace, lasciò un segno profondo nella fotografa, che continuò per anni a chiedersi che cosa fosse accaduto alla bambina.
Dopo una lunga ricerca, riuscì a ritrovarla nel 2018, trentotto anni dopo il primo incontro, e tornò a fotografarla. Una storia che rivela il senso più autentico del suo lavoro: le persone ritratte non erano semplici soggetti fotografici, ma individui con un’identità, una memoria e una vita che continuava anche oltre il momento dello scatto.
Questa attenzione attraversa anche le immagini degli innamorati Sabina e Pippo, dei corpi sulla spiaggia di Mondello, dei detenuti osservati dietro le finestre del carcere dell’Ucciardone e dei contadini che sollevano le falci a Portella della Ginestra. Il corpo umano diventa così luogo di desiderio, resistenza, libertà, appartenenza e conflitto.
L’allestimento pensato per Vico Equense traduce questa visione in un’esperienza di osservazione e confronto. Le trentacinque fotografie non seguono un ordine cronologico, ma vengono accostate attraverso connessioni tematiche e suggestioni visive. Al centro della sala, un lungo elemento espositivo raccoglie immagini di piccolo formato, simili ai frammenti di un archivio aperto.
Il visitatore è invitato ad avvicinarsi fisicamente agli scatti, a soffermarsi sui dettagli e a stabilire un rapporto diretto con le storie raccontate. È un modo per riproporre quella prossimità che ha sempre caratterizzato il linguaggio fotografico di Battaglia, trasformando la visita in un esercizio di attenzione e partecipazione.
«Letizia Battaglia ha fotografato Palermo nelle sue feroci contraddizioni, senza cercare di ricondurre una città, e forse un Paese intero, a un’immagine univoca», sottolinea la curatrice Chiara Arturo, spiegando come nel suo archivio convivano cronaca e quotidianità, rapporti di potere e relazioni personali, violenza e desiderio. Tornare oggi a queste fotografie significa anche imparare a riconoscere ciò che sfugge alle rappresentazioni più semplicistiche.
L’impegno di Letizia Battaglia, del resto, non si è mai esaurito nel fotogiornalismo. Alla documentazione della realtà siciliana si sono affiancati l’attivismo antimafia, il femminismo, la difesa dei diritti umani, l’attività politica e l’attenzione per le persone più vulnerabili. Dal 1978 svolse volontariato nell’ospedale psichiatrico palermitano della Real Casa dei Matti, dedicandosi anche al teatro, all’editoria e alla creazione di spazi culturali dedicati alle donne e alla fotografia.
La sua fu una concezione dell’arte inseparabile dalla vita e dalla responsabilità civile. Una ricerca che continua a essere attuale perché pone domande fondamentali sul valore della testimonianza, sul rapporto tra immagini e potere e sulla necessità di conservare uno sguardo critico nei confronti della società.
A sottolineare la vitalità di questo lascito sono anche Marta e Matteo Sollima, nipoti della fotografa e rispettivamente vicepresidente e presidente dell’Archivio Letizia Battaglia. Nelle loro parole emerge la consapevolezza di come, a quasi cinque anni dalla scomparsa dell’artista, il suo lavoro continui a suscitare interesse e affetto in persone di tutte le età. Le sue fotografie, osservano, parlano ancora di storia, impegno sociale e civile, ma soprattutto della necessità di continuare a guardare e raccontare la vita.
L’arrivo della mostra a Vico Equense rappresenta anche un investimento significativo nella valorizzazione culturale del territorio. L’iniziativa è promossa e prodotta dalla Città di Vico Equense in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, con il patrocinio della Regione Campania, il supporto tecnico e logistico dell’Associazione Social World Film Festival e la collaborazione dell’APCVPC – Associazione Parco Culturale Vico Equense, Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana, impegnata nelle aperture al pubblico durante i fine settimana.
Il sindaco Giuseppe Aiello evidenzia il valore della scelta di ospitare una delle figure più importanti della fotografia italiana, considerandola un’occasione di conoscenza e crescita per la comunità. L’amministrazione comunale ha deciso di sostenere interamente l’iniziativa con risorse della città, confermando la volontà di costruire una proposta culturale di qualità capace di coinvolgere residenti e visitatori.
Anche la vicesindaca e assessora alla Cultura Annalisa Donnarumma pone l’accento sul ruolo della cultura come strumento di consapevolezza e attrattività territoriale. La programmazione della mostra nei mesi autunnali e invernali risponde alla volontà di rendere Vico Equense una destinazione culturale viva durante tutto l’anno, offrendo nuove opportunità di visita e favorendo il coinvolgimento delle scuole.
Proprio il rapporto con le giovani generazioni rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’iniziativa. Conoscere il lavoro di Letizia Battaglia significa infatti confrontarsi non soltanto con un patrimonio artistico di straordinario valore, ma anche con alcune delle pagine più complesse della storia italiana. Le sue immagini possono diventare strumenti di educazione alla legalità, alla memoria, alla libertà di espressione e al rispetto della dignità umana.
Il percorso espositivo è ospitato nel Complesso di SS. Trinità e Paradiso di Vico Equense, dal 7 novembre 2026 al 15 gennaio 2027. L’inaugurazione è prevista per sabato 7 novembre alle ore 18. La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, mentre il sabato e la domenica gli orari sono dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Per informazioni è possibile scrivere a eventi@comunevicoequense.it oppure contattare il numero 080 18 01 900.
Il titolo Senza chiedere permesso racchiude la forza di una donna che ha scelto di non accettare i confini imposti dalla società, di non abbassare lo sguardo davanti alla violenza e di non rinunciare alla bellezza neppure nei luoghi segnati dal dolore.
«La rivoluzione amo viverla solo così: con una gentile perseveranza e senza chiedere permesso», affermava Letizia Battaglia. Parole che oggi acquistano un significato ancora più profondo e che accompagnano idealmente il pubblico attraverso un’esposizione capace di unire arte, memoria storica ed emozione.
A Vico Equense, le sue trentacinque fotografie tornano così a raccontare non soltanto la Palermo degli anni più difficili, ma una visione universale della condizione umana. Un invito a guardare più da vicino, a non restare indifferenti e a riconoscere nella fotografia uno strumento di libertà, conoscenza e cambiamento.
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(foto di Letizia Battaglia fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)





