La musica perde una delle sue figure più riservate e al tempo stesso decisive. Perry Archangelo Bamonte, storico chitarrista e tastierista dei The Cure, è morto il 25 dicembre 2025 all’età di 65 anni, dopo una breve malattia. La notizia è stata resa nota dalla band e rilanciata dalla stampa internazionale. Un lutto che colpisce non solo i fan, ma l’intero universo culturale che intorno ai Cure si è costruito in oltre quarant’anni di storia.
Figura appartata, lontana dai riflettori e dalle dinamiche della celebrità, Bamonte ha rappresentato per lungo tempo un perno silenzioso dell’equilibrio musicale del gruppo guidato da Robert Smith. Entrato inizialmente nello staff tecnico a metà degli anni Ottanta, ne aveva assorbito progressivamente linguaggio, estetica e tensioni emotive, fino a diventare membro ufficiale della band nel 1990, in una fase di profonda trasformazione artistica.
Il suo contributo è stato determinante in alcuni degli album più amati e rappresentativi dei Cure, tra cui Wish, Wild Mood Swings, Bloodflowers e The Cure. Dischi che hanno segnato stagioni diverse del gruppo, oscillando tra introspezione malinconica e aperture melodiche, e nei quali la chitarra e le tastiere di Bamonte hanno contribuito a creare quell’atmosfera stratificata, sospesa e riconoscibile che è diventata il marchio sonoro della band. Canzoni iconiche come Friday I’m in Love portano anche la sua impronta, discreta ma essenziale.
Secondo quanto riportato da The Guardian e Variety, i Cure hanno ricordato Bamonte come una presenza «intuitiva, costante e profondamente creativa», capace di comprendere la musica non solo come struttura, ma come spazio emotivo condiviso. Un musicista che sul palco non cercava il centro della scena, ma che proprio per questo diventava un riferimento stabile, affidabile, quasi invisibile eppure indispensabile. Nei suoi primi quattordici anni con la band ha preso parte a oltre quattrocento concerti, contribuendo a consolidare il rapporto dei Cure con un pubblico globale e trasversale alle generazioni.
Dopo l’uscita dal gruppo nel 2005, il legame con i Cure non si è mai realmente spezzato. Il ritorno nel 2022, in occasione del tour Shows of a Lost World, ha assunto il valore di una riconciliazione naturale, accolta con entusiasmo dai fan. Bamonte è tornato sul palco in un momento di rinnovata centralità artistica del gruppo, partecipando a una serie di concerti che oggi appaiono come un ultimo capitolo di un percorso umano e musicale lungo una vita.
Al di fuori dei Cure, Perry Bamonte aveva coltivato altri interessi creativi: aveva suonato con i Love Amongst Ruin, si era dedicato all’illustrazione e alla pesca a mosca, attività che riflettevano un carattere contemplativo, lontano dall’immagine stereotipata della rockstar. Nel 2019 aveva condiviso con la band l’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame, riconoscimento che ne ha ufficializzato il ruolo nella storia del rock.
La sua scomparsa lascia un vuoto che va oltre l’aspetto musicale. Bamonte incarnava un’idea di appartenenza e di fedeltà artistica sempre più rara: quella di chi costruisce identità collettive senza imporre la propria, di chi lavora sull’ombra per dare profondità alla luce. Un musicista che ha attraversato l’anima gotica dei Cure senza mai sovrastarla, contribuendo a renderla eterna.
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The Cure | PERRY ARCHANGELO BAMONTE 1960-2025
