Tre borghi della Basilicata, tre antichi saperi artigianali e altrettante residenze artistiche capaci di mettere in relazione creatività contemporanea, comunità locali e identità dei territori. È questo il cuore di Di chi sono le case vuote?, la open call rivolta ad artisti italiani e internazionali promossa nell’ambito del progetto pilota BPUS – Basilicata Paesaggio Umano Sostenibile, con attività previste tra settembre e ottobre 2026 nei comuni di Baragiano, Sasso di Castalda e Muro Lucano.
Un progetto che parte da una domanda semplice soltanto in apparenza: che cosa accade alle case, ai mestieri, alle memorie e agli spazi dei piccoli centri quando vengono progressivamente svuotati? E soprattutto, in che modo l’arte può contribuire a restituire significato, relazioni e nuove prospettive a quei luoghi?
La risposta proposta da Di chi sono le case vuote? passa attraverso la presenza degli artisti, il confronto con chi abita i territori e il recupero di quei saperi materiali e immateriali che ancora oggi rappresentano una componente essenziale dell’identità lucana. L’obiettivo non è semplicemente quello di ospitare una produzione artistica, ma di trasformare per alcuni giorni i borghi della Basilicata nord occidentale in veri e propri laboratori di ricerca, ascolto e sperimentazione.
Il programma prevede tre residenze artistiche della durata di 14 giorni ciascuna. Tre esperienze differenti, legate a tre materiali e a tre tradizioni che continuano a raccontare il rapporto tra le comunità e il paesaggio. A Baragiano il centro della ricerca sarà la ceramica, con gli artisti chiamati a confrontarsi con materia, tecniche, luoghi e conoscenze locali. A Sasso di Castalda, invece, la residenza sarà dedicata al tessile, inteso come terreno di incontro tra linguaggi contemporanei, pratiche artigianali e patrimoni del territorio. A Muro Lucano sarà infine il legno a diventare materia di ricerca, attraverso un dialogo tra produzione artistica, lavorazione artigianale e ambiente circostante.
La scelta di ceramica, tessile e legno non ha soltanto un significato tecnico. Sono materiali che custodiscono storie, gesti e forme di conoscenza tramandate nel tempo, spesso attraverso pratiche familiari o artigianali che rischiano di perdersi con lo spopolamento dei piccoli centri. Le residenze intendono quindi creare un ponte tra passato e presente, lasciando agli artisti la possibilità di reinterpretare queste tradizioni senza ridurle a semplice testimonianza folkloristica.
La open call è aperta a candidati italiani e stranieri maggiorenni provenienti da numerosi ambiti della ricerca artistica contemporanea. Possono presentare domanda artisti impegnati nelle arti visive e applicate, nella scultura, nell’installazione, nel design, nella fotografia, nel video, nella performance, nelle pratiche tessili e partecipative e in altri linguaggi affini. Non è richiesta una formazione professionale specifica nella ceramica, nella tessitura o nella lavorazione del legno: ciò che conta è che la proposta progettuale sappia motivare in maniera convincente il rapporto con la residenza scelta e con il contesto territoriale nel quale sarà sviluppata.
Gli artisti selezionati non saranno quindi chiamati a lavorare in isolamento. Una componente determinante dell’esperienza sarà proprio il rapporto con gli artigiani, con i portatori di saperi, con gli abitanti e con le comunità locali. Il soggiorno diventerà così occasione per osservare, ascoltare, raccogliere storie e costruire relazioni prima ancora che produrre un’opera.
È uno degli elementi più interessanti dell’intero progetto, perché ribalta l’idea tradizionale della residenza artistica intesa esclusivamente come spazio individuale di produzione. In questo caso il territorio non funziona come una semplice scenografia, ma diventa parte integrante del processo creativo. Le persone, i luoghi, i mestieri e le memorie entrano nel percorso di ricerca e contribuiscono a definire il significato del lavoro finale.
