Il Campania Teatro Festival 2026 entra nel cuore della sua diciannovesima edizione con una giornata che mette Napoli al centro di tre sguardi diversi, complementari e profondamente teatrali. Venerdì 26 giugno, la rassegna diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania, propone tre debutti assoluti che attraversano la città come luogo di memoria, approdo, conflitto, stratificazione culturale e invenzione scenica. È una Napoli che non resta sfondo, ma diventa personaggio vivo, spazio mentale e politico, corpo urbano capace di accogliere le contraddizioni del presente e le voci del passato.

La quindicesima giornata del festival si apre idealmente sotto il segno dell’incontro tra culture e linguaggi. Al Teatro Mercadante, alle 21:30, debutta Tony Harrison, Ossirinco e Napoli, scritto, tradotto, adattato e diretto da Giovanni Greco, anche interprete in scena accanto a Eugenio Mastrandrea, Jared Mc Neill, Nika Perrone, Laura Pannia e Alessio Esposito, con la partecipazione straordinaria di Sian Thomas. Lo spettacolo rende omaggio a Tony Harrison, uno dei maggiori poeti e drammaturghi inglesi del secondo Novecento, costruendo un percorso che intreccia biografia, poesia, teatro e memoria mediterranea. Le musiche sono firmate da Daniela Troilo e Fabio De Vincenti, mentre la produzione è del Gruppo della Creta.
Il punto di partenza è I segugi di Ossirinco, testo con cui Tony Harrison rilegge i frammenti degli Ichneutai di Sofocle, il dramma satiresco ritrovato agli inizi del Novecento tra le sabbie dell’antica Ossirinco. Da questa materia archeologica e letteraria nasce una riflessione sul rapporto tra cultura egemonica e culture marginali, tra patrimonio custodito e patrimonio escluso, tra voce ufficiale della storia e frammenti dimenticati. Napoli, in questa prospettiva, diventa per Harrison una sorta di “Ossirinco italiana”: una città in cui le rovine non sono soltanto reperti, ma tracce vive di una civiltà che continua a interrogare il presente.
Nel mosaico teatrale costruito da Giovanni Greco affiorano luoghi, testi e suggestioni legati all’immaginario napoletano di Tony Harrison: Piazza Sannazzaro, il film Mimmo Perrella non è più, la tomba di Virgilio, i papiri di Ercolano evocati in Reading the rolls, fino alle poesie più note dell’autore, da Long Distance ai testi di denuncia sulla Guerra del Golfo. L’omaggio diventa così un viaggio nella relazione tra parola poetica e responsabilità civile, tra classicità e periferia, tra antichità e contemporaneità. Napoli non è celebrata in modo oleografico, ma riconosciuta come città-laboratorio, capace di custodire il mito e insieme di restituire voce a ciò che la storia ha lasciato ai margini.
Al Teatro Nuovo, alle 20:00, il Campania Teatro Festival 2026 accoglie un altro debutto assoluto: Vengo dal mare, scritto e diretto da Fortunato Calvino, autore napoletano da sempre attento a un teatro di denuncia, capace di affrontare le ferite sociali senza rinunciare alla dimensione umana dei personaggi. In scena ci sono Rosaria De Cicco, Luigi Credendino, Marco Palmieri e Andrea Subasinghe, con musiche di Enzo Gragnaniello, scene di Luciano Cappiello e costumi di Carla Vitaglione. La produzione è di Talassia SRL.
Al centro della vicenda c’è Samir, giovane arrivato a Napoli dopo un lungo viaggio su un barcone. Il suo presente è fatto di precarietà, lavoro, adattamento e silenziosa resistenza: consegna la spesa a domicilio per i clienti di un supermercato, attraversando una città che lo accoglie e insieme lo misura attraverso diffidenze, disuguaglianze e rapporti di potere. Tra le persone che incontra c’è Agostino, professore di storia, con il quale nasce un legame di fiducia e solidarietà. Attorno a loro si muovono Enzo, infermiere vivace e pettegolo, ed Elena, proprietaria cinica del basso affittato a prezzo esorbitante al ragazzo e ai suoi coinquilini.
Vengo dal mare affronta il tema dell’immigrazione non come formula astratta, ma attraverso la concretezza dei corpi, degli spazi abitati, del lavoro e delle relazioni quotidiane. La storia di Samir diventa il racconto di una dignità continuamente messa alla prova, ma anche di un possibile riscatto umano. L’incontro con Agostino non è soltanto un gesto di aiuto: è un momento di salvezza reciproca, perché nel riconoscere la fragilità dell’altro ciascun personaggio è costretto a misurarsi con la propria. Il teatro di Fortunato Calvino si conferma così come un luogo di responsabilità civile, capace di trasformare la cronaca in dramma, il disagio sociale in domanda morale, la ferita individuale in coscienza collettiva.
