Produrre energia elettrica pulita partendo dagli scarti della filiera agroalimentare non è più soltanto una suggestione futuristica, ma una concreta prospettiva di innovazione per l’agricoltura sostenibile. Finocchi, sedano, sansa d’oliva e altri residui organici, spesso considerati un problema gestionale o un costo di smaltimento per le aziende agricole, possono diventare una risorsa energetica grazie all’azione di speciali comunità batteriche capaci di trasformare la materia organica in corrente elettrica. È questa la nuova frontiera della bioenergia presentata da Graded, società napoletana guidata da Vito Grassi, nel corso della 13ª edizione della conferenza internazionale Photosynthesis and Hydrogen Energy Research for Sustainability, ospitata a Gaeta, al Castello Angioino-Aragonese, dal 17 al 20 maggio 2026. L’incontro scientifico internazionale è dedicato ai temi della fotosintesi, dell’idrogeno e delle tecnologie energetiche sostenibili.

Al centro della sperimentazione ci sono le Celle Combustibili Microbiche, note come MFC, dispositivi biologici in grado di convertire residui organici in elettricità sfruttando il metabolismo dei batteri. Il principio è semplice e, allo stesso tempo, estremamente innovativo: i microrganismi degradano la sostanza organica contenuta negli scarti agricoli e, durante questo processo, rilasciano elettroni che possono essere intercettati e trasformati in corrente elettrica. In questo modo, ciò che resta della lavorazione dei campi o della trasformazione agroalimentare può alimentare piccoli sistemi energetici distribuiti, con un impatto ambientale molto contenuto e una forte coerenza con i principi dell’economia circolare.
La sperimentazione finanziata da Graded si inserisce nell’ambito del Centro Nazionale di Ricerca Agritech, progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca con risorse del PNRR, Missione 4, Componente 2, Investimento 1.4, dedicato al rafforzamento delle strutture di ricerca e allo sviluppo di tecnologie innovative per l’agricoltura. Il Centro Agritech nasce infatti con l’obiettivo di promuovere soluzioni capaci di migliorare qualità, sostenibilità e resilienza delle produzioni agricole, anche di fronte ai cambiamenti climatici e alle nuove esigenze energetiche del settore primario.
Il progetto evidenzia il valore della collaborazione tra impresa, università e ricerca applicata. Accanto a Graded lavorano l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, l’Università di Salerno e il Distretto tecnologico ATENA Scarl, in un percorso che unisce competenze energetiche, agronomiche, microbiologiche e ingegneristiche. Per Vito Grassi, amministratore delegato di Graded, questa linea di ricerca dimostra come l’integrazione tra visione industriale e sapere accademico possa generare strumenti concreti per la transizione ecologica. L’obiettivo non è soltanto ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi, ma ripensare il ruolo stesso dello scarto agricolo, trasformandolo da rifiuto a risorsa energetica locale.
L’aspetto più interessante della ricerca riguarda anche la progettazione dei dispositivi. Le celle sperimentali sono state realizzate con strutture prodotte tramite stampanti 3D, utilizzando PLA, una plastica biodegradabile che consente di contenere ulteriormente l’impronta ambientale dell’impianto. All’interno delle celle, spazzole in fibra di carbonio offrono ai batteri una superficie adatta alla crescita e all’attività metabolica, mentre una parete a contatto con l’aria permette di sfruttare l’ossigeno per completare la reazione elettrochimica. Questa configurazione contribuisce a mantenere bassa la resistenza interna del circuito e a favorire una produzione elettrica più stabile.
La novità non è solo tecnologica, ma anche applicativa. Le prove non si sono limitate all’uso di substrati artificiali da laboratorio, ma hanno impiegato scarti reali provenienti dalla filiera agricola e agroalimentare, come sedano, finocchi e sansa d’oliva. È un passaggio decisivo, perché consente di avvicinare la ricerca alle condizioni operative delle aziende agricole e delle imprese di trasformazione. La possibilità di utilizzare residui autentici permette infatti di valutare il comportamento dei batteri in scenari più vicini alla realtà produttiva, aprendo la strada a futuri modelli di bioenergia decentralizzata.
I primi risultati indicano che le comunità batteriche riescono a produrre energia in modo costante e stabile. Da qui parte la fase successiva della sperimentazione: misurare con maggiore precisione la resa energetica dei diversi tipi di scarto agricolo, confrontare le prestazioni dei substrati e collegare più celle tra loro, come avviene nelle batterie tradizionali, per aumentare la potenza complessiva generata. Lo sviluppo dello scale-up sarà determinante per capire in che misura questa tecnologia potrà uscire dalla dimensione sperimentale e diventare uno strumento concretamente utilizzabile dalle aziende agricole.
La prospettiva è quella di impianti modulari, replicabili e a basso impatto, capaci di produrre energia direttamente nel luogo in cui lo scarto viene generato. In questo scenario, un’azienda agricola potrebbe ridurre i costi di gestione dei residui, contribuire alla produzione di energia rinnovabile e rafforzare la propria autonomia energetica. Non si tratta di sostituire le grandi infrastrutture energetiche, ma di affiancarle con soluzioni diffuse, leggere e integrate nei territori, coerenti con un modello di transizione ecologica fondato sulla prossimità, sull’efficienza e sul riuso delle risorse.
Per Graded, già attiva nella progettazione, sviluppo, costruzione e gestione di impianti tecnologici e di produzione di energia ad alta efficienza, la ricerca sulle celle combustibili microbiche rappresenta un ulteriore tassello di una strategia orientata all’innovazione energetica e all’agroindustria sostenibile. La società, nata a Napoli e guidata da Vito Grassi, opera nel campo dell’efficienza energetica e guarda con crescente attenzione alle applicazioni legate alla bioenergia, al biogas, al biometano e alla valorizzazione degli scarti agricoli.
La sperimentazione presentata a Gaeta racconta dunque un possibile futuro per le campagne italiane: aziende agricole non più soltanto produttrici di cibo, ma anche nodi energetici intelligenti, capaci di trasformare ciò che resta della produzione in elettricità pulita. Sedano, finocchi e sansa d’oliva diventano così simboli di una nuova economia circolare, in cui la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una tecnologia concreta, misurabile e potenzialmente replicabile. La sfida ora è passare dalla prova sperimentale alla dimensione industriale, trasformando le mini-batterie biologiche in strumenti affidabili per l’agricoltura del futuro.
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