Il bollettino settimanale diffuso dall’INGV – Osservatorio Vesuviano il 2 dicembre 2025 offre un quadro aggiornato sull’evoluzione della crisi bradisismica dei Campi Flegrei, una delle aree vulcaniche più monitorate al mondo. La settimana analizzata, dal 24 al 30 novembre 2025, conferma un trend già noto negli ultimi mesi: una sismicità frequente, con una magnitudo massima registrata di 3.3 ± 0.3, accompagnata da una fase di sollevamento del suolo che continua a mantenersi su valori superiori alla media degli anni precedenti. In totale sono stati rilevati 137 terremoti, un numero significativo che dimostra come la caldera resti estremamente dinamica, anche se – come precisa l’INGV – senza segnali che indichino l’avvicinarsi di un’eruzione a breve termine.
Di questi eventi sismici, 55 sono legati a due sciami distinti, il primo avvenuto il 25 novembre a partire dalle 22:09 UTC, il secondo il 28 novembre a partire dalle 06:28 UTC. Gli sciami sono fenomeni ricorrenti nella storia recente dei Campi Flegrei e rappresentano una risposta tipica del sistema alla pressurizzazione interna, in particolare nelle zone più coinvolte dal bradisismo. L’INGV sottolinea come la maggior parte degli eventi abbia avuto bassa energia, distribuiti principalmente nell’area compresa tra Pozzuoli, Solfatara e Accademia Aeronautica.
Uno degli elementi più rilevanti del bollettino riguarda l’accelerazione del sollevamento del suolo, iniziata dal 10 ottobre 2025 e tuttora in corso. La velocità media mensile è stimata intorno a 25 ± 3 mm/mese, un valore elevato e indicativo del continuo accumulo di energia nel sottosuolo. Il bradisismo resta infatti il parametro più sensibile del sistema flegreo, un indicatore prezioso per comprendere le dinamiche di pressurizzazione legate al sistema idrotermale e, in parte, a componenti magmatiche più profonde.
Sul fronte geochimico, la temperatura della fumarola “BG” nel cratere della Solfatara si mantiene su valori molto alti, intorno ai 173 °C, confermando la vivacità del sistema idrotermale. Questo elemento, insieme alle variazioni nei flussi di gas, suggerisce che il calore dal profondo continua a trasferirsi verso la superficie, alimentando la complessa rete di fratture e condotti che caratterizza il sottosuolo flegreo. Pur non indicando da solo un pericolo immediato, il comportamento della geochimica rappresenta un aspetto cruciale del monitoraggio complessivo.
L’INGV ribadisce che, al momento, non emergono evidenze di evoluzioni a breve termine verso scenari eruttivi, ma sottolinea l’importanza della vigilanza continua. I Campi Flegrei restano un sistema complesso, capace di variazioni improvvise e governato da equilibri delicati tra idrotermalismo, sismicità e deformazioni del suolo. L’attuale quadro invita alla prudenza, ma anche alla razionale consapevolezza scientifica del fenomeno: un vulcano attivo che manifesta i segnali di un ambiente in movimento, ma che – secondo le analisi attuali – non mostra indicazioni di imminente destabilizzazione.
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