Il Museo Madre di Napoli ospita mercoledì 2 settembre 2026 alle ore 18.00 un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea internazionale: protagonista sarà Thomas Hirschhorn, artista svizzero tra le figure più riconoscibili della scena contemporanea, al centro di un talk inserito nel public program di Gli anni. Capitolo 3. L’incontro vedrà Hirschhorn dialogare con Eva Fabbris, curatrice della mostra e direttrice uscente del museo Madre, e con la curatrice Yasmil Raymond, offrendo al pubblico l’occasione di approfondire genesi, significati e percorso espositivo di Green Coffin, opera realizzata nel 2006 e oggi nuovamente al centro di una riflessione sulla relazione tra arte, memoria collettiva e spazio pubblico.
Il talk con Thomas Hirschhorn al Madre di Napoli si inserisce infatti nel terzo capitolo del progetto espositivo Gli anni, inaugurato il 9 luglio e visitabile fino al 5 ottobre 2026. Il progetto sviluppato dal museo mette in relazione opere, vicende artistiche ed episodi espositivi capaci di raccontare trasformazioni culturali, sociali e geopolitiche degli ultimi decenni. In questo contesto Green Coffin assume un ruolo particolarmente significativo, perché porta dentro lo spazio museale un’immagine legata contemporaneamente al lutto, alla politica, alla partecipazione collettiva e alla costruzione pubblica della memoria.
Realizzata nel 2006, Green Coffin è una scultura-ambiente che Thomas Hirschhorn presentò per la prima volta proprio a Napoli, negli spazi della Galleria Alfonso Artiaco. L’opera raffigura il feretro del leader palestinese Yasser Arafat sollevato da una moltitudine di mani e nasce dalla riflessione dell’artista sulle immagini del funerale di Arafat, morto nel novembre 2004. La bara diventa così molto più di un semplice oggetto commemorativo: nelle intenzioni di Hirschhorn è un elemento apparentemente passivo che viene trasformato dall’azione collettiva di chi lo solleva, lo trasporta e lo circonda.
È proprio questa energia collettiva a costituire uno dei nuclei più interessanti di Green Coffin. Hirschhorn ha spiegato come la sua attenzione non sia rivolta alla religione o alla celebrazione individuale del personaggio rappresentato, quanto alla forza generata da un rituale universale e dalla presenza simultanea di migliaia di persone intorno a un oggetto che simboleggia la morte e la perdita. Per l’artista, il feretro diventa così una sorta di scultura “attivata” dalle mani che la sostengono, capace di incarnare una tensione fra dolore, resistenza, partecipazione e volontà collettiva.
Il ritorno dell’opera a Napoli nel 2026 assume quindi un significato particolare. The Green Coffin era stata esposta per la prima volta alla Galleria Alfonso Artiaco nell’aprile del 2006 e compare ancora oggi nella cronologia ufficiale delle mostre dell’artista come uno dei progetti personali realizzati in quell’anno. Vent’anni dopo, l’installazione entra nel percorso di Gli anni. Capitolo 3 al Museo Madre, mettendo nuovamente in relazione la ricerca internazionale di Hirschhorn con la storia dell’arte contemporanea sviluppatasi a Napoli attraverso musei, gallerie e collezioni.
Nel programma espositivo del Madre, Green Coffin è inoltre accostata a lavori che affrontano alcune delle fratture politiche e sociali capaci di attraversare il presente, dall’Europa al Medio Oriente. Non si tratta però, nelle intenzioni dichiarate da Hirschhorn, di trasformare l’opera in un semplice commento sull’attualità o in una ricostruzione storica. Il punto centrale è piuttosto attraversare il proprio tempo attraverso l’arte, utilizzando immagini, materiali e forme capaci di conservare la propria forza anche oltre la cronaca dalla quale hanno avuto origine.
La poetica di Thomas Hirschhorn, nato a Berna nel 1957 e residente a Parigi dal 1983, si è costruita proprio intorno a questa ricerca. Dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo tra il 1978 e il 1983, l’artista ha sviluppato una pratica riconoscibile per l’utilizzo di materiali quotidiani, immagini, testi, elementi assemblati e strutture spesso volutamente lontane dall’idea tradizionale di monumentalità. Nel corso della sua carriera ha partecipato ad alcune delle più importanti manifestazioni internazionali, dalla Biennale di Venezia a Documenta, dalla Biennale di San Paolo a Manifesta, esponendo inoltre in numerose istituzioni museali internazionali.
