Arriva a Napoli Ganany, il catamarano a zero emissioni protagonista della missione internazionale Posidonia Connect, un progetto che unisce scienza, innovazione tecnologica e tutela del mare con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza e la protezione delle praterie di Posidonia oceanica nel Mediterraneo. Dopo la tappa di Ischia del 18 maggio, l’imbarcazione sarà al Molo San Vincenzo venerdì 22 maggio 2026 per un appuntamento aperto al pubblico promosso da Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Race for Water, GIS Posidonie, Lega Navale di Napoli e Comando Logistico della Marina Militare. L’iniziativa rappresenta uno dei momenti centrali della prima missione italiana del progetto, avviata da Marsiglia il 5 maggio e in programma fino al 28 maggio 2026.
Il cuore della missione è il MODX 70 Ganany, catamarano progettato per una navigazione pulita, silenziosa e a basso impatto ambientale. L’imbarcazione integra energia solare, sistemi di idrogenazione e ali veliche automatizzate, con l’obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO₂, gli inquinanti atmosferici e l’inquinamento acustico, una pressione spesso sottovalutata ma particolarmente insidiosa per gli ecosistemi marini. La scelta di utilizzare una piattaforma a zero emissioni non è soltanto un elemento tecnologico, ma anche un messaggio culturale: studiare il mare significa anche attraversarlo senza comprometterne ulteriormente gli equilibri.
A Napoli, la missione porterà al centro del dibattito lo stato di salute della Posidonia oceanica, pianta marina essenziale per la biodiversità, la resilienza climatica e la difesa naturale delle coste. Spesso definita il “polmone del mare”, la Posidonia svolge una funzione fondamentale nell’assorbimento del carbonio, nella protezione dei litorali dall’erosione e nel sostegno a numerose specie marine. La sua tutela, dunque, non riguarda soltanto la conservazione di un habitat, ma il futuro stesso del Mediterraneo, sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, della pressione turistica, dell’inquinamento e del degrado costiero.
Il ruolo di Napoli in questa missione è particolarmente significativo. La Stazione Zoologica Anton Dohrn, fondata nel 1872 e riconosciuta tra i più importanti enti di ricerca nei settori della biologia marina e dell’ecologia, vanta una lunga tradizione nello studio degli organismi e degli ecosistemi marini. I ricercatori coinvolti utilizzeranno tecniche di campionamento e protocolli standardizzati per valutare lo stato di salute delle praterie di Posidonia, confrontandosi con istituzioni, operatori del mare e cittadini in un dialogo che mette insieme ricerca scientifica, cooperazione internazionale e sensibilizzazione pubblica.
Uno degli aspetti più innovativi di Posidonia Connect è l’utilizzo dell’EBQI, l’Ecosystem-based Quality Index, un indicatore sviluppato dal GIS Posidonie nell’ambito del progetto Marha – Marine Habitats, sostenuto dal programma europeo LIFE. A differenza dei monitoraggi tradizionali, che tendono a concentrarsi soprattutto sulla struttura o sulla vitalità della pianta, l’EBQI offre una lettura più ampia dell’intero ecosistema, prendendo in considerazione anche le comunità di invertebrati e pesci associate, gli uccelli marini e le interazioni ecologiche. Questo approccio consente di valutare non solo la Posidonia come singola specie, ma il sistema ambientale che essa sostiene.
L’Italia rappresenta un banco di prova strategico per verificare la robustezza di questi protocolli. Secondo il progetto, il nostro Paese ospita quasi il 20% delle praterie di Posidonia oceanica presenti nel Mediterraneo e presenta condizioni ambientali diverse rispetto alla costa francese, con acque più oligotrofiche e temperature superficiali mediamente più elevate. Applicare l’EBQI in Sardegna e nel Golfo di Napoli significa quindi testare la capacità dell’indicatore di adattarsi alla diversità del bacino mediterraneo e contribuire alla definizione di standard comuni per la valutazione del Buono Stato Ambientale richiesto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino.
La spedizione coinvolge esperti del GIS Posidonie, dell’Università di Sassari e della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Dopo una prima fase in Sardegna, con attività nelle Aree Marine Protette di Asinara, Capo Testa e Tavolara, la missione si concentra sul Golfo di Napoli, dove saranno analizzate aree di grande valore scientifico e ambientale: l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno di Ischia, laboratorio naturale per lo studio degli effetti dell’acidificazione legati alle emissioni vulcaniche di CO₂; l’AMP Punta Campanella, sottoposta a intensa pressione turistica; e il Parco Regionale dei Campi Flegrei-Bacoli, caratterizzato da condizioni di maggiore fragilità ambientale.
La presenza di Ganany al Molo San Vincenzo assume così un valore simbolico e operativo. Non si tratta soltanto dell’arrivo di un’imbarcazione innovativa, ma di un’occasione per avvicinare cittadini, istituzioni e comunità scientifica a un tema decisivo per il futuro del Mediterraneo. Gli incontri previsti a Napoli offriranno l’opportunità di discutere dello stato della Posidonia, delle strategie di conservazione e del ruolo delle aree marine protette nella gestione della biodiversità. È prevista anche la possibilità di visitare il catamarano, trasformando l’evento in un momento di divulgazione e partecipazione.
La missione Posidonia Connect non si limita a fotografare il declino degli ecosistemi marini, ma punta a costruire strumenti concreti di gestione e protezione. La prospettiva è quella di estendere progressivamente il lavoro ad altre aree strategiche del Mediterraneo, dal Mar delle Baleari al Mar d’Alboran, dall’Adriatico allo Ionio, dall’Egeo al Bacino Levantino, per ottenere una visione a scala mediterranea dello stato di salute delle praterie di Posidonia. In questa direzione, Napoli diventa una tappa chiave di un percorso più ampio, nel quale ricerca scientifica, innovazione sostenibile e cooperazione internazionale si incontrano per difendere uno degli habitat più preziosi del nostro mare.
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