Il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024 per la dirigenza medica e sanitaria, siglato all’Aran, segna un passaggio atteso da anni per i professionisti del Servizio sanitario nazionale. L’intesa, che coinvolge 137mila dirigenti, di cui 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici, mette sul tavolo risorse pari a 1,2 miliardi di euro e introduce aumenti medi di circa 491 euro mensili per 13 mensilità, oltre a 6.500 euro di arretrati che arriveranno in busta paga nei prossimi mesi. Una preintesa firmata a larga maggioranza, ma non da Fp Cgil Medici e Fassid, che contestano l’insufficienza del finanziamento e annunciano lo sciopero del 12 dicembre, in concomitanza con la mobilitazione generale contro la legge di bilancio.
La trattativa si è svolta in tempi rapidi: appena un mese e mezzo, dal 1° ottobre alla data della firma. Per il presidente dell’Aran Antonio Naddeo, il risultato è “ampiamente soddisfacente” e consente di aprire immediatamente il tavolo del successivo triennio 2025-2027. Una posizione condivisa dai sindacati firmatari, a cominciare da Anaao Assomed. Il segretario Pierino Di Silverio sottolinea che sarebbe stato “irresponsabile” rinviare l’accordo, visto che le risorse erano già stanziate: per l’Anaao la priorità era garantire aumenti certi e immediati ai colleghi, aprendo al contempo una nuova stagione contrattuale in cui affrontare i nodi strutturali della sanità pubblica.
Il nuovo contratto introduce un riconoscimento economico più alto per i giovani professionisti, un segnale ritenuto essenziale per arginare la fuga dal SSN, e valorizza il lavoro nelle aree più critiche, come i pronto soccorso, dove i carichi e il rischio clinico sono notoriamente più elevati. Arrivano poi maggiori tutele legali per i dirigenti vittime di aggressioni, valide in ogni grado di giudizio, insieme al supporto psicologico. Vengono attenuate le penalizzazioni economiche per chi esercita in extra moenia e introdotta la possibilità di usare le ferie anche durante il preavviso di dimissioni, un elemento richiesto da tempo.
Positiva anche la valutazione di Cimo-Fesmed, per cui è fondamentale chiudere presto l’iter di verifica e aprire il confronto per il triennio successivo, mentre la FVM rivendica l’attenzione particolare dedicata ai giovani e alle professioni sanitarie meno rappresentate. Gli anestesisti-rianimatori dell’Aaroi-Emac considerano il contratto un passaggio “quasi esclusivamente economico”, definendolo un ponte verso la revisione normativa che ritengono necessaria.
Sul fronte opposto, la Fp Cgil Medici boccia la preintesa giudicandola “definanziata” di circa 537 euro lordi mensili rispetto al recupero inflattivo, senza reali avanzamenti normativi. Il segretario nazionale Andrea Filippi parla di firma “fretolosa” utile solo “alla propaganda del Governo”, annunciando una mobilitazione che partirà proprio dal 12 dicembre con lo sciopero della categoria e una consultazione capillare in tutte le Aziende sanitarie.
Nella stessa giornata, anche la Cisl ha espresso “grande soddisfazione” per l’accordo, ricordando l’impegno straordinario dei professionisti della sanità negli anni più difficili della pandemia e della riduzione degli organici. Per la segretaria Daniela Fumarola, è ora essenziale che il Governo rimetta al centro la sanità pubblica e dia subito mandato per il triennio 2025-2027. Un’esigenza ribadita dalle principali organizzazioni firmatarie, anche alla luce degli emendamenti in legge di bilancio che prevedono, dal 2026, un aumento del 33% dell’indennità di specificità medica (407 milioni di euro) e 26,5 milioni dedicati alla dirigenza sanitaria.
Il nuovo CCNL, dunque, rappresenta un passaggio importante ma incompleto: un contratto ponte che tamponerà nell’immediato la perdita salariale accumulata negli ultimi anni e introdurrà alcune tutele attese, lasciando però irrisolti i nodi strutturali del SSN. Da qui l’attenzione al prossimo negoziato, che dovrà necessariamente confrontarsi con carenze croniche di personale, condizioni di lavoro gravose e una crescente disaffezione dei giovani medici verso il settore pubblico. La sfida per il 2025-2027, come riconoscono tutti gli attori in campo, sarà trasformare questo accordo in una reale occasione di rilancio del sistema sanitario nazionale.
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