Il Campania Teatro Festival 2026 entra nel cuore della sua diciannovesima edizione con una decima giornata che conferma la natura multidisciplinare della rassegna diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania. Domenica 21 giugno il festival attraversa Napoli e la Campania con cinque sezioni e cinque luoghi, proponendo un itinerario culturale che unisce teatro internazionale, prosa nazionale, musica, ricerca artistica, impegno sociale e riflessione sui temi della memoria, della violenza, della migrazione e dell’inclusione. Una giornata densa, costruita come un mosaico di linguaggi, capace di mettere in dialogo la scena latinoamericana, la drammaturgia civile italiana, il teatro partecipato, la musica d’autore e le pratiche artistiche nate nei contesti migratori.
Il titolo più atteso della sezione Internazionale è Labio de Liebre, spettacolo scritto e diretto da Fabio Rubiano Orjuela, in scena alle ore 21.00 al Teatro Mercadante, con replica il 22 giugno alle ore 19.00. L’opera, presentata per la prima volta in Italia, è considerata uno dei lavori più significativi della drammaturgia contemporanea latinoamericana. Al centro della storia c’è Salvo Castello, un uomo colpevole di crimini atroci, costretto agli arresti domiciliari in un luogo freddo, astratto, quasi metafisico, un “territorio bianco” dove viene raggiunto dai fantasmi delle persone che ha ucciso. Quelle presenze non chiedono solo giustizia, ma memoria: vogliono che l’assassino ricordi i loro nomi, i loro volti, il modo in cui ha interrotto le loro vite. In questo spazio sospeso, il teatro diventa un luogo di interrogazione morale, dove perdono e vendetta non si escludono né si risolvono, ma restano in tensione. Fabio Rubiano, fondatore a Bogotá della compagnia Teatro Petra insieme a Marcela Valencia, costruisce un’opera in cui l’ironia lambisce il grottesco e la violenza viene sottratta alla semplificazione, senza offrire allo spettatore una verità definitiva o consolatoria.
Accanto a Fabio Rubiano, il cast di Labio de Liebre vede in scena Marcela Valencia, Liliana Escobar, Jacques Toukhmanian, Juanita Cetina e Jorge Iván Rico. La composizione musicale e il disegno sonoro sono affidati a Camilo Sanabria, il disegno luci ad Adelio Leiva e Leonardo Murcia, il disegno video a Carlos Pérez e Diego Andrés Forero, mentre la produzione nasce dalla collaborazione tra Teatro Colón de Bogotá e Teatro Petra. Lo spettacolo, in lingua spagnola con sovratitoli in italiano, ha una durata di un’ora e venticinque minuti e si presenta come uno dei momenti più forti della giornata, non solo per il suo valore artistico, ma anche per la capacità di affrontare il trauma collettivo attraverso una scena che non assolve, non giudica in modo sbrigativo, ma obbliga a guardare.
La Prosa Nazionale propone invece un debutto assoluto alla Sala Assoli, dove alle ore 21.00 va in scena ’A stesa, scritto e diretto da Adriano Fiorillo. Lo spettacolo è ispirato alla storia vera di Annalisa Durante, vittima innocente di camorra uccisa a soli quattordici anni. La vicenda privata di una madre che continua a stendere e ristendere i vestiti della figlia diventa materia teatrale e rito doloroso, trasformando un gesto domestico in una liturgia della memoria. Il titolo contiene un doppio significato drammatico: da un lato la “stesa” come gesto quotidiano, familiare, quasi intimo; dall’altro la “stesa” come azione criminale, come pratica di intimidazione armata che semina paura nei quartieri segnati dalla presenza della criminalità organizzata. In questa ambivalenza si colloca la forza dello spettacolo, che trasforma il lutto in denuncia pubblica e il teatro in spazio di resistenza civile.
In scena, protagoniste di ’A stesa, ci sono Giulia Piscitelli ed Erica Tortorizio, con musiche e sound design di Tommy Grieco. La produzione è di Oberon APS. Il lavoro, vincitore del premio Giovani realtà del teatro 2025 e finalista al premio alle arti sceniche Dante Cappelletti 2025 e al premio Presente Futuro 2026, ha una durata di un’ora e rappresenta uno degli appuntamenti più significativi della giornata per la sua capacità di intrecciare teatro, memoria e impegno contro la camorra. La figura di Annalisa Durante non viene ridotta a simbolo astratto, ma restituita attraverso il corpo assente degli abiti, la voce della memoria, il gesto ripetuto di una madre che non smette di custodire ciò che la violenza ha spezzato.
Sempre nell’ambito della Prosa Nazionale, il Teatro Tedér ospita alle ore 21.00 Donne in tempo di guerra, restituzione scenica che conclude La casa di ciascuna, progetto artistico e sociale ideato da Caterina Vertova. Il lavoro nasce come percorso di teatro, ascolto e partecipazione rivolto a donne del territorio che vivono condizioni di fragilità: donne migranti e richiedenti asilo, donne in uscita dalla violenza, donne in percorsi di cura, giovani donne e studentesse segnate da vulnerabilità personali o sociali. La scena diventa così uno spazio protetto in cui l’arte non è solo rappresentazione, ma strumento di relazione, riconoscimento, riscatto e ricostruzione di senso.
Donne in tempo di guerra affronta la figura femminile dentro e oltre i conflitti armati. Le donne sono spesso raccontate come vittime, ma la restituzione scenica diretta da Caterina Vertova ne mette in luce anche la presenza attiva nella resistenza, nella sopravvivenza e nei processi di ricostruzione sociale e culturale. Accanto alla guerra visibile, quella dei fronti e delle armi, lo spettacolo ne racconta un’altra, più intima e quotidiana: la guerra dei ruoli imposti, delle identità negate, dei limiti culturali trasmessi di generazione in generazione. Il materiale scenico nasce dalle improvvisazioni e dalle esperienze personali delle partecipanti, dando vita a una narrazione corale, viva, incarnata, in cui la cultura si oppone alla barbarie non come ornamento, ma come possibilità concreta di cambiamento collettivo.
