Il patrimonio artistico del territorio flegreo recupera un tassello di straordinario valore storico e culturale con il restauro e la ricomposizione del Trittico Eucaristico di Agostino Beltrano, custodito originariamente nel Duomo di Pozzuoli. L’iniziativa nasce nell’ambito del nuovo programma Capodimonte diffuso, voluto dal Museo e Real Bosco di Capodimonte per rafforzare il dialogo con il territorio e valorizzare opere conservate nei depositi, restituendo alla Campania pagine importanti della propria storia dell’arte.
Ad annunciare l’operazione è stato Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, che ha sottolineato la volontà della principale pinacoteca del Mezzogiorno di contribuire, attraverso restauri, restituzioni ed esposizioni anche di lungo periodo, a una nuova lettura del patrimonio campano. In questa prospettiva, la collaborazione con la Diocesi di Pozzuoli rappresenta il primo passo concreto di un progetto che punta a ricucire il rapporto tra grandi musei, comunità locali e beni culturali dispersi o dimenticati.
Al centro dell’intervento ci sono due tele ritrovate nei depositi di Capodimonte e identificate nel 2022 dal professor Giuseppe Porzio dell’Università di Napoli L’Orientale. Le opere, registrate in inventario già attorno al 1970 ma mai pienamente ricondotte al loro contesto originario, raffigurano Melchisedek nell’atto di offrire pane e vino e Re David assiso in trono. Il ritrovamento della firma di Agostino Beltrano sulla prima tela ha permesso di attribuire entrambe a un ciclo pittorico eucaristico incentrato sulla monumentale Ultima Cena, già presente nel Duomo di Pozzuoli, seppure trasferita e adattata nella sagrestia.
Questa scoperta ha un’importanza notevole non solo sul piano attributivo, ma anche sul piano storico. Il ciclo fu infatti commissionato per la cappella del Santissimo Sacramento del Duomo di Pozzuoli da fra Martín de León y Cárdenas, vescovo della diocesi dal 1631 al 1650, ed è ricordato già in una relazione del dicembre 1649 redatta durante una visita pastorale. Oggi la ricomposizione del trittico consente di restituire unità a uno dei nuclei più significativi della pittura sacra seicentesca nell’area flegrea, restituendo al pubblico e agli studiosi una visione più completa del percorso artistico di Beltrano.
Resta ancora da chiarire in che modo le due tele siano giunte a Capodimonte. Gli studi archivistici sono tuttora in corso e non è ancora certo se il trasferimento sia avvenuto prima o dopo il devastante incendio del 1964 che colpì il Duomo di Pozzuoli. Ma proprio questa zona d’ombra rende ancora più significativa l’operazione avviata oggi: non si tratta soltanto di un restauro materiale, ma di un recupero della memoria artistica e civile di un territorio che ha visto interrompersi, nel tempo, il filo della propria continuità culturale.
L’identificazione delle opere rappresenta anche un momento rilevante per la storia dell’arte napoletana del Seicento. Agostino Beltrano, stretto collaboratore di Massimo Stanzione e marito della pittrice Diana De Rosa, nota anche come Annella di Massimo, viene collocato accanto a protagonisti assoluti del complesso artistico puteolano come Artemisia Gentileschi e Giovanni Lanfranco. La ricostruzione del trittico permette quindi di ridefinire criticamente il ruolo dell’artista in una stagione di grande intensità figurativa e spirituale.
Dal punto di vista conservativo, le due tele versano in condizioni difficili. Il tessuto pittorico appare compromesso da sporco diffuso, vernici ossidate ed estese ridipinture dovute a un restauro molto antico, elementi che ne rendono oggi problematica la piena leggibilità stilistica e cromatica. Eppure i frammenti ancora riconoscibili lasciano emergere un vigore naturalistico e una qualità fisionomica perfettamente coerenti con i momenti più alti della produzione di Beltrano. Il restauro in corso, sostenuto dalla Diocesi di Pozzuoli attraverso un contributo dei fondi 8xmille alla Chiesa Cattolica e affidato al laboratorio Studio Ermes di Iriana Suprina a Napoli, punta proprio a restituire una corretta lettura del testo originale. A partire da maggio sarà restaurata anche la Ultima Cena, e nelle fasi finali l’intervento coinvolgerà insieme tutte e tre le tele.
L’operazione è stata accolta con particolare attenzione anche dalle istituzioni di tutela. Paola Ricciardi, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, ha evidenziato come già dai primi interventi emerga una ricchezza cromatica e di dettagli finora quasi illeggibile, sottolineando che la ricomposizione del trittico avrà un valore importante non solo per la comunità flegrea ma per l’intero patrimonio culturale italiano. Il recupero di opere di questo livello, infatti, supera i confini locali e diventa un modello virtuoso di collaborazione tra Ministero della Cultura, Diocesi, museo e mondo universitario.
Ancora più profondo il significato espresso da Mons. Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli e di Ischia, che ha definito questo recupero un segno di speranza per il territorio flegreo, segnato dal bradisismo ma desideroso di ritrovare nella bellezza dei suoi luoghi e della sua storia una strada di rinascita. Le sue parole collocano il restauro non solo nel quadro della valorizzazione artistica, ma anche in una dimensione spirituale e comunitaria: tornare all’Eucaristia attraverso l’arte di Beltrano significa offrire a cittadini, fedeli e visitatori un’occasione di riflessione sul valore della memoria, dell’identità e della condivisione.
Il Trittico Eucaristico di Pozzuoli, composto dalla Ultima Cena, da Melchisedek e da Re David, torna così al centro dell’attenzione come emblema di una Campania che investe sulla propria eredità culturale per costruire nuove forme di coesione e sviluppo. In questo senso Capodimonte diffuso non è soltanto un progetto museale, ma una visione: quella di un patrimonio che esce dai depositi, si riconnette ai luoghi da cui proviene e restituisce senso a una storia collettiva che merita di essere conosciuta, tutelata e tramandata.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
