L’emergenza carceraria in Italia è ormai un tema ineludibile, tornato nuovamente al centro del dibattito pubblico grazie all’intervento di Clemente Mastella, sindaco di Benevento ed ex Ministro della Giustizia. Mastella parla con toni netti: «Le carceri sono al collasso e questo allarme non può restare inascoltato. È tempo che il Parlamento approvi un nuovo indulto». Una richiesta che affonda le radici nella sua esperienza diretta, ricordando come il provvedimento del 2006 — da lui promosso — «fu un successo morale e politico», con oltre 26.000 detenuti autori di reati minori o a fine pena che ottennero benefici concreti, mentre la recidiva rimase contenuta al 12%, smentendo le paure del cosiddetto “populismo securitario”.
La presa di posizione dell’ex Guardasigilli trova fondamento nei dati ufficiali diffusi dal Garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, che delineano un quadro tanto allarmante quanto inequivocabile. In Italia ci sono 63.493 detenuti a fronte di 45.000 posti reali, con un sovraffollamento che supera le 20.000 unità. La Campania rispecchia drammaticamente la stessa tendenza: 7.751 detenuti per 5.500 posti disponibili, con istituti come Poggioreale che continuano a vivere una pressione intollerabile.
La situazione diventa ancora più critica se si osserva la condizione dei detenuti non definitivi, cioè persone in attesa di giudizio: 9.730 a livello nazionale, di cui 1.308 in Campania. Secondo Ciambriello, «c’è troppa carcerazione preventiva e troppa custodia cautelare per reati non gravi», fenomeno che contribuisce a congestionare un sistema già al limite. Oltre 8.000 detenuti in Italia — e 900 solo in Campania — devono scontare meno di un anno di pena: «Perché tenerli dentro?», domanda il Garante. La proposta è chiara: adottare misure deflattive e ampliare il ricorso alle alternative detentive, seguendo l’esempio degli interventi legislativi del 2003 e 2010.
Alle criticità strutturali si aggiungono due emergenze crescenti: tossicodipendenza e sofferenza psichica. In Italia i detenuti tossicodipendenti sono 17.000, mentre 4.200 presentano disturbi psichiatrici; molti di questi ultimi erano già in cura presso i servizi territoriali prima dell’ingresso in carcere, un segnale che indica una filiera assistenziale interrotta. In Campania si contano 1.704 tossicodipendenti e 400 detenuti con patologie psichiche, ma mancano psichiatri, strutture adeguate e un numero sufficiente di R.E.M.S., le residenze destinate ai pazienti autori di reato non imputabili.
Ciambriello evidenzia poi il forte aumento dei giovani adulti detenuti, tra i 18 e i 24 anni: 4.151 in Italia, 527 in Campania, di cui 200 a Poggioreale. Una fascia fragile, spesso senza percorsi educativi o lavorativi, per la quale il Garante chiede sezioni dedicate, programmi trattamentali mirati e nuove figure sociali di ascolto.
A rendere tutto ancora più difficile c’è la grave mancanza di personale: 15.000-18.000 agenti di Polizia Penitenziaria in meno rispetto al fabbisogno, insieme a una carenza significativa di educatori, psicologi, criminologi e mediatori culturali. «Il carcere è una discarica sociale, un ospizio per poveri, l’emblema della disuguaglianza», afferma Ciambriello rispondendo anche a recenti critiche politiche. «La Costituzione non viene applicata. Il ruolo del Garante è tutelare la dignità delle persone private della libertà e vigilare sulle condizioni di detenzione».
In questo contesto, l’appello di Clemente Mastella per un nuovo indulto apre una riflessione politica ampia: da un lato l’urgenza umanitaria e costituzionale, dall’altro la necessità di affrontare in maniera pragmatica una “bomba a miccia corta” che coinvolge diritti, sicurezza, salute mentale e sostenibilità del sistema penitenziario. Il dibattito è destinato a intensificarsi: resta da capire se la politica avrà il coraggio di misure strutturali o se prevarrà nuovamente la logica emergenziale.
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