Una delle caratteristiche più evidenti della ricerca di Hirschhorn è proprio la volontà di evitare che l’arte diventi uno spazio distante o intimidatorio. L’artista ha più volte insistito sull’importanza di creare opere capaci di stabilire un confronto diretto con chi le osserva. L’uso di materiali apparentemente poveri, l’accumulo di immagini e oggetti e la presenza di riferimenti politici o filosofici non cercano necessariamente di fornire risposte definitive, ma di costruire situazioni nelle quali lo spettatore è chiamato a prendere posizione, interrogarsi e confrontarsi con ciò che ha davanti.
In Green Coffin, questo principio assume una particolare intensità. Il feretro di Yasser Arafat, sollevato sopra una folla di mani, diventa un’immagine nella quale il gesto rituale si intreccia alla dimensione politica e alla fisicità dello spazio pubblico. Il corpo non è più soltanto quello della persona scomparsa: emerge un corpo collettivo composto dalle mani e dalle persone che partecipano alla processione. È un’immagine allo stesso tempo concreta e simbolica, nella quale il lutto individuale si trasforma in manifestazione pubblica.
Il talk del 2 settembre al Museo Madre consentirà quindi di tornare direttamente sulle circostanze che portarono alla nascita dell’opera e sulle trasformazioni del suo significato a vent’anni di distanza. A dialogare con Hirschhorn saranno Eva Fabbris e Yasmil Raymond, mentre i saluti istituzionali saranno affidati ad Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, ed Eugenio Viola, direttore del Museo Madre.
Anche la presenza di Green Coffin all’interno di Gli anni. Capitolo 3 contribuisce a mettere in evidenza il modo in cui il museo sta rileggendo la storia recente dell’arte attraverso opere già passate da Napoli e lavori provenienti dalla propria collezione. Nel percorso figurano, tra gli altri, lavori di Ilya ed Emilia Kabakov, Francesco Clemente, Carlo Alfano, Lorenzo Scotto di Luzio, Elisa Giardina Papa e Jordan Wolfson, costruendo una narrazione nella quale episodi espositivi del passato tornano a confrontarsi con le questioni del presente.
Per Thomas Hirschhorn, Napoli rappresenta inoltre una presenza ricorrente nel proprio percorso. Oltre alla prima esposizione di The Green Coffin presso Alfonso Artiaco nel 2006, la collaborazione con la galleria napoletana è proseguita negli anni successivi. Nel settembre 2026, pochi giorni dopo l’incontro al Madre, il calendario ufficiale dell’artista segnala anche l’apertura della personale EX-VOTO-TOMBOLA alla Galleria Alfonso Artiaco, ulteriore testimonianza di un rapporto con la città sviluppatosi lungo più decenni.
L’appuntamento del Madre offre dunque una possibilità rara: ascoltare direttamente Thomas Hirschhorn raccontare una delle sue opere più strettamente connesse alla storia espositiva napoletana e, allo stesso tempo, riflettere sul modo in cui immagini nate dalla cronaca possono trasformarsi in dispositivi artistici capaci di attraversare il tempo. Green Coffin continua infatti a interrogare lo spettatore sulla rappresentazione della morte, sulla costruzione della memoria, sulla dimensione rituale della collettività e sul confine sempre instabile fra esperienza estetica e realtà politica.
Il Talk con Thomas Hirschhorn è in programma mercoledì 2 settembre 2026 alle ore 18.00 al Museo Madre di Napoli, in via Settembrini 79, nell’ambito di Gli anni. Capitolo 3. Un incontro che riporta al centro della scena culturale napoletana un’opera nata in città vent’anni fa e che continua a porre domande sul rapporto fra individuo e comunità, fra memoria e presente, fra immagine artistica e spazio pubblico. Il museo ha sede in via Settembrini 79 e Gli anni. Capitolo 3 è visitabile fino al 5 ottobre 2026.
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(foto tratta dal sito del Museo Madre Napoli)
