Alla Andrea Ingenito Contemporary Art di Napoli arriva “Segni Mediali”, mostra personale di Davide Maria Coltro, a cura di Gabriele Perretta, un progetto espositivo dedicato a una ricerca che da oltre trent’anni mette in relazione pittura, immagine e tecnologia. L’opening è in programma il 25 settembre 2026 alle ore 18.30, alla presenza dell’artista, mentre la mostra resterà visitabile fino al 13 novembre 2026 negli spazi della galleria in Via Cappella Vecchia 8/A, Napoli.
Al centro del percorso c’è il Quadro Mediale, dispositivo artistico con cui Davide Maria Coltro ha progressivamente ridefinito l’idea stessa di pittura. L’opera non viene più concepita come immagine fissa e definitiva, ma come processo in continua trasformazione, capace di svilupparsi attraverso luce, tempo e informazione. La materia tradizionale lascia così spazio a una dimensione elettronica nella quale lo schermo diventa superficie pittorica e il mutamento entra direttamente nella struttura dell’opera.
La mostra “Segni Mediali” insiste proprio su questa natura dinamica del lavoro di Coltro. Secondo il curatore Gabriele Perretta, l’opera non si limita a rappresentare un’immagine, ma genera un’esperienza e si rinnova nel rapporto con chi osserva. Il Quadro Mediale diventa quindi un organismo visivo in divenire, nel quale il tempo non è più soltanto la durata della fruizione, ma una componente sostanziale dell’opera stessa.
È un passaggio decisivo per comprendere il senso della ricerca dell’artista. L’astrazione di Davide Maria Coltro mantiene un legame con la storia dell’astrattismo, ma ne trasferisce i principi all’interno di un nuovo vocabolario elettronico. Pixel, algoritmi e flussi di dati sostituiscono in parte pennelli, pigmenti e supporti materiali, pur mantenendo viva quella tensione visiva e percettiva che appartiene alla tradizione della pittura. L’artista parla infatti di una “pittura oltre la materia”, una pratica nella quale la sostanza mediale prende il posto del supporto tradizionale senza rinunciare alla sensibilità dell’esperienza estetica.
Questa impostazione permette al quadro di uscire dalla dimensione dell’oggetto statico. L’immagine cambia, evolve, assume configurazioni differenti, ma conserva allo stesso tempo una propria identità. Lo schermo non è quindi soltanto un mezzo tecnologico attraverso cui mostrare contenuti: viene trasformato in uno spazio contemplativo, capace di instaurare una relazione lenta con lo spettatore. Anche altre presentazioni del lavoro di Coltro hanno evidenziato come il Quadro Mediale si collochi in una zona autonoma rispetto alla pittura tradizionale, alla fotografia, al cinema e alla videoarte, facendo convivere processi visivi differenti all’interno di una struttura programmata. (Artuu)
Le superfici luminose presentate in “Segni Mediali” invitano infatti a una fruizione lontana dalla velocità con cui normalmente vengono consumate le immagini digitali. Ogni mutamento diventa occasione per riflettere sul tempo contemporaneo, sulla memoria digitale e sul rapporto tra essere umano e tecnologia. La mostra si propone così come un’indagine sulle possibilità della pittura nel XXI secolo, mettendo in comunicazione la storia dell’astrazione con le più recenti riflessioni dedicate ai media, alla percezione e all’estetica digitale.
La ricerca di Davide Maria Coltro, nato a Verona nel 1967 e attivo tra Milano e il Lago Maggiore, si sviluppa dagli anni Novanta proprio sul terreno di confine tra linguaggi artistici tradizionali e sistemi tecnologici contemporanei. Pittura, fotografia, scienza e tecnologia entrano nella sua pratica come elementi di un unico processo orientato a interrogare il futuro dell’immagine. Le sue opere sono state presentate in istituzioni italiane e internazionali e sono entrate in collezioni pubbliche e private.
Tra i progetti ricordati nel materiale della mostra figura “Davide Maria Coltro. Astrazione Mediale” al Museo MA*GA di Gallarate, esperienza nella quale il rapporto tra immagine elettronica, luce e tempo assume un ruolo centrale. Il museo descrive questa ricerca come una ridefinizione del rapporto fra pittura e immagine elettronica, orientata verso una forma di “sublime tecnologico”. (Museo MA*GA) Il comunicato richiama inoltre “Quantum C.O.M. – Nuove intelligenze generative e mediali”, a cura di Gabriele Perretta, progetto nel quale il linguaggio mediale di Coltro viene messo in relazione con la tradizione astratta, gli studi sulla percezione e le prospettive della realtà quantistica.
Il rapporto tra tecnologia e pittura non assume però, nel lavoro dell’artista, la forma di una semplice dimostrazione tecnica. L’interesse resta concentrato sull’esperienza della visione. Anche in precedenti progetti, come quelli dedicati al paesaggio, la successione di luce e colore viene utilizzata per generare immagini in costante trasformazione, sottraendo il quadro alla fissità e spingendo l’osservatore verso una percezione prolungata. (Finestre sull’Arte)
Con “Segni Mediali”, Davide Maria Coltro porta dunque a Napoli una riflessione sulla possibilità di continuare a parlare di pittura in un’epoca dominata da schermi, dati e immagini digitali. La tecnologia non cancella il quadro, ma ne modifica la natura: da superficie immobile a sistema visivo mutevole, da oggetto concluso a processo, da materia fisica a esperienza luminosa. È proprio in questo territorio di confine che la mostra costruisce il proprio racconto, interrogando il modo in cui guardiamo le immagini e il tempo che siamo ancora disposti a dedicare loro.
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