Il terzo debutto assoluto della giornata è Queen bidet, in programma alle 21:00 al Teatro Tedér. Scritto da Fabio Casano e diretto da Gennaro Maresca, lo spettacolo ha per protagonista Maria Carolina d’Asburgo, interpretata da Chiarastella Sorrentino. Il disegno luci è di Simone Picardi, le musiche sono di Raffaello Basiglio, i costumi di Giulia Contrastato e Michela Cantelli, con produzione B.E.A.T. Teatro.
Il sottotitolo, Rivoluzione in zona intima, anticipa il tono di un progetto teatrale che parte da un dettaglio apparentemente marginale per aprire una riflessione più ampia sul potere, sul corpo femminile, sul rapporto tra sovranità e popolo. Maria Carolina d’Asburgo, regina di Napoli, fu la prima regnante a introdurre il bidet nei suoi palazzi, oggetto allora guardato con sospetto e associato a un immaginario scandaloso. Ma quello stesso oggetto diventa nello spettacolo un simbolo: segno di modernità, di igiene, di desiderio di controllo, di intimità politica e di trasformazione culturale.
La Napoli del 1789 evocata da Queen bidet non è soltanto una pagina storica, ma uno specchio deformante dell’Italia contemporanea. Attraverso la figura di Maria Carolina, donna colta, promotrice dell’informazione e sostenitrice dell’emancipazione femminile, lo spettacolo interroga la fragilità del consenso, la violenza delle masse, la solitudine del potere e la rapidità con cui l’adorazione popolare può trasformarsi in rivolta. La regina, accolta prima con favore e devozione, viene poi travolta da un clima politico incandescente, fino all’esilio e alla marginalità. Il suo corpo pubblico e privato diventa il luogo di una tensione tra storia e contemporaneità, tra emancipazione e sospetto, tra desiderio di cambiamento e paura della trasformazione.
A completare il programma del 26 giugno c’è Emozioni in viaggio, progetto speciale promosso da ANM e Fondazione Campania dei Festival con la direzione artistica di Nadia Baldi. Alle 19:00, nella terrazza prospiciente il Giardino Romantico di Palazzo Reale, le letture sceniche dei racconti selezionati nell’ambito della seconda edizione del contest saranno affidate alle voci di Luigino Palermo e Ludovica Franco. Palermo interpreterà testi di Alessio Bocchetti, Alberto Caronte, Adolfo De Luca, Aida Filippone, Alessio Iacuelli, Adriana Mastropasqua e Yoneko Sirchio, mentre Franco darà voce ai racconti di Annalisa Bocchetti, Anna Ciorcalo, Antonietta Criscuolo, Amelia Fusco, Armando Mauro, Bruno Rinaldo, Ada Signorini, Carmen Somma e Arturo Topuz.
Il viaggio, in questa cornice, diventa esperienza concreta e simbolica: attraversamento urbano, memoria personale, incontro con l’altro, racconto di fragilità e speranza. La collaborazione tra trasporto pubblico e teatro conferma una delle anime più interessanti del festival: portare la cultura fuori da una dimensione chiusa, trasformando la città in una rete di storie condivise. Napoli è ancora una volta il punto di partenza e di ritorno, la mappa emotiva su cui si disegnano percorsi individuali e collettivi.
Il Dopo Festival, curato da Drop Eventi, aggiunge alla giornata una dimensione musicale e conviviale nel Giardino Romantico di Palazzo Reale. Dalle 21:00, Fabiana Martone è protagonista di Volevo fare la ballerina, spettacolo che attraversa sonorità nu-disco, funk, brasilian funk e pop raffinato, con richiami al neapolitan power di Pino Daniele ed Enzo Avitabile e al soul brasiliano di Tim Maia. A seguire, il Lunare Project, ideato da Roberto Barone, propone atmosfere elettroniche e cinematiche, costruendo paesaggi sonori evocativi e immersivi.
La giornata del 26 giugno conferma dunque la vocazione del Campania Teatro Festival 2026 come spazio di creazione, confronto e sperimentazione. Le tre prime assolute non si limitano a raccontare Napoli: la attraversano come corpo vivo della storia, come luogo in cui le culture approdano, si contaminano, entrano in conflitto e generano nuove forme di racconto. Da Tony Harrison a Samir, da Maria Carolina d’Asburgo ai viaggiatori urbani di Emozioni in viaggio, il festival costruisce una narrazione plurale della città, dove poesia, teatro civile, memoria storica e musica diventano strumenti per leggere il presente.
In un’edizione che conferma il ruolo della rassegna tra gli appuntamenti culturali più rilevanti dell’estate campana, il Campania Teatro Festival ribadisce la sua capacità di tenere insieme grandi autori, nuove drammaturgie, luoghi simbolici e urgenze contemporanee. Napoli appare così nella sua complessità più autentica: città di approdi e partenze, di splendori e ferite, di memoria antica e tensioni moderne, di parole ritrovate e corpi in cerca di dignità. Una città che, attraverso il teatro, continua a interrogare se stessa e il mondo.
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