Il fegato è molto più di un organo: è un indicatore prezioso dello stato di salute generale, un barometro silenzioso che registra gli effetti di abitudini scorrette, malattie metaboliche, infiammazione cronica e consumo di alcol. In Campania, dove obesità, diabete e infezioni virali restano altamente diffusi, l’attenzione alla salute epatica assume oggi un valore strategico. A ricordarlo è Ernesto Claar, responsabile scientifico del 13° corso di aggiornamento “L’epatologia nel terzo millennio”, in programma a Napoli il 27 e 28 novembre, nella suggestiva cornice di Palazzo San Teodoro. Quest’anno il tema centrale – “Fegato: paradigma delle cronicità” – invita a rileggere la funzione epatica come punto di osservazione privilegiato per comprendere l’equilibrio (o il disequilibrio) dell’intero organismo. Come spiega il dottor Claar, responsabile dell’Unità Operativa di Epatologia dell’Ospedale Evangelico Betania, il fegato regola zuccheri, grassi, proteine, detossifica il corpo e partecipa ai processi infiammatori e ormonali: quando uno di questi sistemi entra in crisi, è il fegato a inviare i primi segnali.

La vera rivoluzione degli ultimi anni è la possibilità di intercettare precocemente la malattia epatica grazie a strumenti diagnostici rapidi e accessibili anche ai medici di base, come l’indice FIB-4 o test non invasivi quali il FibroScan. Metodi semplici che permettono di riconoscere tempestivamente la fibrosi epatica e di prevenire l’evoluzione verso cirrosi e carcinoma, migliorando contemporaneamente la gestione delle malattie correlate, in particolare diabete e sindrome metabolica. Il fegato diventa così un alleato diagnostico e predittivo, capace di rivelare con anticipo il percorso che sta seguendo la salute complessiva.
Sul fronte terapeutico, gli scenari sono altrettanto promettenti: l’arrivo del Resmetirom, primo farmaco approvato in Europa per la steatoepatite metabolica, apre nuove possibilità di trattamento, affiancato dagli agonisti GLP-1 e GLP1/GIP, già efficaci contro obesità e diabete e ora riconosciuti anche per il loro ruolo nel miglioramento della salute epatica. A questi risultati si aggiunge la consapevolezza crescente della Regione Campania, che ha approvato una mozione per avviare un PDTA dedicato alle malattie del fegato, un passo essenziale in un territorio che registra ogni anno circa 1.800 decessi per cirrosi o tumore epatico e 1.200 nuovi casi di carcinoma, con una spesa ospedaliera stimata di oltre 73 milioni di euro.
La prevenzione, soprattutto in età giovanile, emerge come pilastro imprescindibile. L’abuso di alcol, l’obesità adolescenziale, il fumo e le malattie sessualmente trasmesse rappresentano fattori di rischio che incidono drammaticamente sulla salute epatica futura. Proprio per rafforzare il legame tra prevenzione e formazione, l’Ordine dei Medici di Napoli, guidato da Bruno Zuccarelli, ha istituito una commissione scuola–famiglia–infanzia coordinata da Raffaella de Franchis, con l’obiettivo di coinvolgere medici e odontoiatri in un dialogo costante con gli studenti.
Il programma del corso “L’epatologia nel terzo millennio” rispecchia la complessità e l’urgenza di questi temi: modelli assistenziali, qualità della vita, ruolo dell’infermiere nella prevenzione, impatto dei fattori di rischio, legami tra genetica, virus e stili di vita, fino alla relazione spesso sottovalutata tra cavo orale e salute epatica. La seconda giornata accenderà i riflettori su epatocarcinoma, steatosi e percorsi di prevenzione rivolti alla scuola e alla famiglia, sottolineando come la battaglia contro le malattie di fegato inizi ben prima dell’età adulta.
L’evento rappresenta un punto di riferimento non solo per gli specialisti, ma per l’intero sistema sanitario regionale, nella consapevolezza che proteggere il fegato significa migliorare la salute complessiva della popolazione e ridurre l’impatto delle cronicità sulle comunità e sulle risorse pubbliche.
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