La prima conferenza stampa di Roberto Fico da presidente della Regione Campania, ospitata a Palazzo Santa Lucia, non è stata un rito di insediamento formale, ma un atto politico denso di segnali. La scelta di dedicare l’esordio pubblico alla presentazione della convenzione per il Centro per l’autismo di Avellino ha offerto una chiave di lettura chiara: il nuovo governatore intende collocare la sua azione dentro una cornice di concretezza amministrativa, attenzione alle fragilità sociali e rafforzamento della macchina pubblica regionale. Ma, oltre il caso specifico, dalle parole di Fico emergono già i grandi nodi strategici che attendono il nuovo esecutivo campano.
Il primo tema, inevitabile, è la sanità, che per Fico rappresenta insieme una priorità politica e un terreno di complessità istituzionale. Il riferimento all’uscita dal Piano di rientro non è stato accompagnato da annunci roboanti, ma da una dichiarazione prudente: “ci sto lavorando”. È una formula che segnala consapevolezza dei vincoli e della delicatezza del dossier. La sanità campana resta il vero banco di prova della legislatura: dalla sostenibilità finanziaria alla riorganizzazione territoriale dei servizi, dalla riduzione delle diseguaglianze di accesso alla valorizzazione delle Asl e dei distretti. In questo quadro, la decisione di partire da un presidio dedicato all’autismo – con particolare attenzione alla presa in carico precoce – assume un valore simbolico e politico: indica una sanità che non è solo gestione dell’emergenza, ma costruzione di diritti e servizi nel tempo. La domanda che resta sullo sfondo riguarda la delega alla sanità: Fico non ha ancora sciolto il nodo se trattenerla o affidarla a un assessore di peso. La scelta sarà indicativa dell’equilibrio tra controllo politico diretto e responsabilità delegata, e dirà molto sull’architettura del futuro esecutivo.
Il secondo asse strategico è quello delle aree interne, tema ricorrente nel discorso del presidente e già centrale in campagna elettorale. Fico le definisce “strategiche” e rifiuta una lettura settoriale, riconoscendo che sanità, trasporti, lavoro e servizi essenziali devono essere messi “a sistema”. Anche qui, la cautela lessicale è significativa: non c’è ancora la decisione se istituire un assessorato dedicato o una struttura organizzativa trasversale. È una scelta tutt’altro che tecnica. Un assessorato avrebbe un forte valore politico e simbolico, ma rischierebbe l’isolamento; un’unità dedicata, invece, potrebbe garantire maggiore rapidità e coordinamento, a patto di avere reale forza decisionale. In gioco c’è la capacità della Regione di invertire la tendenza allo spopolamento e alla marginalizzazione di vaste aree dell’Irpinia, del Sannio e dell’entroterra campano, trasformando le politiche per le aree interne da capitolo residuale a leva strutturale di sviluppo.
Il terzo elemento, trasversale a tutti gli altri, riguarda i tempi e la fisionomia della nuova giunta regionale. Alla domanda se la squadra di governo nascerà prima di Natale, Fico risponde con un “vedremo” che non è esitazione, ma scelta politica. Il presidente rivendica un metodo: prima il confronto con le direzioni generali, poi il dialogo con le forze della coalizione, infine la sintesi. È un approccio che mira a rafforzare il ruolo della pubblica amministrazione come infrastruttura dello sviluppo e non come semplice apparato esecutivo. Allo stesso tempo, il fattore tempo resta cruciale: sanità, fondi europei, Pnrr, trasporti e politiche sociali non consentono lunghi periodi di transizione. La capacità di chiudere rapidamente la partita della giunta, evitando logiche puramente spartitorie, sarà decisiva per imprimere un ritmo credibile all’azione di governo.
Nel complesso, la prima uscita pubblica di Roberto Fico restituisce l’immagine di un presidente che punta su centralità della pubblica amministrazione e attenzione alle disuguaglianze territoriali e sociali. Ma il passaggio dalle parole ai fatti sarà rapido e impegnativo. Sanità, aree interne e definizione della squadra di governo non sono solo temi programmatici: sono i test politici attraverso cui si misurerà la capacità del nuovo esecutivo campano di trasformare una promessa di discontinuità in una governance stabile ed efficace.
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