Il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute torna al centro dell’attenzione nazionale con Fieri Potest 2026, la nuova call promossa dalla Cooperativa Sociale Noi e Voi e dalla Fondazione Banco di Napoli, con il sostegno di UniCredit, per sostenere progetti innovativi dedicati ai detenuti e alle loro famiglie. L’iniziativa si inserisce in un ambito di crescente interesse pubblico, quello del volontariato penitenziario e delle politiche di inclusione, e punta a rafforzare in modo concreto il ruolo del Terzo Settore nella costruzione di percorsi di autonomia, formazione e accompagnamento al lavoro. Secondo quanto illustrato nel comunicato ufficiale, saranno selezionati quattro progetti a livello nazionale, capaci di generare impatto sociale misurabile e di produrre ricadute reali nei territori, con un sostegno economico che potrà arrivare fino a 10 mila euro complessivi e con l’accesso a una successiva campagna di crowdfunding online tra giugno e settembre 2026.
La call si rivolge agli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, attivi da almeno tre anni nel volontariato penitenziario, e rappresenta un’opportunità importante per quelle realtà che già operano nel reinserimento dei detenuti attraverso la formazione professionale, la responsabilizzazione personale e la costruzione di reti territoriali stabili. Non si tratta soltanto di un bando che mette a disposizione risorse economiche, ma di un percorso che ambisce a valorizzare progettualità sostenibili, credibili e radicate, capaci di mettere in relazione carcere, comunità locali, sistema produttivo e famiglie. I progetti candidati dovranno avere un valore minimo complessivo di 12 mila euro e dovranno proporre azioni concrete in grado di favorire inclusione sociale e opportunità di lavoro, con una visione che superi l’assistenzialismo e si orienti verso un modello di sviluppo comunitario.

Uno degli aspetti più rilevanti di Fieri Potest 2026 è proprio il suo impianto culturale e sociale: il carcere non viene raccontato come un luogo separato dalla società, ma come uno spazio nel quale è possibile avviare processi di trasformazione, competenza e dignità. In questa prospettiva, il lavoro e la formazione non sono semplici strumenti tecnici, ma diventano leve decisive per ricucire il rapporto tra individuo e comunità, tra errore e possibilità di riscatto. La selezione dei progetti sarà infatti affidata a una commissione composta dai promotori e da esperti del settore, che valuteranno le candidature sulla base di criteri come impatto sociale, sostenibilità economica e capacità di costruire reti territoriali. Si tratta di parametri che premiano non solo la qualità delle idee, ma anche la loro attitudine a durare nel tempo e a coinvolgere soggetti diversi in una strategia condivisa di inclusione.
L’iniziativa nasce da un’esperienza concreta già sperimentata sul territorio: il Fieri Potest Pastry Lab all’interno della Casa Circondariale Carmelo Magli di Taranto. Quel laboratorio di pasticceria, nato come progetto locale di formazione professionale e inclusione, è diventato negli anni un modello capace di ispirare una piattaforma nazionale di innovazione sociale. Il passaggio da esperienza territoriale a call nazionale è significativo perché dimostra come pratiche nate in contesti apparentemente marginali possano trasformarsi in modelli replicabili, capaci di attirare l’attenzione di grandi attori del credito, della filantropia e del Terzo Settore. In altre parole, Fieri Potest 2026 non si limita a finanziare idee, ma prova a costruire un ecosistema nel quale il reinserimento delle persone detenute diventi una questione collettiva, civile ed economica insieme.
Le dichiarazioni dei promotori rafforzano questa visione. Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit, sottolinea che l’inclusione rappresenta una leva strategica per uno sviluppo sostenibile e per la creazione di valore sociale nelle comunità. Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, parla dell’iniziativa come di un esempio concreto di come il radicamento territoriale possa tradursi in crescita sociale. Sulla stessa linea Marco Tribuzio, consigliere della Fondazione, evidenzia come favorire il reinserimento e sostenere le reti locali significhi contribuire a rafforzare il tessuto economico e civile delle comunità. Ancora più esplicita la lettura offerta da Antonio Erbante, presidente della Cooperativa Noi e Voi, che individua nella “circolarità” il tratto distintivo del progetto: il lavoro dei detenuti nel laboratorio di pasticceria non produce soltanto competenze professionali e dignità personale, ma genera nuove opportunità di riscatto che si trasformano in una possibilità collettiva di crescita e inclusione. È un messaggio forte, perché mette al centro non soltanto il detenuto come destinatario di aiuto, ma l’intera comunità come beneficiaria di un processo di rigenerazione sociale.
Dal punto di vista della comunicazione pubblica, la call nazionale si presenta anche come un segnale importante per il mondo del non profit italiano. In un periodo in cui il Terzo Settore è sempre più chiamato a dimostrare capacità gestionale, misurabilità dell’impatto e sostenibilità dei progetti, Fieri Potest 2026 offre un modello che unisce contributo economico iniziale e raccolta fondi online, incentivando così non solo la qualità della proposta, ma anche la capacità degli enti di attivare comunità, sostenitori e partner. Il crowdfunding previsto tra giugno e settembre 2026, con il sostegno di UniCredit e Fondazione Banco di Napoli, diventa quindi parte integrante del progetto: non una fase accessoria, ma uno strumento di partecipazione e di responsabilizzazione collettiva. In questo quadro, il reinserimento sociale dei detenuti non viene più percepito come tema separato o settoriale, ma come componente essenziale di una politica di sviluppo locale inclusivo.
Le candidature dovranno essere presentate entro il 31 marzo 2026, alle ore 23:59, e il bando si candida a diventare un punto di riferimento per le organizzazioni che operano nel sistema penitenziario italiano con una visione orientata al cambiamento. La sfida vera, oggi, è trasformare queste opportunità in progettualità solide, capaci di dimostrare che il carcere può essere anche un luogo di apprendimento, di lavoro e di ricostruzione di sé. In questo senso, Fieri Potest 2026 appare come un’iniziativa che coniuga innovazione sociale, solidarietà e sviluppo territoriale, offrendo agli ETS uno strumento concreto per accompagnare detenuti e famiglie verso percorsi di inclusione autentica e duratura.
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