La connected mobility in Italia non è più una prospettiva lontana, ma una realtà industriale, tecnologica e sociale che sta già ridisegnando il presente dell’automotive. I numeri emersi a Napoli durante Geely Auto Talks powered by Jameel Motors parlano con chiarezza: il mercato italiano della mobilità connessa ha raggiunto un valore di 3,36 miliardi di euro, registrando una crescita del 16% a fine 2024. Un dato che conferma la centralità di un settore in rapida espansione, ma che allo stesso tempo mette in luce una fragilità strutturale: la mancanza di competenze adeguate per sostenere la transizione verso i nuovi paradigmi della mobilità intelligente, elettrica, autonoma e sostenibile.
Il cuore del messaggio lanciato dall’incontro napoletano è tutto qui: la trasformazione dell’auto non riguarda più soltanto motori, piattaforme e design, ma investe in modo diretto il capitale umano. La ricerca “Mobilità sostenibile e tecnologie intelligenti per i grandi eventi: le sfide della nuova mobilità”, realizzata dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha evidenziato infatti un paradosso ormai decisivo per il futuro del comparto: mentre il mercato cresce e le tecnologie si consolidano, il sistema produttivo fatica a trovare i professionisti capaci di governare il cambiamento. Secondo i dati presentati, il 75% delle aziende incontra difficoltà nel reperire figure specializzate in elettrificazione, intelligenza artificiale, guida autonoma e sostenibilità. In sostanza, la domanda di innovazione corre più veloce dell’offerta di competenze.
Non si tratta di una semplice criticità occupazionale, ma di una questione strategica per l’intero sistema Paese. Se le imprese non trovano gli esperti necessari, il rischio è che l’innovazione rallenti, che gli investimenti non producano tutto il loro potenziale e che l’Italia perda terreno proprio nel momento in cui l’automotive globale sta ridefinendo gerarchie, filiere e leadership. Le aree più esposte a questa carenza sono particolarmente indicative: elettrificazione al 36%, AI e machine learning al 34%, sostenibilità al 31%. Tra le competenze più richieste emergono gli esperti in intelligenza artificiale, indicati dal 61% delle aziende, i professionisti del big data management, al 51%, e gli specialisti di cyber security, al 46%. Numeri che raccontano un settore sempre più ibrido, in cui la tradizione manifatturiera incontra software, analisi dei dati, sicurezza digitale e gestione avanzata delle infrastrutture.
L’evento di Napoli, prima tappa del roadshow nazionale di Geely Auto e Jameel Motors, ha avuto anche un forte valore simbolico e territoriale. La scelta del capoluogo campano non è casuale. La città si prepara infatti a ospitare l’America’s Cup 2027, e proprio i grandi eventi internazionali sono stati indicati come un banco di prova ideale per testare e sviluppare modelli evoluti di mobilità urbana. In questo contesto, la connected mobility assume una funzione concreta: non solo migliorare gli spostamenti quotidiani, ma coordinare flussi complessi, ridurre impatti ambientali, aumentare la sicurezza e garantire una gestione intelligente delle infrastrutture in occasioni di altissima intensità urbana. La presenza del sindaco Gaetano Manfredi ha rafforzato il significato istituzionale dell’iniziativa, sottolineando il ruolo della mobilità innovativa come leva di pianificazione urbana, sviluppo locale e utilizzo efficace delle risorse del PNRR.
Dal confronto emerso durante l’incontro, appare sempre più evidente che la mobilità del futuro non sarà definita da un solo fattore tecnologico, ma dall’integrazione tra più dimensioni. Connected car, sistemi ADAS, intelligenza artificiale, digital twin, infrastrutture smart e control room urbane compongono un ecosistema nel quale il veicolo diventa solo uno dei nodi di una rete molto più ampia. In questo scenario, il valore economico del segmento connected car, pari a 1,66 miliardi di euro, e quello dei sistemi ADAS, pari a 1,2 miliardi, mostrano quanto il comparto sia già strutturato. Ancora più significativa è la dimensione dell’impatto sociale: tra il 2010 e il 2024, le tecnologie di assistenza alla guida hanno evitato 2 miliardi di euro di costi sociali, grazie a una riduzione della gravità degli incidenti del 13% e del tasso di incidentalità del 12%. A questo si aggiunge il contributo dell’intelligenza artificiale, che nelle situazioni di emergenza può garantire tempi di reazione sei volte più rapidi rispetto a quelli umani.
Questi dati chiariscono perché la nuova mobilità non possa essere letta soltanto come un’evoluzione industriale, ma come un cambiamento profondo nel rapporto tra tecnologia e vita collettiva. Sicurezza, efficienza, sostenibilità e qualità urbana diventano elementi strettamente connessi. E proprio per questo la questione delle competenze assume un carattere ancora più urgente. Se la tecnologia è già disponibile e in molti casi pienamente matura, ciò che manca è la massa critica di professionisti in grado di implementarla, gestirla, adattarla ai territori e tradurla in servizi realmente efficaci. Non a caso, una posizione su quattro nell’ambito IT e Data Management resta scoperta, spingendo molte imprese verso la strategia del “Make”, cioè la formazione interna dei talenti, come risposta alla scarsità di profili reperibili sul mercato.
