«Gli studenti non perderanno l’anno». È questa la frase chiave con cui la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha difeso in Parlamento e sui social la riforma dell’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, basata sull’introduzione del semestre filtro e sull’abolizione del tradizionale test d’ingresso. Una dichiarazione netta, pensata per rispondere alle preoccupazioni di migliaia di studenti e famiglie dopo le prime difficoltà emerse nella fase di avvio del nuovo sistema.
Secondo la ministra, il cuore della riforma sta proprio nella tutela del percorso formativo: anche chi non rientrerà immediatamente nei posti disponibili non vedrà annullato l’anno accademico. I crediti acquisiti durante il semestre filtro resteranno validi e spendibili in altri corsi universitari affini, superando quella logica di esclusione immediata che per anni ha caratterizzato il test a crocette. In questo senso, Anna Maria Bernini ha parlato di un superamento definitivo del “test ghigliottina”, ritenuto iniquo e incapace di misurare davvero le competenze degli aspiranti medici.
La ministra ha inoltre sottolineato che il semestre filtro consente una valutazione più aderente alla realtà universitaria, basata su esami di profitto e non su una prova unica, e ha ribadito che i posti disponibili – circa 24mila – sono garantiti. Una scelta che si inserisce anche nella più ampia strategia di rafforzamento del sistema sanitario nazionale, messo sotto pressione dalla carenza di medici e dall’invecchiamento della popolazione.
Le rassicurazioni non hanno però spento il dibattito politico e accademico. Le opposizioni continuano a denunciare le criticità organizzative e il rischio di disomogeneità tra atenei, mentre associazioni studentesche e docenti chiedono correttivi rapidi per evitare contenziosi e incertezze. Dal canto suo, Anna Maria Bernini ha aperto alla possibilità di miglioramenti tecnici, ma ha escluso un ritorno al vecchio test di ingresso, rivendicando la riforma come un cambio di paradigma culturale prima ancora che normativo.
Al centro resta dunque quella promessa: nessuno perderà l’anno. Una garanzia che ora dovrà tradursi in procedure chiare e uniformi, perché il successo del semestre filtro non si misurerà solo nelle dichiarazioni politiche, ma nella capacità del sistema universitario di accompagnare davvero gli studenti lungo il loro percorso.
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