Alla base dell’iniziativa c’è il progetto BPUS – Basilicata Paesaggio Umano Sostenibile, inserito in un più ampio percorso dedicato allo sviluppo della Basilicata nord occidentale. La prospettiva è quella di considerare il paesaggio non soltanto nella sua dimensione naturale o urbanistica, ma come spazio costruito dalle relazioni umane, dalle comunità, dalle competenze e dalle storie che nel tempo hanno formato l’identità dei luoghi.
In questo quadro, parole come bellezza, sostenibilità e comunità assumono un significato particolarmente concreto. Rigenerare un borgo non significa infatti semplicemente recuperare un edificio o restaurare una strada. Significa creare ragioni per tornare, restare, produrre cultura e ricostruire legami. È proprio qui che le pratiche artistiche possono trovare una funzione nuova: non sostituirsi alle comunità, ma contribuire a renderne visibili le risorse e le potenzialità.
Il titolo Di chi sono le case vuote? diventa allora una chiave di lettura dell’intero progetto. Le abitazioni abbandonate o non più utilizzate sono uno dei simboli più evidenti dello spopolamento che interessa numerose aree interne italiane e che in Basilicata assume un peso particolarmente significativo. Ma quelle case continuano a contenere una memoria, anche quando non sono più abitate.
Interrogarsi su chi appartengano significa interrogarsi anche sul futuro dei territori. Possono diventare spazi di creatività? Luoghi nei quali ricostruire relazioni? Ambienti capaci di accogliere nuove esperienze senza cancellare ciò che è esistito prima? Le residenze BPUS provano a dare una risposta partendo dalla cultura e dall’incontro fra persone.
La dimensione artigianale rafforza ulteriormente questo approccio. Un oggetto in ceramica, un tessuto o un manufatto in legno non rappresentano soltanto il risultato di una lavorazione. Dietro ogni materiale si trovano tempi, gestualità, competenze e modi di interpretare il territorio che fanno parte di un patrimonio collettivo difficilmente sostituibile.
Affiancare a questi saperi gli strumenti dell’arte contemporanea significa creare occasioni di contaminazione capaci di produrre risultati imprevedibili. L’artista può imparare dal sapere dell’artigiano, mentre l’artigianato può trovare attraverso i linguaggi contemporanei nuove possibilità narrative, progettuali ed espressive.
La call arriva inoltre in una fase di particolare attenzione verso il ruolo della cultura nei processi di sviluppo dei territori lucani. Negli ultimi anni la Basilicata ha progressivamente rafforzato il rapporto tra produzione culturale, turismo, industrie creative e politiche di rigenerazione, cercando di estendere questa capacità attrattiva anche oltre i centri maggiormente conosciuti.
In questa prospettiva, progetti come Di chi sono le case vuote? mostrano come anche i piccoli comuni possano diventare luoghi di produzione culturale e non soltanto destinazioni da visitare. La presenza temporanea di artisti provenienti da contesti differenti può favorire nuovi sguardi, creare connessioni e soprattutto contribuire a raccontare i territori senza separarli dalle persone che li abitano.
Per partecipare alla open call è necessario aver compiuto 18 anni, essere disponibili per l’intera durata della residenza, partecipare alle attività previste dal programma e accettare integralmente il disciplinare. Le candidature devono essere inviate esclusivamente attraverso il modulo online indicato dagli organizzatori entro il 7 settembre 2026.
Per gli artisti interessati, dunque, il tempo per presentare la propria proposta è limitato. Al di là della selezione, la call rappresenta anche un segnale importante per la Basilicata: utilizzare l’arte e la creatività non come elementi decorativi, ma come strumenti attraverso i quali rileggere lo spopolamento, il patrimonio artigianale e il futuro delle aree interne.
In fondo, la domanda contenuta nel titolo rimane volutamente aperta. Le case vuote possono appartenere a chi è partito, a chi conserva un ricordo, a chi ancora vive nei borghi o forse anche a chi, attraverso una nuova idea, prova a immaginare per quegli spazi una seconda vita. L’obiettivo delle residenze artistiche promosse dal progetto BPUS è proprio creare le condizioni perché quella domanda possa generare non soltanto una riflessione, ma nuove relazioni, opere e possibilità.
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