Nel cuore dell’Europa orientale, quella che per molti era considerata una malattia relegata ai libri di storia sembra riaffacciarsi: la lebbra, nota anche come morbo di Hansen, è stata diagnosticata in più persone in Romania e, in un caso isolato, anche in Croazia. In Romania, secondo il Ministero della Salute, è stato confermato un caso diagnosticato in una lavoratrice di un centro massaggi a Cluj-Napoca e altri tre casi sono attualmente in fase di valutazione clinica e microbiologica. Questo rappresenta il primo riscontro ufficiale di lebbra nel paese dopo oltre 44 anni, con l’ultimo caso documentato nel 1981.
Parallelamente, le autorità sanitarie croate hanno confermato un caso isolato di morbo di Hansen, il primo dal 1993: un lavoratore residente nel paese ha iniziato la terapia antibiotica dopo la diagnosi. Le istituzioni locali hanno chiarito che non si tratta di un’epidemia, ma di un caso importato e gestito attraverso monitoraggio dei contatti, controlli sanitari e inizio immediato delle cure.
La lebbra è un’infezione cronica causata dal batterio Mycobacterium leprae, che agisce lentamente e colpisce principalmente la pelle, i nervi periferici e le mucose delle vie respiratorie superiori. Contrariamente a quanto si pensi comunemente, la malattia ha una contagiosità molto bassa, richiedendo contatti prolungati e ravvicinati per essere trasmessa e non diffondendosi attraverso strette di mano, abbracci o contatti sociali casuali.
Le autorità sanitarie europee e nazionali hanno concordato nel sottolineare che il rischio per la popolazione generale rimane molto basso. Una volta iniziata la terapia multifarmaco (MDT), che comprende antibiotici efficaci, il paziente diventa rapidamente non contagioso e la malattia è curabile. Questo approccio terapeutico è raccomandato e diffuso a livello globale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con accesso gratuito ai farmaci in molte aree.
Gli esperti inoltre evidenziano che molti casi documentati in Europa negli ultimi decenni sono stati importati da regioni endemiche dell’Asia, dell’Africa o dell’America Latina, e non rappresentano focolai autoctoni. In Italia, le segnalazioni di casi di lebbra sono rare e solitamente associate a persone che hanno vissuto o lavorato in paesi dove l’infezione è ancora presente.
Una corretta informazione su sintomi, diagnosi precoce e trattamento rimane fondamentale per ridurre lo stigma associato alla lebbra e garantire che chi ne è colpito riceva assistenza tempestiva. La percezione pubblica della malattia, spesso legata a immagini storiche e culturali antiche, non riflette la realtà contemporanea di una patologia curabile e gestibile grazie alle conoscenze mediche moderne.
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