Il Campania Teatro Festival 2026 prosegue il suo percorso multidisciplinare confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti dell’estate napoletana e campana. La quattordicesima giornata, in programma giovedì 25 giugno, intreccia teatro, danza, musica, progetti sociali, letture sceniche e dialogo internazionale, nel segno di una programmazione capace di attraversare linguaggi diversi e pubblici differenti. La diciannovesima edizione del festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania, conferma così la propria vocazione di grande laboratorio artistico, civile e culturale.
Il programma del 25 giugno si distingue per la presenza di tre debutti assoluti. Alla Sala Assoli, alle ore 21, Cristina Donadio porta in scena Appassionata. Concerto-spettacolo a lei dedicato, un omaggio all’universo femminile del Mediterraneo che fonde parola, musica e memoria. Al Teatro Tedér, con due repliche alle ore 18 e alle ore 21, la coreografa e performer francese Laura Simonet presenta En retrait, lavoro di danza e ricerca performativa dedicato al corpo come luogo originario dell’esistenza. Al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, sempre alle ore 21, arriva invece Portami là fuori, progetto che nasce dall’esperienza del laboratorio Presidio Culturale Permanente negli Istituti Penali per Minorenni di Airola e Nisida, con la partecipazione di Paola Turci e Lucariello.
Con Appassionata, Cristina Donadio costruisce un viaggio scenico e musicale dedicato alla figura femminile, intesa come simbolo di resilienza, desiderio, dolore e rinascita. Lo spettacolo attraversa secoli di letteratura e teatro, mettendo in relazione le grandi tragedie dell’antichità con le voci della scrittura contemporanea. La donna diventa presenza eterna e ferita, creatura capace di ricomporsi dopo la tempesta della storia, trasformando la fragilità in forza vitale. Accanto alla voce recitante di Cristina Donadio, l’ensemble formato da Mario Crispi ai fiati etnici, Giovanni Seneca alla chitarra classica e battente, Francesco Savoretti alle percussioni e Roberto Trenca ai plettri dà vita a una tessitura sonora intensa, dove la musica non accompagna soltanto la parola ma ne amplifica la dimensione poetica. L’adattamento e la regia sono firmati da Gigi Di Luca, per una produzione La Bazzarra.
La danza è protagonista con En retrait, creazione ideata e interpretata da Laura Simonet. Il titolo, espressione francese che rimanda allo stare in disparte, al sottrarsi a una posizione centrale o dominante, introduce una ricerca intima e radicale sulla corporeità. Il corpo viene posto al centro come “punto zero” dell’indagine artistica, spazio sensibile attraverso cui percepire sé stessi, esistere e interrogare la propria presenza nel mondo. Il lavoro, realizzato con la collaborazione artistica di Sara Palmieri e la drammaturgia del suono di Giulio Nocera, esplora la solitudine del corpo, il suo margine, il suo peso emotivo e la sua capacità di generare domande sull’esistenza. Il disegno luci è di Sebastiano Cautiero, la ricerca fotografica di Sara Terracciano, la scenotecnica di Neo Scenografie. La produzione è di Visum, con il sostegno dell’Asilo di Napoli – Ex Asilo Filangieri e di /Hss Hub – Polo per le Arti Performative di Napoli.
Di forte impatto sociale e artistico è Portami là fuori, spettacolo che intreccia rap, metateatro e memoria per raccontare il lavoro condotto negli istituti penali minorili di Airola e Nisida. Il progetto, promosso da CCO – Crisi Come Opportunità ETS, porta in scena i giovani coinvolti nei laboratori insieme a Paola Turci, Lucariello, Giovanna Sannino e Gaetano Migliaccio. Con la regia di Lucariello e la drammaturgia di Fabrizio Nardi, lo spettacolo ripercorre l’incontro dei ragazzi con la musica rap, la parola poetica, il teatro e la possibilità di trasformare rabbia, dolore e responsabilità in espressione artistica. In questo percorso entrano in dialogo riferimenti letterari e teatrali, da Borges ad Amleto, fino alle tragedie greche, in un lavoro che non intende offrire risposte facili ma aprire uno spazio di riflessione sulla colpa, sulle vittime, sulla giustizia minorile e sul senso dell’arte in carcere.
