di Luca Sorbo
Affascinata da come bellezza e desolazione possano coesistere contemporaneamente, costruisce le sue immagini attraverso dettagli che trascinano lo spettatore nella complessità del reale. È il nostro porci nei confronti della realtà che determina la bellezza o l’orrore. I concetti di memoria, tempo e luogo vengono indagati nel confronto con la quotidianità.
L’8 maggio si è inaugurata alla Spot Home Gallery diretta di Cristina Ferraiulo la mostra dell’artista giapponese Miho Kajioca dal titolo What did the mermaid tell you? La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre.
Vissuta in Giappone fino a 18 anni si trasferisce in California dove studia in una scuola d’arte. Sente il bisogno di riappropriarsi delle sue origini e comincia a dedicarsi alla fotografia. Le sue immagini hanno una somiglianza con le albumine giapponesi dell’Ottocento, ma la sua ricerca ha anche qualcosa in comune con Daido Moryama, poiché anche il suo sguardo si nutre di dettagli apparentemente insignificanti.
Molto interessanti sono i suoi libri ed in particolare Tanzaku che è l’ultimo, interamente realizzato a mano e numerato.
“‘Dovresti provare a fare una stampa di dimensioni Tanzaku’, mi ha detto un architetto giapponese. I Tanzaku sono piccole strisce di carta verticali su cui vengono iscritti poemi, che hanno origine nel XIV secolo.In Giappone esistono determinati standard dimensionali per molte cose, come il kimono, il tappeto tatami, i kakejiku (rotoli appesi) e molti oggetti dell’architettura giapponese. Non funzionano se sono un po’ più grandi o più piccoli. Queste dimensioni rendono le cose perfettamente belle ed è per questo che rimangono tali per centinaia di anni. La dimensione Tanzaku è una di queste, e credo che sia perché questa dimensione ha una sorta di effetto magico che rende le cose perfettamente belle”. Così mi spiegò l’architetto, dicendomi che le mie foto sarebbero state più belle in questa dimensione. Ho provato e aveva ragione”.
Miho Kajioka, nata nel 1973 a Okayama, Giappone, attualmente vive a Parigi. A 18 anni, si trasferisce in California per studiare pittura al San Francisco Art Institute, ma gradualmente si avvicina alla fotografia. Successivamente, completa i suoi studi in belle arti presso la Concordia University a Montreal, Canada. Dopo aver conseguito la laurea, ritorna in Giappone e intraprende una carriera nel giornalismo, lavorando come produttrice e regista di programmi televisivi e documentari per emittenti straniere. È dopo il terremoto e lo tsunami del 2011 che l’artista sente il bisogno di riconnettersi con la sua passione per la fotografia.
Il lavoro di Miho Kajioka è stato esposto in numerosi paesi, tra cui Spagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania, Belgio, Portogallo e Regno Unito. Nel 2019, il suo libro “So it goes” vince il prestigioso Prix Nadar, riconoscimento assegnato annualmente al miglior libro fotografico pubblicato in Francia.