Nel discorso di Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, emerge con nettezza una visione che va oltre la dimensione commerciale. Secondo Santucci, la trasformazione dell’automotive è sì tecnologica, ma anche culturale e professionale. Per questo occorre costruire un ponte stabile tra industria, università e istituzioni, investendo nella formazione e nello sviluppo di nuovi talenti. È una dichiarazione che coglie il punto essenziale della transizione in corso: senza un ecosistema collaborativo, la modernizzazione resta incompleta. La mobilità del futuro, insomma, non si costruisce solo nei centri di ricerca o nelle linee produttive, ma anche nelle aule universitarie, nei percorsi di alta formazione, nei dottorati, nelle borse di studio e nelle reti territoriali capaci di avvicinare domanda e offerta di competenze.
Il roadshow ha mostrato anche come i grandi eventi possano diventare laboratori di innovazione applicata. I casi internazionali citati nella ricerca sono eloquenti: da Monaco, con lo shuttle autonomo di livello L4 impiegato durante l’Oktoberfest 2024, a Parigi, con il traghetto elettrico autonomo implementato nel contesto olimpico. Sono esperienze che dimostrano come la mobilità intelligente possa già oggi essere utilizzata per coordinare grandi masse di persone, integrare mezzi diversi, ridurre congestione e impatto ambientale, e migliorare il controllo dei flussi urbani. Non sorprende, allora, che stiano emergendo nuove professioni specifiche, destinate a diventare sempre più centrali: coordinatori di trasporto, al 27%, supervisori di flotta, al 22%, ed esperti in Data & Operation, al 18%. Sono figure che testimoniano una mutazione profonda del lavoro automotive, sempre meno confinato ai reparti tradizionali e sempre più orientato verso la gestione intelligente dei sistemi complessi.
Anche la dimensione territoriale italiana merita attenzione. Napoli, in questa narrazione, non è stata semplice sede ospitante, ma luogo emblematico di una possibile convergenza tra innovazione, università, grandi eventi e politiche pubbliche. La città, attraversata da consistenti investimenti sulla mobilità sostenibile, può candidarsi come piattaforma di sperimentazione avanzata, soprattutto in vista delle sfide organizzative e infrastrutturali legate ai grandi appuntamenti internazionali. Il confronto con stakeholder industriali e manager di realtà come Sport e Salute, Unione Industriali Napoli, Grimaldi Group, Carter&Benson e PwC ha ampliato ulteriormente la prospettiva, mostrando come il tema della connected mobility non riguardi solo i costruttori auto, ma coinvolga logistica, eventi, pianificazione urbana, leadership aziendale e modelli di recruiting.
Dentro questo quadro, il ruolo di Geely Auto assume un peso particolare. Il gruppo cinese, fondato nel 1986 e attivo nell’automotive dal 1997, viene descritto nel comunicato come uno dei principali player mondiali del settore, con un portafoglio multi-brand che include Geely Auto, Zeekr, Lynk & Co, Volvo Cars, Polestar, Lotus e Smart. La sua presenza nel roadshow italiano segnala la volontà di radicare nel nostro Paese non solo una strategia commerciale, ma anche una piattaforma di dialogo sul futuro dell’automotive. In questo senso, il concetto di “Rinascimento tecnologico” utilizzato nel tour appare come una formula significativa: richiama l’idea di una nuova fase di sviluppo in cui la tecnologia non si limita a innovare i prodotti, ma ridefinisce competenze, rapporti tra soggetti istituzionali, geografie produttive e prospettive occupazionali.
L’aspetto forse più rilevante, guardando oltre l’evento, è che la sfida della connected mobility in Italia non può essere affrontata con approcci settoriali o frammentati. Serve una strategia integrata che tenga insieme ricerca, formazione, politiche industriali, capacità di attrarre investimenti e aggiornamento continuo dei lavoratori. Il mercato cresce, le tecnologie sono disponibili, le applicazioni concrete esistono già, ma senza un piano strutturale per i talenti il sistema rischia di incepparsi proprio nel momento in cui dovrebbe accelerare. Per questo il messaggio emerso da Napoli è destinato a restare centrale nei prossimi mesi: la mobilità intelligente non dipenderà solo dalla qualità dei veicoli o delle piattaforme digitali, ma dalla capacità dell’Italia di formare le professionalità che renderanno possibile questa trasformazione.
In definitiva, Geely Auto Talks ha messo in evidenza una verità che riguarda l’intero comparto automotive europeo: il futuro della mobilità è già cominciato, ma la sua piena realizzazione passa attraverso una nuova alleanza tra sapere tecnico, visione industriale e formazione. Il valore di 3,36 miliardi di euro certifica la vitalità del mercato italiano della connected mobility; il 75% di imprese in difficoltà nel reperire profili adeguati segnala invece la frattura da colmare. È in questo spazio, tra crescita tecnologica e bisogno di competenze, che si gioca la partita più importante per il sistema automotive nazionale. E Napoli, con il suo ecosistema universitario, la sua centralità nel Mezzogiorno e la prospettiva dei grandi eventi internazionali, si candida a esserne uno dei luoghi più significativi.
Geely: www.geely.com
Geely Italia: www.geelyitalia.com
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