Nel racconto di Portami là fuori, il laboratorio diventa un luogo fragile ma necessario, uno spazio in cui un giovane può smettere di coincidere soltanto con il proprio reato e può tornare a essere persona, voce, corpo, possibilità. I formatori del laboratorio di musica rap nell’IPM di Airola sono Luca Caiazzo, in arte Lucariello, Enzo Musto, in arte Oyoshe, e Gianmarco Cioffi, in arte Shada San. Nell’IPM di Nisida, il laboratorio di rap e classica napoletana è guidato da Lucariello e Federico Di Napoli, mentre il laboratorio teatrale dell’istituto di Airola è curato da Pino Beato, Raffaele Genovese, Fabrizio Nardi ed Emanuele Sacchetti. Il risultato è un concerto-spettacolo che mette al centro non la retorica del recupero, ma la complessità di un’esperienza educativa e artistica che prova a trasformare la parola in consapevolezza.
La giornata del Campania Teatro Festival 2026 ospita anche una nuova tappa di Emozioni in viaggio, contest promosso da ANM e Fondazione Campania dei Festival con la direzione artistica di Nadia Baldi. Alle ore 19, nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, le letture sceniche dei racconti selezionati saranno affidate alle voci di Eliseo Fusco e Serena Francesca Catapano. Eliseo Fusco interpreterà testi di Laura Barbato, Luca Chianese, Manlio Converti, Lavinia D’Errico, Judith Meraviglia Denker, Lucia Tarantino, Lorenzo Viola e Maia Vitagliano, tra cui Luce, Sulla stessa linea, Sono un alieno fosforescente, Chell’ultima fermata, Un cambiamento di cuore, Funicolare Centrale, Gli angeli di Andrea e Volando tra le nuvole. Serena Francesca Catapano darà invece voce ai racconti di Davide Auriemma, Edoardo Barra, Dora Allegra Carbone, Enrico Fontanarosa, Cristina Papa, Enrico Sangiovanni, Emanuele Scura ed Ersilia Torello, con testi come Linea 1, corsa delle sei, Sicuramente è stato un caso, I tre detective e la snickers, Un incontro inaspettato, Cuori in viaggio, Sotto la città, Gli irraggiungibili e Catena di solidarietà.
Il dialogo internazionale trova spazio nella Sala Premio Napoli di Palazzo Reale, dalle ore 18.30 alle ore 20.30, con l’incontro Quartieri di Vita Meets Creative Compass Georgia. Tracciare il futuro di Quartieri di Vita: comunità, residenze e cooperazione internazionale. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Goethe-Institut Neapel e Creative Compass Georgia, mette in relazione l’esperienza di Quartieri di Vita con quella di Creative Compass Georgia, aprendo una riflessione sulle prospettive future delle pratiche artistiche partecipative e del teatro sociale in Europa e nel Mediterraneo. Al centro del confronto ci sono le residenze artistiche, la mobilità internazionale, il coinvolgimento delle comunità, il rapporto tra arte e cittadinanza e la costruzione di reti culturali capaci di generare processi inclusivi e sostenibili.
La giornata si arricchisce inoltre con il Dopo Festival, a cura di Drop Eventi, nel Giardino Romantico di Palazzo Reale. Protagonista dell’appuntamento è Gnut, cantautore e chitarrista tra le voci più riconoscibili della nuova scena d’autore italiana. Dopo il listening bar previsto dalle ore 20.30, dalle ore 22.15 il live di Gnut porterà al festival un intreccio di folk, blues e tradizione napoletana, confermando la capacità della manifestazione di aprirsi non solo alla prosa e alla danza, ma anche alla musica d’autore e alle contaminazioni sonore.
Restano visitabili anche le mostre fotografiche allestite in Vico Mauriello, a Palazzo Reale di Napoli: Con i tuoi occhi, con fotografie di Salvatore Liguori; Siria, con fotografie di Romeo Civilli; e Jazz: la pellicola del suono, con fotografie di Salvatore Pastore. Tre percorsi visivi che ampliano ulteriormente l’identità multidisciplinare del festival, affiancando allo spettacolo dal vivo la forza documentaria e poetica dell’immagine fotografica.
Con la quattordicesima giornata, il Campania Teatro Festival 2026 conferma dunque la sua natura di grande piattaforma culturale, capace di tenere insieme ricerca artistica, memoria, impegno sociale, teatro, danza, musica e cooperazione internazionale. Napoli, e in particolare Palazzo Reale, si trasformano ancora una volta in un crocevia di linguaggi e comunità, dove la scena diventa luogo di incontro, racconto e trasformazione. Dal debutto di Cristina Donadio alla ricerca corporea di Laura Simonet, dal progetto con i giovani degli istituti penali minorili alle letture di Emozioni in viaggio, il 25 giugno si presenta come una giornata densa, attraversata da un’idea forte di cultura: non semplice intrattenimento, ma spazio vivo in cui l’arte prova a interpretare il presente e a immaginare nuove possibilità di relazione.
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(foto di Sara Terracciano, Pino Miraglia e Salvatore Minopoli fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