La sezione Musica inaugura il suo percorso alle ore 21.00 nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale con Pensieri e parole. Omaggio a Lucio Battisti, progetto che vede protagonista Peppe Servillo insieme a un gruppo di straordinari musicisti jazz: Rita Marcotulli al pianoforte, Javier Girotto ai sassofoni, Fabrizio Bosso alla tromba, Furio Di Castri al contrabbasso e Mattia Barbieri alla batteria. Gli arrangiamenti di Javier Girotto rileggeranno l’universo poetico e musicale di Lucio Battisti, portando il pubblico dentro un repertorio che ha segnato profondamente la canzone italiana. Brani come Il mio canto libero ed E penso a te diventano terreno di incontro tra melodia, improvvisazione, jazz e teatro musicale, in un omaggio che non si limita alla celebrazione, ma cerca nuove traiettorie sonore dentro canzoni entrate nell’immaginario collettivo.
Il valore dell’omaggio a Lucio Battisti sta proprio nella capacità di attraversare generi e generazioni. La voce di Peppe Servillo, da sempre capace di unire interpretazione musicale e sensibilità teatrale, dialoga con il linguaggio jazzistico dei musicisti in scena, abbattendo i confini tra canzone d’autore e improvvisazione. Il risultato è un concerto pensato come viaggio nella memoria musicale italiana, ma anche come riscrittura emotiva di un repertorio ancora vivo, aperto, capace di parlare al presente.
Per la sezione Osservatorio, il festival si sposta a Capua, nella Sala Teatro A. Vinciguerra di Palazzo Fazio, dove alle ore 19.00 debutta Atto senza parole di Samuel Beckett, in un libero adattamento con regia di Antonio Iavazzo. In scena Gianni Arciprete e Gennaro Marino, due uomini nascosti nei loro involucri-placenta, figure sospese tra nascita, sopravvivenza e inadeguatezza esistenziale. Si risvegliano a turno, al suono di una sirena inquietante, e attraversano una ritualità stanca, ossessiva, quasi clownesca: si muovono, inciampano, cadono, si lavano, si vestono, si stupiscono della propria fragilità. Il capolavoro beckettiano viene così riletto come una riflessione sul minimo vitale, sul bios che chiede a ciascuno di noi di venire al mondo e di tentare, anche senza garanzie, la propria forma di presenza.
Il programma della giornata si apre già al mattino con il secondo appuntamento degli Incontri del Festival, curati da Brunella Fusco. Alle ore 10.30, alla Sala Assoli, si tiene Invisible Work, Invisible Art. Migrazione, lavoro di cura e pratiche artistiche di emancipazione, con la partecipazione di Ina Charkviani, dell’Association of Nannies and Domestic Workers of Georgia, di artisti e rappresentanti delle comunità migranti, in collaborazione con Goethe-Institut Neapel, Creative Compass Georgia e la comunità georgiana in Campania. L’incontro prende spunto dall’omonima mostra Invisible Work – Invisible Art: Domestic Workers from Georgia, visitabile alla Sala Assoli fino al 25 giugno, progetto nato a Tbilisi nel 2023 in occasione della Giornata Internazionale della Donna e dedicato alle opere creative realizzate da lavoratrici domestiche georgiane.
Il tema dell’invisibilità attraversa l’intero appuntamento: invisibilità del lavoro di cura, spesso svolto da donne migranti; invisibilità sociale di chi sostiene la vita quotidiana di altre famiglie; invisibilità artistica di pratiche creative nate nei margini del tempo disponibile, tra ricami, disegni, tessuti intrecciati e forme di espressione personale. Attraverso testimonianze, dialoghi e confronti con operatori culturali e rappresentanti della società civile, Invisible Work, Invisible Art invita a riflettere sul rapporto tra migrazione, diritti, cura e produzione culturale, mostrando come l’arte possa diventare strumento di emancipazione, empowerment e riconoscimento sociale.
A completare la giornata, nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, prosegue il Dopo Festival a cura di Drop Eventi. Dalle ore 19.00 è previsto il listening bar, mentre alle 22.15 arriva il live della Easychic Orchestra, progetto musicale ideato da Luca Giordano e Ilaria Palmieri, che rilegge grandi successi italiani e internazionali con eleganza, ironia e coinvolgimento del pubblico. Un momento conviviale che prolunga la vita del festival oltre gli spettacoli, trasformando Palazzo Reale in uno spazio di incontro, ascolto e partecipazione.
La decima giornata del Campania Teatro Festival 2026 si presenta dunque come una sintesi efficace della missione della rassegna: mettere insieme linguaggi diversi, luoghi diversi e pubblici diversi, senza rinunciare alla complessità dei temi. Dalla violenza politica di Labio de Liebre alla memoria civile di ’A stesa, dalla voce delle donne vulnerabili di Donne in tempo di guerra alla poesia musicale di Lucio Battisti, fino alla riflessione sul lavoro invisibile e alla riscrittura beckettiana di Atto senza parole, il festival conferma la sua capacità di essere non solo cartellone di spettacoli, ma laboratorio culturale, sociale e civile. Domenica 21 giugno diventa così una giornata in cui il teatro non intrattiene soltanto, ma interroga, ricorda, accompagna, cura e restituisce voce a ciò che troppo spesso resta ai margini.
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(foto di Juan Antonio Monsalve, Riccardo Musacchio e altri fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)






