La Scuola del Teatro Nazionale di Napoli torna protagonista alla Biennale Teatro 2026 con un progetto che unisce formazione, memoria teatrale e nuova creazione scenica. Il 12 giugno, al Teatro Arsenale – Sala d’Armi di Venezia, andrà in scena in prima mondiale Quindici ragazzə con qualche esperienza, spettacolo tratto da Festa al celeste e nubile santuario e Ragazze sole con qualche esperienza di Enzo Moscato, con drammaturgia e regia di Arturo Cirillo. L’appuntamento si inserisce nel cartellone del 54° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, diretto da Willem Dafoe, in programma dal 7 al 21 giugno 2026.
Non si tratta soltanto di una presenza prestigiosa in uno dei contesti culturali più rilevanti d’Europa, ma di un segnale forte sulla vitalità della scuola napoletana e sulla sua capacità di confrontarsi con i grandi autori del secondo Novecento. In questo caso il cuore del progetto è l’omaggio a Enzo Moscato, figura centrale della drammaturgia contemporanea italiana, autore che ha saputo trasformare la lingua teatrale in materia viva, musicale, lacerata e poetica, sempre sospesa tra Napoli e l’universale. A due anni dalla sua scomparsa, la scelta di riportare in scena la sua scrittura con un gruppo di giovani interpreti assume il valore di un passaggio di testimone, ma anche di una dichiarazione artistica: la tradizione non viene conservata in modo museale, viene rimessa in circolo, attraversata, incarnata.
La Scuola per attori e registi del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, diretta da Arturo Cirillo, affida infatti agli allievi del secondo anno del triennio 2024-2027 un lavoro che mette al centro la coralità e l’ascolto. In scena ci saranno Giulia Alfano, Pietro Carfì, Carla D’Avino, Francesco De Fusco, Marco Filosa, Nicole Ester Focacci, Emma La Marca, Fiamma Leonetti, Sara Marzullo, Anna Pimpinelli, Gabriele Romagnoli, Gerardo Sirico e Lorenzo Vacalebre, insieme agli allievi registi Niccolò Di Molfetta e Isabella Rizzitello, coinvolti direttamente nel processo creativo. Accanto a Cirillo, figurano Roberto Capasso come regista assistente e Annalisa D’Amato per la collaborazione artistica.
Il valore dell’operazione sta anche nel modo in cui Arturo Cirillo ha scelto di avvicinarsi ai testi di Moscato. Nelle sue note di regia sottolinea come Festa al celeste e nubile santuario del 1983 e Ragazze sole con qualche esperienza del 1985 appartengano a una fase iniziale dell’opera dell’autore, in cui la tensione linguistica e poetica è già fortissima, ma conserva ancora una struttura utile a un lavoro pedagogico con giovani attori. L’idea non è quella di distribuire semplicemente ruoli individuali, ma di costruire personaggi e situazioni attraverso un dispositivo corale, dove più corpi e più voci concorrono a dare forma a una stessa presenza scenica. È una scelta che riduce il protagonismo individuale e accentua il senso del gruppo, del ritmo, dell’intonazione comune, e che risulta particolarmente coerente con una scrittura come quella di Moscato, fatta di scarti, musicalità, frammenti, umori e stratificazioni linguistiche.
Questo elemento rende Quindici ragazzə con qualche esperienza qualcosa di più di un semplice spettacolo scolastico o di fine corso. Il progetto appare come un laboratorio avanzato di visione teatrale, nel quale la formazione diventa un’esperienza di attraversamento del testo e dello spazio, e dove il “noi” scenico prende il posto dell’“io”. È una linea che restituisce pienamente la funzione di una scuola nazionale di teatro: non soltanto trasmettere tecniche, ma costruire immaginari, far dialogare generazioni diverse, rendere il repertorio contemporaneo un luogo di scoperta e di rischio.
L’omaggio a Enzo Moscato si carica inoltre di un significato culturale particolarmente forte per Napoli. Insieme a Annibale Ruccello e Manlio Santanelli, Moscato è stato uno dei protagonisti della nuova drammaturgia napoletana emersa negli anni Ottanta, capace di intrecciare la tradizione partenopea con riferimenti novecenteschi come Artaud, Genet, Lacan e Pasolini. La sua lingua, impastata di dialetto napoletano, italiano e altre stratificazioni idiomatiche, ha rappresentato una delle forme più originali di reinvenzione della scena italiana contemporanea. Riportare oggi quelle parole davanti al pubblico internazionale della Biennale significa riaffermare la centralità di Napoli come laboratorio drammaturgico e non soltanto come scenario culturale.
La presenza della scuola napoletana alla Biennale Teatro 2026 conferma anche il ruolo sempre più solido del Teatro Nazionale di Napoli come fucina di talenti e luogo di produzione culturale capace di dialogare con le grandi istituzioni internazionali. Il festival diretto da Willem Dafoe, presentato il 23 marzo 2026, si muove nel segno di una forte apertura internazionale e di una pluralità di linguaggi scenici; in questo contesto, la scelta di ospitare una prima mondiale costruita intorno a Enzo Moscato e ai giovani artisti napoletani assume un valore simbolico preciso: la tradizione teatrale italiana più radicale e poetica trova nuova voce attraverso una generazione in formazione.
Per il pubblico, Quindici ragazzə con qualche esperienza si annuncia come uno degli appuntamenti da seguire con maggiore attenzione all’interno del programma veneziano. Per Napoli, invece, rappresenta una conferma identitaria e artistica: la città continua a esportare linguaggi, visioni e maestranze, mostrando come il teatro possa ancora essere un luogo di comunità, di memoria e di futuro. E in questo passaggio da Enzo Moscato ai giovani allievi della scuola diretta da Arturo Cirillo si avverte un gesto che va oltre la messinscena: è un atto di continuità culturale, una forma di eredità vivente, un modo per ricordare che il teatro, quando è davvero necessario, non custodisce soltanto il passato ma lo rilancia nel presente.
#BiennaleTeatro2026 #TeatroNazionaleDiNapoli #ArturoCirillo #EnzoMoscato #QuindiciRagazzeConQualcheEsperienza #BiennaleVenezia #WillemDafoe #TeatroContemporaneo #CulturaNapoli #PrimaMondiale #SudNotizie
(foto di Annalisa D’Amato fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
