Nel cuore di Strasburgo, tra manifestazioni degli agricoltori e tensioni politiche trasversali, l’accordo UE–Mercosur subisce una brusca frenata. Con un voto risicato ma politicamente dirompente, il Parlamento europeo ha deciso di rinviare il trattato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, congelandone di fatto la ratifica. Non si tratta di una bocciatura formale, ma di una sospensione che pesa come un macigno sull’intesa commerciale più discussa degli ultimi anni.
Il passaggio chiave è giuridico prima ancora che politico. L’Eurocamera chiede ai giudici di Lussemburgo di pronunciarsi sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati UE, in particolare sulla base giuridica scelta dalla Commissione e sull’eventuale aggiramento del ruolo dei parlamenti nazionali. Una mossa che rallenta l’iter per mesi, forse anni, e che apre una frattura istituzionale evidente tra Parlamento e Commissione.
Fuori dall’aula, intanto, migliaia di agricoltori europei festeggiano. La loro opposizione all’accordo – accusato di favorire importazioni agricole a basso costo dai Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) – ha trovato oggi una sponda politica decisiva. Al centro delle proteste ci sono le asimmetrie sugli standard ambientali, sanitari e sul benessere animale, oltre al timore di una concorrenza ritenuta sleale per settori già in sofferenza dell’agricoltura europea.
Il voto, passato per una manciata di preferenze, è stato definito un vero e proprio “blitz parlamentare”. Le forze politiche contrarie al trattato hanno fatto leva non solo sulle istanze agricole, ma anche su una critica più ampia al metodo: l’accordo sarebbe stato “spacchettato” per consentirne un’applicazione provvisoria, riducendo il controllo democratico. Un precedente che molti eurodeputati giudicano pericoloso.
Dall’altra parte, la Commissione europea difende la legittimità dell’intesa e avverte sui costi geopolitici ed economici di un ulteriore rinvio: perdita di credibilità internazionale, vantaggi competitivi per altri attori globali e indebolimento della strategia commerciale UE in America Latina. Ma il segnale politico arrivato da Strasburgo è chiaro: senza garanzie più solide, l’accordo non passerà.
Ora la palla passa alla Corte di Giustizia. Il suo parere non entrerà nel merito politico del trattato, ma potrà ridefinire tempi, procedure e persino la struttura dell’accordo. Nel frattempo, il Mercosur resta “sul filo del rasoio”, sospeso tra ambizioni di libero scambio e resistenze sociali sempre più organizzate.
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